I dubbi ricorrenti delle mamme in viaggio

Leggendo nei vari gruppi di famiglie che viaggiano o che vorrebbero farlo, ricorrono sempre le stesse domande, che poi non sono altro che i dubbi amletici di ogni mamma.

Come reagirà al fuso orario? Cosa mangerà mio figlio? Come si comporterà durante il volo?

Lo spauracchio di non riuscire a dormire in vacanza oppure di dover combattere su ogni fronte, spesso diventa il deterrente maggiore nella decisione di prenotare un viaggio.

 

Ogni bimbo è diverso

Purtroppo c’è una premessa da fare: non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo ai cambiamenti. Ci sono bambini che si adattano praticamente a tutto (è il caso di nostro figlio, un piccolo caterpillar), altri che vivono malissimo gli spostamenti, o il cambio di letto o ancora gli sbalzi di orari.

Se appartenete alla prima categoria, ritenetevi tanto, tanto fortunati, ma per scoprirlo, l’unico modo è provare.
Se invece avete già sperimentato e avete capito di essere nel secondo gruppo, allora non vi resta che provare diverse strategie.

In ogni caso, al di là dei singoli caratteri, penso che uno sforzo lo debbano fare anche i genitori. Uno dei possibili motivi di disagio dei bambini in viaggio, mi spiace dirlo con molta franchezza, sono proprio i genitori. Se i grandi vivono con ansia tutte le problematiche relative a un viaggio, i bambini ne sentono tutto il peso, assorbono l’ansia e a loro volta avvertono il viaggio come un problema. Più siete rilassati e prendete le criticità con leggerezza e serenità, più i bambini tenderanno ad adattarsi con facilità.

Lo sforzo maggiore insomma, se lo devono sobbarcare proprio gli adulti e qui occorre farsi una domanda a monte: siete così motivati a viaggiare da sopportare stanchezza e difficoltà? Perché se non c’è questa determinazione allora tutto diventa insormontabile. Viaggiare con i bambini è possibile ma occorre essere preparati 😉

Poi bisogna anche dire che ogni storia familiare è diversa: ci sono mamme che hanno avuto un parto difficile e si sono riprese con molta fatica e ancora ne pagano le conseguenze, neonati che non dormono e che non continueranno a farlo per molto tempo, genitori stanchi e stressati che sognano solamente un pò di pace e di tranquillità, mamme che sono dovute tornare presto al lavoro con un carico di stanchezza e di sensi di colpa mostruosi, mamme che non hanno aiuti e che sono sole con i loro fardelli, genitori che non sanno più come gestire capricci e ribellioni. Per tutti questi casi il viaggio potrebbe diventare solamente un ulteriore elemento di stress e di disagio.

Non si deve viaggiare per forza, non tutti hanno le energie per farlo e non è detto che tutti lo facciano allo stesso modo. Se però siete molto motivati, voglio condividere con voi quello che ho imparato in questi 4 anni di viaggi!

 

Come gestire il fuso orario

Partiamo dal presupposto che i bambini si adattano al fuso molto meglio degli adulti.

Detto questo ci sono alcune strategie che si possono mettere in atto per cercare di agevolare il riallineamento con l’orario di arrivo.

Calcolo del fuso

Molti provano ad anticipare/posticipare l’ora della nanna, a seconda che si voli verso est o verso ovest. Francamente noi non ci siamo mai riusciti, anche perchè fino all’ultimo si è in ballo con la routine settimanale, scuola, piscina, casa etc…quindi è molto difficile mettere in atto questa strategia.

Melatonina

Questa invece è una soluzione che ho sempre adottato. La melatonina è una sostanza naturale che aiuta il nostro corpo a conciliare i ritmi sonno/veglia, ovvero a ristabilire gli equilibri naturali che facilitano l’adattamento agli orari del paese in cui ci troviamo.

Sotto consiglio della pediatra, la settimana prima di un viaggio inizio a somministrare 4 gocce tutte le sere prima di mettere il cucciolo a nanna, proseguo per qualche giorno e ricomincio prima di ritornare a casa. Ovviamente questo ha senso soprattutto per i viaggi molto lunghi.

Allinearsi durante il volo

Se è difficile allinearsi agli orari di destinazione già a casa, è invece molto importante cercare di farlo a bordo dell’aereo. Basandosi sulla differenza di ora e su quella di partenza e di arrivo, si deve cercare di dormire/stare svegli durante il volo intercontinentale, per riallinearsi il più possibile con il fuso locale.

