Dormire in una casa tradizionale a Shirakawa-go

Ci sono quelle esperienze cui non avevi mai pensato prima e che invece si rivelano straordinarie e indimenticabili. Quelle esperienze fuori dal tempo e in luoghi quasi magici, dove ti senti catapultato in un mondo diverso, lontano dalle tue abitudini ma infinitamente affascinante. Dove tutto appartiene a una dimensione antica, dove capisci il vero senso del viaggiare.

Una di queste è dormire in una casa tradizionale nella zona di Shirakawa-go, in Giappone: una valle incantevole incastonata nelle montagne e caratterizzata da un numero impressionante di case antiche, quasi 150, costruite con metodi tradizionali usando legno e paglia.

Molti l’hanno bollata come attrazione iper gettonata ricostruita e mantenuta a misura di turista: i detrattori di questa zona potranno forse anche aver ragione di giorno, quando i pullman scaricano comitive di turisti dallo scatto facile, ma dopo l’ora di pranzo, il villaggio si svuota, lasciando posto ai suoni della natura e regalando un’atmosfera assolutamente magica. Per questo noi consigliamo assolutamente di fermarsi a dormire in una casa tradizionale, non solamente per sperimentare la vita quotidiana rurale ma anche per godersi la solitudine del villaggio di sera e la mattina presto.

 

Shirakawa-go e il villaggio di Ogimachi

Quando stavamo progettando il nostro viaggio in Giappone, cercando spunti su google mi appare questa foto incredibile: una valle incantata, verdissima e circondata da montagne, punteggiata di meravigliose case di legno e paglia dai tetti spioventi. Ho guardato mio marito e gli ho detto: dobbiamo andare assolutamente qui!

Shirakawa-go e la vicina Gokayama sono due regioni incastonate in mezzo a meravigliose montagne (che in autunno si accendono con i colori del foliage): la loro estensione va da Gifu fino alla Prefettura Toyama.

Quando l’autobus vi scaricherà nel bel mezzo del nulla, avrete come la sensazione di vivere un sogno a occhi aperti, in un Giappone di qualche secolo fa: un antico villaggio immerso nella natura, isolato dalle montagne, che si sviluppa in una valle rigogliosa, attraversata da gorgoglianti ruscelli, punteggiata di case storiche e disegnata dai campi di riso e dalle loro geometrie.

Non è un caso che siano stati entrambi dichiarati siti UNESCO nel 1995: vantano un’altissima concentrazione di fattorie  tradizionali chiamate “gassho-zukuri”, alcune delle quali hanno più di 250 anni. In pratica è come tornare indietro di 2 secoli, osservando come scorre la vita e le abitudini in un villaggio antico perfettamente conservato e abitato da una comunità fiorente e fortemente radicata.

Nell’area di Shirakawa è Ogimachi il villaggio più vicino e facilmente raggiungibile mentre la zona di Gokayama richiede un’ulteriore deviazione e presenta borghi ancora più intimi e piccoli, come Suganuma Ainokura. in cui il turismo arriva con il contagocce e dove la comunità è ancora più autentica e isolata.

 

Come arrivare a Ogimachi

La maggior parte dei turisti arriva a Ogimachi, il villaggio principale della zona di Shirakawa-go e passaggio obbligato se si vuole poi proseguire per i borghi successivi.

L’unico modo per raggiungere Ogimachi è via bus da Takayama, da Kanazawa o da Nagoya.

L’autobus ferma in due punti, che vi conviene scegliere in base alla posizione del vostro b&b: a nord del centro del villaggio e fuori dal museo all’aria aperta. Alle fermate troverete toilettes, coin lockers e distributori automatici.

 

Le case tradizionali

La peculiarità che rende questi villaggi così unici e pittoreschi è l’altissima concentrazione di case Gassho-zukuri ovvero“costruite come le mani in preghiera”: il nome è descrittivo perché illustra la loro conformazione. I due lati del tetto sono uniti in maniera molto spiovente, circa 60°, al punto da ricordare la posizione classica delle mani congiunte in preghiera dei monaci buddhisti o il saluto giapponese.

Questo stile architettonico, tramandato e sviluppato per secoli, serve a far sopportare al tetto grandi quantità di neve: infatti, trovandosi in alta quota, questi villaggi vengono letteralmente sommersi dalla neve nel periodo invernale, fino a 2 o 3 metri. Spesso i villaggi rimangono isolati per settimane trasformandosi in un paesaggio magico ed incantato da cui spuntano solamente questi incantevoli tetti.

