Siamo appena tornati dal nostro ultimo viaggio, destinazione Thailandia e sento fortissima la necessità di condividere con voi una serie di pensieri e di considerazioni.
Non sono mai stata una persona ansiosa, sono equilibrata e cerco sempre di razionalizzare le situazioni pur lasciandomi guidare dall’istinto ma durante questo viaggio qualcosa è andato storto.
La nostra nuova avventura è iniziata a 6 giorni dalla serie di attentati a Bruxelles e fino all’ultimo siamo stati indecisi se partire o meno.
Alla fine il buon senso ha prevalso e il 28 marzo abbiamo iniziato il nostro viaggio. Il carico di ansie e di paure che ci siamo portati dietro non si è risolto una volta effettuato il check-in a Fiumicino, come pensavamo, ma è rimasto con noi per tutto il viaggio, annidandosi nelle pieghe della mente e dell’emotività e riemergendo prepotente in diversi momenti.
Ed ecco che situazioni facilmente gestibili (punture di zanzare), piccoli contrattempi (virus intestinali) e qualche paura latente, francamente ridicola (terremoti e tzunami), si sono trasformati in grandi incubi pieni di paura e di ansie difficili da contenere che in alcuni momenti mi hanno rovinato il viaggio.
Ma facciamo un passo indietro.
La morsa della paura
Gli attentati di Bruxelles hanno messo allo scoperto un nodo cruciale che fino ad oggi non ci aveva particolarmente toccato: la paura di mettersi in viaggio.
A differenza di quelli di Parigi, che sono successi oltre 1 mese prima del nostro week end lungo a Vienna, in questo caso non abbiamo avuto il tempo di metabolizzare razionalmente quello che era successo e nonostante innumerevoli argomentazioni oggettive, la carica emotiva ha decisamente prevalso.
Come genitore mi metto sempre in discussione e mi pongo mille domande sulle scelte che ho fatto e sulle decisioni che ho preso. Prima della Thailandia mi sono sentita egoista a voler mettere a rischio la vita di mio figlio per il puro gusto di viaggiare, mi sono detta che forse rimanere a casa fosse la soluzione migliore, dato che viviamo in un piccolo paesino incastonato fra gli Appennini, di scarso interesse per il terrorismo internazionale, che forse occorreva rallentare se non addirittura smettere per un periodo di mettersi in viaggio.
Ma per quanto? Un mese? Un anno? Mezza vita? Perché la questione non è velocemente risolvibile e io non voglio crescere mio figlio nella paura: di curiosare, di conoscere, di scegliere ma soprattutto di vivere.
Sì perché se ci si lascia andare alla morsa della paura, allora ogni cosa diventa insormontabile. Non si dovrebbe più andare a Roma a trovare mia sorella, non si dovrebbe più prendere un treno o una metropolitana, andare a un concerto o a trovare i nonni in Lombardia o lo zio a Stoccolma.
E una volta che entri nella spirale della paura e dell’ansia poi tutto diventa difficile: guidare, uscire di casa, andare in montagna, nuotare. Me lo ricordo bene il famigerato anno delle crisi di panico che ho vissuto quando andavo all’università e non ci voglio ricadere.
Che senso ha tutto questo? Nessuno.
Le conseguenze
Siamo genitori attenti, meticolosi e scrupolosi quando si tratta di viaggi.
Scegliamo accuratamente le mete in base all’età del nostro piccolo, alle sue esigenze, al sistema ospedaliero e alla situazione sanitaria dei paesi, passiamo nottate a informarci e a pianificare i nostri viaggi per organizzarli al meglio e per non arrecare alcun disagio al nostro piccolino.
Eppure.
Eppure dei morsi di zanzara già mi facevano presagire scenari terrificanti, i cartelli informativi in caso di tzunami mi facevano scaturire nel sonno situazioni apocalittiche, incontri ravvicinati con bimbi autoctoni e piccoli malesseri l’arrivo di malattie rare.
Tutto questo non deve più accadere: non voglio permettere mai più a questa paura ingestibile e irrazionale di condizionare le nostre vite.
Perchè sono certa che senza gli eventi in Belgio tutto questo non sarebbe successo e guardando tante famiglie come noi, in viaggio con piccoli e piccolissimi al seguito, ricordo a me stessa che non sono egoista, che le mie scelte non sono poi cosi rare.
E vedendo l’entusiasmo di mio figlio in giro per stazioni ed aeroporti, la sua felicità nel scoprire cose nuove, il suo stupore nell’avvicinarsi a nuove realtà sono certa che questa sia la strada giusta.
Ci sono ancora tanti viaggi da pianificare, tante avventure che ci attendono e tante cose nuove da scoprire: con entusiasmo, con spensieratezza ma soprattutto senza paura.