Assecondare i sonnellini

Se noi adulti dobbiamo tentare di resistere il più possibile al sonno, ristabilendo l’equilibrio con gli orari locali, per i bambini è un’altra storia. Cercare di tenerli svegli a tutti i costi, secondo me è una pessima strategia. Molto meglio assecondare la loro stanchezza e farli recuperare sul passeggino durante il giorno.

Certo, farli addormentare alle 7 di sera magari non conviene, ma durante il giorno meglio non impedire loro di recuperare le ore di sonno perse e smaltire il nervosismo connesso al jet lag.

Ovviamente il rischio che si sveglino prestissimo le prime mattine è altamente probabile, ma dopo pochi giorni tutto tornerà alla normalità, perché i bambini si adattano molto meglio degli adulti: infatti per loro, l’alternanza sonno/veglia è strettamente legata a quella della notte/buio con il giorno/luce.

Non affaticarsi troppo i primi giorni

Quando siamo nella fase di pianificazione, cerchiamo sempre di organizzare il nostro itinerario con un inizio soft: proviamo, nei limiti del possibile, di tenere leggeri i primi 2 giorni di viaggio, in modo tale da non stressarci troppo.

L’ideale è soggiornare e visitare la città di arrivo e poi partire per il tour de force. In questo modo si potrà recuperare meglio la stanchezza e iniziare il viaggio con sprint.

 

Come intrattenere i bambini in volo

Il terrore di avere un bambino urlante e nevrotico per 8 ore di volo è la grande paura della maggior parte dei genitori.

Partendo sempre dal presupposto che ogni bambino reagisce in maniera diversa, ci sono molte strategie da mettere in atto. Non tutte solo valide per tutti i bimbi: se il cucciolo non ama gli spostamenti e vive male i cambiamenti, non ci sono santi che tengano, se non armarsi di infinita pazienza.

I neonati e i super piccoli, invece, avranno quasi solamente bisogno delle coccole della mamma, delle ninne nanne e di tanto affetto stritolante.

Sfruttare l’emozione del viaggio

Un nuovo viaggio è una nuova, emozionante sorpresa da scoprire piano piano. Preparare il bambino all’esperienza che sta per vivere, lo aiuterà a crearsi aspettative, felicità e una buona predisposizione allo spostamento.

Ovviamente questo non può prevenire capricci, crisi isteriche da stanchezza e noia, ma aiuta a creare un buon clima alla partenza. Soprattutto può aiutare moltissimo incentivare la curiosità innata nei bambini: il nostro cucciolo ad esempio è molto affascinato da tutto quello che gravita attorno al mondo degli aerei e degli aeroporti. I veicoli di terra e di aria, il viavai del carico bagagli che si vede dalle vetrate e tutto quello che è connesso al volo lo incuriosiscono moltissimo.

La Busy Bag

La Busy Bag è l’oggetto del momento fra le mamme che viaggiano. Non è altro che una piccola borsa/zainetto dedicata ai bimbi, che contiene giochi, strumenti di intrattenimento, attività poco ingombranti e al tempo stesso impegnative da proporre al bambino in diversi momenti del viaggio, tra cui appunto il volo.

Così come ogni bambino è diverso, così anche la busy bag cambierà in base ai gusti e all’età del bambino.

Dalla nostra esperienza posso dire che la busy bag serve fino a un certo punto: i bambini più piccoli, diciamo fino ai 4 anni, hanno un livello di attenzione molto basso e dedicano poco tempo ad ogni gioco. Quindi vien da sé che i giochini che porterete verranno usati, sicuramente, ma per un periodo di tempo limitato. Occorre quindi studiare strategie diversificate.

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Cartoni animati e tablet

Qui si apre un infinito argomento di discussione. Ci sono genitori assolutamente contrari e inflessibili, che preferiscono portarsi dietro l’intera gamma di giochi di casa piuttosto che cedere, e genitori che mollano i figli davanti allo schermo per tutte le 8 ore di volo, incuranti di probabili crisi epilettiche.

Noi apparteniamo ad una categoria intermedia. Così come a casa ci sono regole e limitazioni per il consumo della televisione, così anche in aereo mettiamo paletti ben definiti e accettati da nostro figlio. Negargli la possibilità di svagarsi per un pò di tempo, ci sembra francamente crudele, dal momento che non può alzare la voce, non può correre e non può divertirsi. Però quando diciamo stop, è stop: ci sono momenti per giocare con quello che abbiamo portato nella Busy Bag, c’è un momento per mangiare e un momento per dormire (per cercare di riallinearci con fuso locale) e non si transige.