I tetti sono realizzati interamente a mano senza chiodi e creano un’ampia soffitta utilizzata per coltivare bachi da seta: vengono ricostruiti ogni 40-50 anni e l’operazione coinvolge tutto il paese, diventando una festa collettiva dove tutti aiutano i proprietari, come succedeva anche nelle nostre zone rurali con alcune tradizioni popolari.

Alcune di queste case sono molto antiche e possono arrivare a più di due secoli e mezzo di vita. La loro conformazione architettonica è stata studiata nei minimi particolari, adattata al clima di Shirakawa-go: facciate esposte a nord e sud, per ridurre al minimo la resistenza del vento, per regolare l’afflusso di caldo e freddo, tanto da renderle confortevoli sia d’estate che nei rigidi e nevosi inverni di questa regione.

Queste case vantano dimensioni notevoli,  fino a 4 piani, collegati da scale in legno, perché capaci di ospitare famiglie numerose e vengono utilizzate per le varie attività commerciali della famiglia che vi abita: possono essere fattorie, guest-house oppure adibite alla produzione del bachi da seta che, grazie al calore prodotto ai primi piani e che sale verso l’alto, crea un habitat ottimale, umido e quasi soffocante, all’interno delle soffitte ricavate sotto i tetti.

 

Quando andare

Il ricordo più vivido che ho di Ogimachi è quello della passeggiata in mezzo ai campi che dividono le varie proprietà: si sentiva un intenso profumo di riso, il gorgogliare dei ruscelli in cui nuotavano le carpe, il vociare dei bambini che giocavano nei cortili, il rumore dei nostri passi (e i capricci di nostro figlio 😉 ), lo scricchiolare di qualche tavola di legno delle case.

Il villaggio è parte stesso della natura che lo circonda, vive dei ritmi dettati dall’alternanza delle stagioni e si nutre dei suoi colori, dei suoi frutti e delle sue temperature.

Autunno

Noi abbiamo ammirato questa valle incantata durante la magica atmosfera del foliage: le montagne che circondano il villaggio in questo periodo diventano una tavolozza di colori, con macchie di arancio, rosso e giallo che punteggiano i boschi. Il cromatismo più acceso delle foglie si ha nel mese di ottobre.

La valle di Ogimachi si ammanta di un’aura incredibile: la sera e la mattina un vapore bianco sale dai tetti di paglia delle case in stile gassho e una sottile nebbiolina indugia sui campi per poi rivelare tutti i colori dell’autunno. Gli aceri risplendono con i loro colori accesi e incantati, gli alberi sembrano gemme preziose incastonate nei colori delle spighe di riso da raccogliere. Io ho adorato il villaggio nel periodo autunnale e penso che sia un momento davvero unico per visitare la zona di Shirakawa-go.

Inverno

Ma un altro periodo dell’anno stuzzica la nostra curiosità, e non è detto che vi torneremo proprio in inverno, che come vi ho anticipato prima, in questa regione è molto rigido e nevoso. La neve cade copiosa al punto da ricoprire ogni cosa per lunghi periodi. Se questo causa alla gente del posto un pò di difficoltà, la neve trasforma Shirakawago in un paesaggio invernale idilliaco.

Per accentuare ancora di più l’atmosfera assolutamente magica di questa stagione, durante l’inverno si svolge il winter light-up: il villaggio organizza illuminazioni speciali in alcune serate di gennaio e febbraio (dalle 17:30 alle 19:30) che attirano molti turisti a caccia dello scatto perfetto.

La temperatura di solito scende al di sotto dello zero durante le illuminazione speciali, le strade e i sentieri sono coperti dalla neve e talvolta dal ghiaccio. Sono richiesti indumenti adeguati, protezioni per il viso e scarpe robuste. Spesso per raggiungere il viewpoint da cui si gode la vista più famosa del villaggio, ci si deve inerpicare a piedi a causa della chiusura della strada per neve.

Primavera

Tutt’altro paesaggio si potrà osservare in primavera. Intendiamoci, questa non è una zona famosa per i ciliegi e la loro strabiliante fioritura, ma in ogni caso il risveglio della natura dona al villaggio colori primaverili meravigliosi mentre i ciliegi presenti fioriscono da metà aprile all’inizio di maggio.

Le fioriture più belle da ammirare sono quelle dei cavolfiori che sbocciano nello stagno dell’Okubo da metà aprile a metà maggio, delle magnolie e dei gigli giapponesi.

