Consigli per organizzare un viaggio in Giappone in autunno

A differenza di quello che possa sembrare, il Giappone è un paese molto grande ed esteso.

Ovviamente vederlo tutto è impossibile e l’itinerario classico per una prima volta nella terra del Sol Levante, comprende normalmente due grandi tappe: Tokyo e Kyoto. In base al numero di giorni che deciderete di allocare a queste città, normalmente poi si aggiungono un altro paio di tappe, come il monte Fuji oppure la zona di Shirakawa-go.

Il Giappone è veramente un mondo a parte e programmare un viaggio in questa terra presuppone una buona preparazione. Non solamente per quanto riguarda l’organizzazione pratica, che già non è un aspetto da poco, visto che normalmente ci si sposta solamente con i mezzi pubblici, ma soprattutto culturale e sociale. Infatti la società giapponese è ricca di divieti, di consuetudini, di obblighi che occorre imparare e conoscere per non fare brutte figure e viaggiare serenamente.

Per questo abbiamo redatto una pagina riassuntiva con le principali stranezze sociali da memorizzare.

 

Quando andare

Si sa che la maggior parte dei turisti predilige la primavera per la famosa fioritura dei ciliegi, i sakura.

Noi invece abbiamo scelto l’autunno:

  • i giardini giapponesi si risvegliano nuovamente ma questa volta non grazie ai fiori ma per i colori meravigliosi del foliage, in particolare degli aceri, un vero spettacolo della natura che farà impazzire gli amanti di questa stagione così romantica.
  • l’autunno giapponese regala ancora giornate soleggiate, tiepide con una temperatura mite e gradevole, ideale per passeggiare all’aria aperta e visitare i giardini: per quasi tutto il viaggio abbiamo accantonato i giacconi girando solo con il golfino e spesso anche in maglietta a manica corta.
  • durante il mese di novembre si possono visitare i templi e i loro giardini anche la sera: sono aperture serali straordinarie legate proprio alla magia del foliage. Grazie a un’illuminazione studiata ad hoc, potrete ammirarli con un’atmosfera magica ed estremamente suggestiva.

 

Durata del viaggio

Il nostro viaggio in Giappone si è svolto in 15 giorni, un lasso di tempo appena sufficiente per toccare con mano e avvicinarsi al meraviglioso mondo giapponese.

In realtà è la durata standard nella maggior parte dei tour ed è un buon compromesso per chi non ha molto tempo a disposizione. Ma vi avverto: se il Giappone vi avrà stregato come è successo a noi, non solo non vi sembreranno abbastanza i giorni dedicati al viaggio ma avrete già voglia di ripartire per andare alla scoperta delle mille cose ancora da ammirare.

 

Cosa mettere in valigia

  • Sicuramente un abbigliamento a strati: nonostante le giornate miti, la sera e la mattina fa sempre più fresco ma camminare scalda e presto avrete bisogno di alleggerirvi.
  • Una buona quantità di calzini: come sapete, in molti monumenti, nei templi e spesso anche al ristorante viene chiesto di togliersi le scarpe. Avere calzini puliti è indispensabile.
  • Anche se siamo in un paese super moderno la barriera linguistica è ancora un problema. Per questo mi sento di consigliare una borsa delle medicine ben fornita per non dovervi trovare a spiegare a un farmacista giapponese uno specifico medicinale.
  • In Giappone servono gli adattatori di corrente internazionali.
  • Un porta documenti con tasca trasparente dove inserire i Japan Rail Pass: li dovrete tirare fuori per i controlli nelle stazioni così spesso che vi verrà la nausea.
  • Noi ancora non abbiamo l’abitudine di usarli ma a posteriori mi rendo conto che sarebbero stati utilissimi: parlo degli organizer da valigia, borsette di varie dimensioni per suddividere indumenti e accessori. Questo vale soprattutto se avete intenzione di spedire i vostri bagagli da una tappa all’altra e spostare così velocemente gli indumenti e suddividerli senza impazzire.
  • Un’altra cosa che mi sarebbe servita moltissimo (e la metterò in nota per i prossimi viaggi) è un beauty da viaggio dotato di un gancio per appenderlo ovunque si desideri, compatto e organizzato con tasche e divisori. In Giappone sarebbe stato molto utile: i bagni delle case e degli hotel sono spesso microscopici, tutto è ridotto alle minime dimensioni e mancava lo spazio fisico per appoggiare gli accessori personali.

 

App indispensabili per lo smartphone

 

La tecnologia in un paese come il Giappone ti può veramente venire incontro. Per quanto riguarda mappe e trasporti direi che è fondamentale.

Tokyo Subway Navigation

Assolutamente gratuita e fornita dalla metropolitana di Tokyo, disponibile anche in inglese.

La mappa della metropolitana di Tokyo fa girare la testa la prima volta che cercherete di interpretarla (e non solo la prima): averla sempre a portata di mano è quindi molto utile per i turisti. Inoltre questa app vi permette di calcolare il vostro percorso con relativa tariffa da pagare, evidenziando l’uscita più comoda per raggiungere i principali luoghi di interesse turistico. Ma soprattutto è sempre disponibile anche offline in qualsiasi momento ne abbiate bisogno.

Hyperdia

Sarà la vostra salvezza se deciderete di spostarvi in treno, semplificandovi la vita. Infatti permette all’utente di controllare in qualsiasi momento tutti i collegamenti ferroviari del paese, compresi i cambi, la durata del tragitto e le tariffe.