A chi è contrario ai cartoni in aereo per la paura di “cedere” a un uso permissivo del mezzo, con ripercussioni successive nella routine quotidiana, rispondo che se è vero che i bambini impiegano pochissimo a prendere cattive abitudini, è anche vero che quello che fa fede sono le regole giornaliere: non sarà di certo un volo a incrinare il sistema educativo familiare. E’ meglio essere leggermente permissivi e flessibili piuttosto che fare vivere male la permanenza a bordo.

 

Lo svezzamento in viaggio

Lo svezzamento è un momento critico e delicato per ogni mamma, soprattutto se siete al primo figlio e prendete per oro colato tutto quello che vi dice il pediatra e seguite scrupolosamente tutte le indicazioni del caso.

In realtà, se pensate alla serenità di coloro che hanno deciso di intraprendere la strada dell’autosvezzamento, forse le cose possono essere in ogni caso più semplici.

La scelta della destinazione

Sempre partendo dal presupposto, non smetterò mai di dirlo, che ogni bambino è diverso e lo è soprattutto ogni mamma, una prima scelta strategica per affrontare lo svezzamento in viaggio è la scelta della meta.

Se siamo mamme che seguono lo svezzamento tradizionale, ovvero l’introduzione graduale delle tipologie di alimenti nella dieta quotidiana del neonato, allora dobbiamo per prima cosa assicurarci che il posto che andremo a visitare non ci crei troppi disagi e troppe ansie. Non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo fare un tour itinerante in Namibia con un cucciolo di 7/8 mesi se non ce la sentiamo realmente. I genitori dovrebbero imparare ad ascoltare di più le loro emozioni e adeguare di conseguenza le proprie scelte. Ognuno affronta in maniera diversa determinati momenti della vita e forse varrebbe la pena capire bene cosa ci turba e cosa ci fa stare bene.

Si può viaggiare tranquillamente in molti posti non necessariamente lontani o incredibilmente esotici, garantendoci di goderci la vacanza senza troppe ansie. Per questo motivo nei primi anni ci siamo orientati su mete europee, sugli Stati Uniti (dove si trova di tutto e molto di più) e su destinazioni esotiche ma vicine alle nostre abitudini come la Martinica.

Prediligere gli appartamenti

Soprattutto nei primi mesi dello svezzamento, può essere davvero utile avere una base di appoggio fornita di cucina e strumenti per preparare pappe e pappette.

Questo mi garantiva una certa tranquillità, la possibilità di fare la spesa in loco e di cucinare le cose che ritenevo fondamentali per lo svezzamento. Alla fine la criticità si riscontra solamente nei primissimi mesi dello svezzamento, diciamo tra i 5 e i 10 mesi: superata questo periodo, si va in discesa, tanto che a 14 mesi stavamo già affrontando un on the road in California e parchi dell’Ovest senza grandi ansie.

Cosa portare da casa?

Se avete scelto un appartamento con cucina, allora non vi servirà portare molte cose. Quando siamo andati 10 giorni in Martinica, con un bimbo di 8 mesi, mi sono portata questa attrezzatura per la pappa:

  • Thermos per l’acqua
  • Biberon
  • Polvere latte
  • Thermos pappe
  • Borsa termica
  • Contenitori piccoli
  • Piatto+cucchiaini
  • Bavaglini normali+ bavaglino in plastica

Inoltre la mia strategia è stata semplice: da casa ho portato il quantitativo di cibo per organizzarmi i pasti per i primi giorni di permanenza, con lo scopo poi di trovare il resto nei supermercati locali.

  • Crema di riso
  • Pastina
  • Crema di mais
  • Omogeneizzati
  • Brodo istantaneo
  • Piccolo contenitore con Parmigiano grattuggiato
  • Formaggini a lunga conservazione
  • Piccola boccettina con olio d’oliva
  • Biscotti secchi e crackers

Flessibilità e organizzazione

Occorre dire che spesso nei supermercati non si trovano le stesse cose cui siamo abituati a casa, tranne forse negli Stati Uniti. Ogni paese infatti ha le sue abitudini in fatto di svezzamento e alimenti per bambini.

Ad esempio nei Carrefour della Martinica non ho mai trovato né pastina (che ho sostituito con la tapioca e il semolino) né omogeneizzati come li intendiamo noi (solo carne, solo pesce, solo verdure, solo frutta etc) ma un tipo che prevedeva un pasto semi completo. Ci si deve un pò adattare ma alla fine tutto fila liscio. In quel viaggio il nostro cucciolo ha assaggiato anche il cous cous!