Inoltre a metà maggio, i campi sono pieni d’acqua, il riso non è ancora stato piantato e le case in stile gassho si riflettono sulla superficie dell’acqua creando giochi di riflessi davvero magnifici.

 

Dove prenotare

All’interno del villaggio circa 50 case tradizionali sono state trasformate per intero oppure solo parzialmente in guest-house.

Vi sono diverse opzioni di alloggio: le camere sono disponibili con e senza pasti, e alcune pensioni forniscono letti in dormitorio. In tutti i casi sono richieste le prenotazioni.

Il soggiorno in una casa tradizionale può essere riservato solamente tramite i siti ufficiali dal momento che sono strutture antiche tutelate da un punto di vista istituzionale. Per questo motivo non è possibile soggiornare per più di una notte all’interno della stessa struttura: questa regola è stata istituita per redistribuire in maniera equa il turismo in tutte le case guest-house, essendo una comunità isolata.

Dove dormire
Meravigliosa casa tradizionale con 6 camere in una stradina laterale circondata da campi e affacciata sul fiume che lambisce il villaggio.

Quanto costa dormire in una casa tradizionale?

I prezzi non sono economici considerando che si tratta di sistemazioni estremamente spartane, ma il costo è ampiamente ripagato dall’esperienza che avrete modo di vivere.

Per questo motivo vi consigliamo caldamente di usufruire della possibilità di cenare all’interno della struttura: non vi capiterà molto spesso di assaggiare una cena tradizionale preparata con antichi metodi. Inoltre in paese non esistono ristoranti, quindi non avrete molte possibilità di sfamarvi se non portandovi qualcosa da fuori.

Il costo che abbiamo sostenuto era sui 110 euro a persona comprensivi di cena e prima colazione: tutto sommato nemmeno così alti se pensate che si tratta, di fatto, di una mezza pensione. Ma ricordatevi che esistono ryokan tradizionali anche molto più costosi, che arrivano a 25o euro a persona a notte in base al livello di comfort e di servizi che vengono offerti ai loro ospiti, come le camere deluxe con bagno privato.

 

Cosa aspettarsi

Le case tradizionali trasformate in daminshiku, cioè B&B a conduzione familiare, sono alloggi in stile giapponese, spartani, essenziali e che conservano quasi intatti le tradizioni rurali.

Raccomandiamo questa esperienza così particolare perché si tratta di un modo diverso ed originale per entrare a contatto con una casa familiare giapponese, all’interno di edifici straordinari e condividendo lo stile di vita e le usanze locali.

Ho pensato di condividere con voi ogni sfaccettatura di questa esperienza: molte cose non vengono esplicitate e forse occorre essere preparati per viverla serenamente e godendo appieno di ogni aspetto.

L’accoglienza

  • La maggior parte dei gestori parla sì inglese, ma un inglese estremamente basilare: non pensiate di riuscire a fare grandi conversazioni o richieste troppo impegnative. Nella migliore delle ipotesi non potranno accontentarvi o non vi capiranno. Non metteteli in imbarazzo.
  • Nella pianificazione del vostro soggiorno e nella prenotazione dell’autobus che vi porterà a Shirakawa-go ricordatevi che il check-in avviene tassativamente prima delle 17:00.
  • È molto importante effettuare il check-in entro le 17:00 dal momento che dopo questo orario non saranno in grado di servirvi la cena, ma vi verrà addebitato in ogni caso il costo del servizio. Inoltre non ci sono altri ristoranti o negozi serali per comprare la cena: se non rispettate gli orari soffrirete la fame!
  • Scarpe fuori: come in tutte le case giapponesi vi verranno fornite ciabatte con cui muovervi all’interno della struttura.
  • Al vostro arrivo troverete una camera da letto tradizionale: l’alloggio è in stile giapponese, quindi tatami e tavolini bassi.
  • Vi verranno fornite le vostre personali yukata, ovvero le vestaglie tradizionali, che potrete utilizzare per spostarvi all’interno della struttura e anche per cenare, a patto di non sentirvi ridicoli! Noi le abbiamo usate ed è stato assolutamente fantastico.