Inoltre vi consente di verificare anche il tipo di veicolo, in base alla necessità di utilizzare un treno JR o normale e addirittura la tipologia di carrozze e la necessità di prenotarle.

Unico inconveniente: occorre la connessione internet.

Tabimori

E’ l’applicazione ufficiale dell’aeroporto Internazionale di Narita: utile per trovare gli orari di treni e metropolitana, informazioni sui voli, traduzioni, meteo, collegamenti wi-fi gratuiti, convertitore di valuta, informazioni utili e un collegamento a Japan-guide.com

MapsWithMe

Con questa applicazione potrete scaricare la mappa delle varie città che visiterete, così da poterla consultare offline in qualsiasi momento. Considerando la difficoltà con la numerazione e la nomenclatura delle vie, vi sarà utilissima.

Questa app permette anche di cercare un indirizzo specifico e calcolarne il percorso, grazie al GPS che identifica la vostra posizione.

 

Viaggiare con bambini

Per tutti i consigli pratici consultate la nostra guida per viaggiare con bambini in Giappone.

Il nostro bimbo aveva 3 anni compiuti da poco e devo dire che la scelta del Giappone a questa età è stata perfetta: natura incontaminata, città a portata di famiglie, parchi e giardini meravigliosi dove correre e giocare, animali e tante esperienze interessanti da fare.

Insomma una meta adatta per un’età in cui girare per musei è ancora complicato e in cui lo stare all’aria aperta è fondamentale.

 

La Busy Bag per i bimbi

Ultimamente va molto di moda la busy bag per i bimbi, ovvero una raccolta di giochi, oggetti e piccole attività da borsetta per intrattenere i bimbi durante gli spostamenti.

Mi sento di consigliarla per un viaggio in Giappone: la composizione varierà in base alle inclinazioni e agli interessi del bambino, tablet con cartoni animati compreso. Il famigerato (odiato quanto amato) tablet per noi è stato spesso fondamentale. Essendoci spostati unicamente con i treni, il bimbo ha dovuto stare seduto per diverse ore in tante occasioni. Inoltre i treni veloci giapponesi, gli Shinkansen, passano dentro gallerie o su binari con protezioni anti rumore che rendono impossibile ammirare il paesaggio: quindi non fate affidamento sull’intrattenere i bambini guardando fuori dal finestrino.

 

Dove dormire

Le alternative di soggiorno in Giappone sono tante, varie e di ogni livello.

Airbnb

Per risparmiare abbiamo scelto di soggiornare sia a Tokyo che a Kyoto in una casa privata affittata su Airbnb: una soluzione pratica ed economica anche se non sempre comoda.

Infatti gli spazi infatti sono minuscoli, i letti molto piccoli e quasi mai hanno a disposizione lettini per i bimbi. Tra gli aspetti positivi bisogna annotare che il contatto con i proprietari quasi non esiste: le chiavi vengono lasciate nelle cassette, le procedure sono ben spiegate, vi verranno forniti codici di sicurezza per entrare e non avrete alcun obbligo di pulizia.

Ryokan

Mi sento di consigliare almeno un soggiorno in un ryokan, ovvero le guest house in cui si dorme sul futon (la cosa più scomoda mai provata) in una casa tradizionale.

Vi sembrerà di essere stati catapultati in un fumetto giapponese: ciabattine, camere che si trasformano (i giapponesi ottimizzano gli spazi utilizzando la medesima stanza sia come soggiorno sia come camera da letto usando proprio il sistema dei futon), accoglienza sempre gentilissima e un sapore squisitamente retrò.

Se avete in programma una tappa a Shirakawa-go, non esitate a dormire in una casa tradizionale con cena tipica giapponese: una delle esperienze più belle mai fatte in tanti anni di viaggi.

 

Trasporti

Ci siamo spostati quasi esclusivamente in treno, sfruttando il più possibile l’abbonamento al Japan Rail Pass, in metropolitana, in traghetto per raggiungere l’isola di Miyajima e in autobus per raggiungere Shirakawa-go.

I treni sono comodissimi, attrezzati, con posti spaziosi, dotati di prese di corrente, ideali per viaggi lunghi: verificate sempre se occorre la prenotazione anticipata del posto, che tra le altre cose non costa nulla.

 

Difficoltà incontrate

  • A differenza di quello che si possa pensare la lingua non è un grande problema per gli spostamenti. Tutto quello che riguarda il turista e i mezzi pubblici è tradotto in inglese.
  • Non è la stessa cosa per quanto concerne la ristorazione: purtroppo a parte i ristoranti che hanno il menù in inglese o quanto meno illustrazioni o riproduzioni dei cibi in plastica, ordinare può diventare un problema. Non solo per conoscere quello che si mangerà e si pagherà (preparatevi a veri salassi) ma anche dal punto di vista umano. Per la loro natura riservata e organizzata, spesso i giapponesi preferiscono ignorarvi o “rimbalzarvi” mostrando un cartello con la scritta “no english menù” piuttosto che sentirsi in difetto nel non conoscere la lingua e non potervi essere di aiuto.
  • In alcuni casi abbiamo avuto la sensazione che la barriera linguistica sia anche una scusa per preservare il loro mondo dall’intrusione straniera.

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