Polvere e sale, da Tupiza a Uyuni

Quelli che seguono sono vecchi appunti del periodo 2001-2012, scritti mentre eravamo in viaggio, il più delle volte durante i trasferimenti su bus o treni. Pensiamo possano comunque essere interessanti e utili.

Non ci sono parole per descrivere i 4 giorni passati sperduti sulle montagne altissime che si estendono da Tupiza a Uyuni: 1000 chilometri su piste sterrate, 4 giorni di fatica, polvere e soroche, il mal di montagna che arriva subdolo con il calar della sera e che ti provoca nausea, mal di testa e affanno anche solo per mangiare e lavarti i denti.

4 giorni di freddo intenso, con notti anche a -15°, dormendo in rifugi sperduti fra le montagne senza riscaldamento, senza acqua e dopo le 8.30 di sera anche senza luce fino all’alba.

Ma nonostante le difficoltà è stata un’esperienza assolutamente indimenticabile, così forte e viva da riportarci a sensazioni concrete spesso dimenticate come la condivisione del cibo, il piacere di in incontro, la gioia di un sorriso, la vicinanza al momento del bisogno e negli attimi di sconforto.

Ma soprattutto è stata una sfida con noi stessi, l’aver superato tante piccole prove come il sopportare il freddo pungente della notte, l’adattarsi senza lamentele e godere delle cose più semplici come una torcia per muoversi nel buio, una zuppa che ti riscalda le ossa e una tazza fumante di mate e coca alla fine di una lunga giornata.

La ricompensa? Un incredibile spettacolo della natura, inaccessibile ai più: altissime montagne innevate, gayser a 5000 metri, lagune azzurre, verdi e rosa in cui si cullano tranquilli stormi di fenicotteri rosa, vulcani fumanti, brughiere abitate da lama e vigogne in libertà, pozze di acque termali circondate dalle vette, villaggi sperduti, la distesa accecante, magica e irreale del salar, panorami mozzafiato che si possono ammirare macinando 1000 chilometri di curve, pietre e torrenti ghiacciati da guadare con le jeep.

E poi ci rimane la soddisfazione di aver raggiunto un piccolo traguardo: essere arrivati sul “tetto del mondo”, in luoghi cosi inaccessibili che in pochi hanno il coraggio e la fortuna di poter ammirare, con il freddo gelido in faccia e il fiato corto per l’altitudine e per l’immensa bellezza di ciò che ci circonda, talmente spettacolare da non aver rivali.

Cose da ricordare

  • 4 giorni in compagnia di una simpaticissima coppia di ragazzi uruguayani, Virginia e Raumar,con cui abbiamo condiviso non solo la jeep e le giornate insieme, ma anche pasti al freddo, malori e tante risate.
  • la versione boliviana di mio suocero, Rafael, il nostro autista, medico,guida e compagno di viaggio insieme alla moglie Ponziana, la nostra “cocinera” e il piccolo John, di due anni ribattezzato El Leon e El Tigre, per i buffi cappelli che portava.
  • dormire con calzamaglia, pigiama, calzettoni, sacco a pelo e 3 coperte per combattere il freddo della notte.
  • andare a dormire alle 8.30 di sera allo spegnersi delle luci nel rifugio.
  • le foto stupide al Salar, che ci hanno fatto tornare bambini.
  • andare in bagno con la torcia nel cuore della notte.
  • ammirare il sorgere del sole nella distesa bianca del Salar battendo i denti dal freddo.
  • il concertino improvvisato dei bimbi del villaggio S. Antonio di Lipez i cui abbiamo dormito.
  • le merende con pane e dulce de leche.
  • la gioia di dormire in un hotel di sale, molto meno freddo.
  • lo stupore di Luca davanti agli imponenti cactus alti anche 12 metri.
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