La cena

  • Il cibo viene acquistato e preparato fresco per ogni viaggiatore. E’ buona regola avvisare con grande anticipo se intendete cancellare la prenotazione della cena e dell’alloggio: questi b&b sono a conduzione familiare, sono piccole sistemazioni così è opportuno non far loro sprecare denaro, cibo e la possibilità di riaffittare la camera. Mantenere queste case storiche è molto costoso, ma le famiglie lo fanno come un vero atto d’amore.
  • Tutti gli ospiti presenti nella struttura mangiano insieme in una grande sala da pranzo, a terra, sulle stuoie, su piccoli tavolini pieghevoli. Al centro della sala un grande camino che funge da riscaldamento, un irori, usato anche per cucinare. Normalmente viene apparecchiato anche per i bambini, anche se non usufruiscono della cena.
  • La cena viene servita prestissimo, intorno alle 18.30 e si deve essere puntuali.
  • Il pasto si compone di una decina di ciotole che vi verranno portate sui vassoi/tavolini: ognuna contiene una porzione diversa. Troverete, in linea di massima: il misoshiru (zuppa di miso), soba (spaghetti di grano saraceno), tempura di verdure, tofu grigliato, zenzero, alcune verdure agrodolci stranissime, il classico riso in una grande ciotola coperta ed un pesce al forno grigliato, che da mangiare solo con le bacchette e senza coltello è tutto un programma! Ci saranno anche le alghe come snack e un piatto davvero squisito: carne e verdure posizionate sopra una foglia di hoba essicata (la magnolia giapponese), messa sopra un fornelletto a cuocere lentamente fino a quando non si esaurisce la fiamma. A concludere della frutta di stagione. Il tutto accompagnato da thè rigorosamente non zuccherato.
  • L’aspetto molto gradevole di questo tipo di cena,oltre al fatto di provare pietanze davvero squisite e diverse da tutto quello che potreste assaggiare nei ristoranti in quanto è una cucina casalinga, è quello di conversare con persone provenienti da ogni angolo del mondo e condividere insieme questo momento di convivialità.

Il bagno

  • Generalmente i bagni sono in condivisione a meno che non scegliate sistemazioni più lussuose.
  • Noi avevamo una zona lavandini, una con i wc, che in Giappone si chiamano washlet, per le incredibili funzioni tecnologiche a disposizione, tra cui il riscaldamento della tavoletta.
  • Una delle cose che più ho apprezzato del nostro soggiorno in casa tradizionale è sperimentare un Ofuro, ovvero l’antico rituale del bagno giapponese che in queste guest-house si svolge, come un tempo, in vasche di legno hinoki, il cipresso giapponese.
  • Dopo una certa ora gli ofuro vengono chiusi, o meglio si consiglia di non utilizzarli per non disturbare gli ospiti della guest-house.

Il rito dell’Ofuro

Il rituale legato all’atto del lavarsi non è un semplice bagno, una funzione da essere espletata così come lo intendiamo noi occidentali, ma implica un atto di purificazione del corpo e della mente a fine giornata, per liberarsi dallo stress quotidiano.

Per questo motivo vi consigliamo di farlo prima di coricarvi: ne trarrete maggiori benefici e andrete a dormire più rilassati.

Inoltre la maggior parte dei turisti presente nella struttura, avrà sicuramente provveduto a lavarsi prima di cena, lasciando così più libero il bagno dando a voi maggior tempo al suo interno.

Questo antico rituale della cultura giapponese prevede, prima dell’immersione nella vasca di legno, un lavaggio vero e proprio di corpo e capelli: infatti accanto alla vasca troverete uno sgabellino ed un catino con acqua calda, nelle sistemazioni più fornite anche delle doccette. In questo punto del bagno, prima ci si insapona, ci si deterge dalle impurità del corpo e ci si risciacqua. Solo allora, ben puliti, si può accedere alla vasca: in realtà è una sorta di catino di legno profondo e stretto, riempito con acqua molto calda, che si aggira intorno ai 38-42°.

Non lasciatevi spaventare dal calore dell’acqua: dopo pochi minuti il vostro corpo si abituerà. Rilassatevi, distendete le membra, chiudete a vasca, che è di solito munita di ante per racchiudere il calore lasciando fuori solo la testa, appoggiate la nuca, chiudete gli occhi e lasciate andare la mente.

Vi assicuro che è un’esperienza incredibile: sarei rimasta ore lì dentro a far scivolare via i pensieri e abbandonare tutta la stanchezza della giornata. Calore, silenzio, meditazione, benessere. I giapponesi ci sanno fare: la loro tradizione millenaria non finisce mai di stupirmi.

Il pernottamento

  • Prima di espletare il rito dell’Ofuro, vi consiglio una passeggiata notturna per il paese: le stradine di sera sono deserte, non c’è illuminazione e il tutto si ammanta di magia. Noi purtroppo non abbiamo potuto farlo per il cucciolo stanchissimo, per il freddo e per la necessità di lavarci ancora tutti e 3. Confido di ritornare per vivere questa magia.
  • Durante la cena, i proprietari della struttura provvederanno a “trasformare” la vostra stanza da ambiente diurno, con tavolini, a zona notturna, tirando fuori i vostri futon (materassi con piumini) stesi a terra per dormire e a chiudere con ante di legno le pareti della camera che si affacciano sull’eterno.
  • Ci tengo a precisare che la maggior parte di queste strutture sono fatte in carta di riso e legno e non hanno il riscaldamento come in occidente: questo vuol dire che nelle camere sono posizionati dei ventilatori elettrici che durate la notte poi si spengono automaticamente e vengono poi riaccesi in mattinata.
  • Per lo stesso motivo ricordatevi che dalle pareti sottili si sente tutto: se viaggiate con bambini, cercate di creare la giusta atmosfera per rispettare il silenzio e la tranquillità di tutti.
  • Questo si traduce in freddo pungente al vostro risveglio e grandi sbalzi termici con gli ambienti circostanti, in particolare nei corridoi. Il nostro consiglio è di premunirvi con pigiami pesanti o dormire direttamente in tuta sia per non soffrire il freddo (io sono una tremenda freddolosa), sia nel caso dobbiate alzarvi di notte per andare in bagno.
  • Portatevi anche calzini spessi e pesanti: nella zona notte non si usano nemmeno le ciabatte messe a disposizione solo per accedere alle aree dei bagni.
  • Sulla comodità dei futon si potrebbe aprire un acceso dibattito: io li trovo di una scomodità unica e ancora ricordo il grande mal di schiena al mio risveglio, ma posso assicurarvi che è un’esperienza da provare almeno una volta durante il vostro viaggio in Giappone.
  • Le camere non hanno chiavi: si chiudono con pareti scorrevoli in carta di riso ma non preoccupatevi, non è nella natura del giapponese il furto o il raggiro. In compenso avrete ancora di più la sensazione di stare in famiglia.

La colazione

  • Il risveglio lo ricordo ancora per il grande freddo (abbiamo sofferto a vestirci) ma soprattutto per la magnifica vista che si è aperta davanti a noi quando hanno aperto le ante: un angolo bucolico assolutamente magico, con il gorgogliare del ruscello e il cinguettare degli uccellini.
  • Come da buona tradizione contadina, il mattino ha l’oro in bocca e la colazione viene servita tassativamente alle 07.30, tutti insieme come la sera prima nella sala comune.
  • La composizione delle pietanze ricorda molto la cena con un numero minore di piatti. Ad attenderci troviamo nuovamente una foglia di magnolia con sopra verdure e una purea marrone che cuocerà lentamente, piccoli frutti dal sapore indescrivibile, una piccola omelette, un pezzo di zucca bollita, alga secca e alghe condite e un bel pezzo di pompelmo rosa molto dolce, insieme al thè non zuccherato.
  • Per il piccolo mi ero attrezzata con biscotti e cosine dolci prese al supermercato a Kanazawa.

Il soggiorno dei bambini

  • I bambini sotto una certa età non pagano ma non hanno diritto né al letto né alla cena: per la notte il problema non si pone dal momento che i futon sono delle dimensioni di una piazza e mezza. Diverso è il caso della cena: il nostro cucciolo ha condiviso con noi il riso, servito in grande abbondanza, oltre a vari generi alimentari che ci eravamo portati dietro appositamente.
  • Occorre dire che sia la cena che la colazione sono tradizionali, quindi piatti ancora più particolari e forti di quelli che si trovano normalmente in giro: ai vostri bimbi potrebbero non piacere. Per questo il mio consiglio, a meno che non abbiate figli particolarmente capaci di adattarsi, di non prenotare i pasti anche per loro ma di attrezzarvi nella tappa precedente con alimenti di loro gradimento. Al massimo potranno mangiare con voi e assaggiare.
  • Ovviamente occorre precisare che il rispetto del silenzio è una delle norme di comportamento più importanti per i giapponesi e quindi anche i bambini devono adeguarsi.

 

Consigli

  • Cercate di non portare valigie di grandi dimensioni: gli ambienti sono estremamente ristretti e non ci sono gli spazi adeguati per riporli.
  • Portatevi contanti dal momento che non accettano pagamenti elettronici.
  • Ricordatevi che gli sportelli automatici presenti in paese funzionano solo durante le ore lavorative nei giorni lavorativi.
  • Studiate bene le tempistiche: nonostante il villaggio sia piccolino, merita una sosta senza fretta per poterlo vivere in tranquillità. Troverete infatti mille angoli da ammirare e fotografare, tante stradine da percorrere in silenzio, sentieri in mezzo alle risaie da seguire, senza contare le case storiche da visitare, i templi, il view-point raggiungibile con una navetta e il Museo dei Gassho-zukuri, un museo a cielo aperto che si trova dall’altra parte del fiume rispetto al centro del villaggio. Insomma prendetevi il giusto tempo perchè arrivare fino a qui costa tempo e una bella deviazione: godetevi questo soggiorno senza fretta di andarvene.
  • Inoltre in paese si trova uno dei pochi onsen, ovvero bagni termali pubblici, che accettano anche ospiti tatuati, il che è abbastanza raro.
  • Noi siamo arrivati da Kanazawa giusto in tempo per la cena  e siamo ripartiti a ora di pranzo il giorno successivo. A tornare indietro forse sarei arrivata prima, mi sarei goduta l’onsen prima di cena e mi sarei fermata tutto il giorno successivo, ripartendo nel tardo pomeriggio pomeriggio, oppure avrei aggiunto una notte.

 

Regole di comportamento

Il villaggio di Ogimachi è sicuramente orientato al turismo ma rimane in ogni caso un paese abitato da gente comune, che ha la sua vita, le sue tradizioni e le sue usanze.

Occorre quindi avere rispetto dell’ambiente, della vita quotidiana e delle regole vigenti nel villaggio. I giapponesi sono geniali e le hanno illustrate con dei manga, ovvero fumetti, che rendono molto bene l’idea di quanto i turisti possano essere invadenti e fastidiosi.

Vediamole insieme:

Portate via la vostra spazzatura

Il villaggio è patrimonio Unesco e i suoi abitanti desiderano preservarne la bellezza. Per questo motivo al suo interno non troverete cestini della spazzatura: non gettate nulla in mezzo alle aiuole.

Non strappate piante o fiori per ricordo

Le persone anziane del villaggio curano con amore i loro giardini e sono disponibili a farsi fotografare: non delutedeli cercando di portare via un souvenir di questo soggiorno.

Rispettate la viabilità

La viabilità dei veicoli dei turisti è severamente regolamentata e le auto devono essere parcheggiate negli appositi spazi. La maggior parte delle strade è pedonale, per favorire una piacevole permanenza dei turisti ma occorre non intralciare il normale svolgimento della vita quotidiana degli abitanti del villaggio, come la consegna della posta o lo scarico delle merci per i negozi.

E’ consentito fumare sono nelle aree autorizzate

Per evitare incendi e rischi per le case e le persone, è vietato fumare nell’intera area cittadina: si può fumare solamente nei punti autorizzati.

I fuochi d’artificio e affini sono proibiti

Qualunque forma di oggetto potenzialmente incandescente e infiammabile è assolutamente proibito in paese. Il motivo è ovvio: le case sono realizzate in legno e paglia.

Non abusate della disponibilità del proprietari delle guest-house

Molto spesso i turisti chiedono ai gestori della locanda la cortesia di tenere i loro bagagli anche dopo aver fatto in check-out per continuare la visita del villaggio leggeri. Ricordatevi che nel pomeriggio probabilmente arriveranno nuovi ospiti e si devono lasciare libere le stanza, riprendendo possesso delle proprie valigie.

Non introducetevi nelle case private

Anche se alcune case sono state trasformate in museo, la maggior parte sono private. Potete accedervi solamente su invito oppure se sono guest-house e vi soggiornate. Ricordatevi che bisogna rispettare la vita privata e la proprietà dei cittadini del villaggio.

Non importunate i bambini che vanno e tornano da scuola

I bambini che popolano il villaggio sono ben predisposti e sono molto cordiali nei confronti dei turisti ma occorre non essere invadenti con approcci troppo fisici e con scatti di foto indesiderate. I bambini infatti si spaventano con l’invadenza e non capiscono le lingue straniere.

Rispettate la sacralità dei funerali

Essendo il villaggio abitato da una comunità di persone residenti, sarà soggetto alle normali funzioni della vita quotidiana, come cerimonie e attività lavorative. Sebbene i funerali sembrino agli occhi dei turisti delle ghiotte occasioni per scattare foto imperdibili, per gli abitanti sono un momento intimo e raccolto. Non è un festival, è una cerimonia e occorre rispettarla con un comportamento non invadente.

Manga di Shirakawa-go tourist information

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