La cosa importante, per vivere bene il viaggio in questo momento critico della crescita, è una buona organizzazione. Noi non abbiamo mai rinunciato a goderci appieno le giornate, non siamo mai tornati a casa per pranzo o per i sonnellini, ma ci siamo sempre organizzati in maniera razionale e con buon senso per stare bene tutti quanti.

La mattina presto preparavo il pranzo per il cucciolo, lo mettevo nel thermos e insieme a yogurt comprati in loco, latte, biscotti e frutta, tiravamo tranquillamente tutta la giornata in giro. Rientravamo solo per far cenare a casa il piccolo e fargli il bagnetto. Spesso riuscivamo di nuovo per cenare noi, mentre lui ronfava tranquillamente nel passeggino.

 

Mangiare in viaggio

Qui si apre un altro grande capitolo. Una volta che lo svezzamento è finito e i bambini mangiano praticamente come gli adulti, nasce l’ennesimo problema. E ora cosa mangeranno in viaggio? Si sapranno adattare? E se non vorranno assaggiare nulla?

Sono tutte domande che sorgono spontanee, soprattutto se si è iniziato ad ampliare la gamma di destinazioni, includendo anche paesi dalle tradizioni culinarie e gastronomiche molto lontane dalle nostre.

Ovviamente se intendiamo trascorrere l’intera vacanza all’interno di un resort all inclusive, il problema non si pone, qualcosa si trova per forza, ma se come noi amate i viaggi on the road a contatto con la gente del posto, l’interrogativo è naturale.

I bambini non muoiono di fame

Partiamo da questo presupposto: i bambini non muoiono di fame se non mangiano il solito piatto di pasta al sugo. Né il primo giorno, né il secondo e nemmeno il terzo.

Questo concetto l’ho purtroppo imparato a mie spese nel primo viaggio in California, nel quale mi ostinavo a fermarci sempre a pranzo, nella speranza di vederlo mangiare, per poi scontrarmi inevitabilmente con la realtà: vuoi il fuso, vuoi l’adattamento ai cambiamenti, non c’era verso di fargli assaggiare nulla.

Poi ho capito: dopo una buona colazione, a pranzo voleva solo cose semplici, come cracker, frutta, carote e yogurt mentre poi la sera cenava tranquillamente. Aveva avuto senso ostinarsi a seguire le solite regole di casa? Assolutamente no.

Assecondare senza stress

Ho quindi capito nel corso dei nostri viaggi che ci sono mille motivi per cui un bambino non vuole mangiare o assaggiare e non ha senso forzarlo, insistere troppo o crucciarsi inutilmente. Dal momento che non sono mai arrivata al punto da fare la mamma chioccia e portarmi in viaggio i pacchi di pasta da cucinare in alloggi con appartamento, ho sempre cercato di ingegnarmi di volta in volta.

La cosa importante è capire la chiave per fargli mangiare in maniera equilibrata, cercando di assecondarlo il più possibile: cracker, frutta (mio figlio ad esempio adora carote e banane), muffin, concentrati di frutta e verdure, yogurt. Per questo motivo di giorno prediligiamo tanti spuntini, per poi fargli fare una buona cena a base di pasta, riso, carne o pesce la sera.

Provate sempre a fargli assaggiare cose nuove dai piatti che mangiate voi per primi, non arrendetevi mai, ma senza stressarli, come un gioco. Forse poi arriverà il giorno che ci prenderanno gusto!

Dare il buon esempio

Inutile dire che osservare i genitori che provano piatti e pietanze diverse dalle nostre è sicuramente una buona strategia per indurre i bambini a sperimentare. Molti ci sono portati naturalmente per carattere, altri hanno bisogno di essere incentivati, altri ancora imitano l’esempio che gli viene fornito in famiglia.

Il lavoro vero si fa a casa, non in viaggio. Proporre ai bambini un’alimentazione varia ed equilibrata, frequentare ristoranti etnici, cucinare a casa piatti di altre culture, sono tutti esempi di varietà che il bambino imparerà ad apprezzare. Poi magari non vorranno lo stesso assaggiare ma saranno abituati a sentire odori strani in cucina e a vedere i genitori mangiare con le bacchette!

I bambini e le fasi dell’alimentazione

Le buone abitudini sono fondamentali ma non sono tutto purtroppo. Infatti per quanto noi come genitori possiamo dargli il buon esempio mangiando e assaggiando di tutto (Luca ed io adoriamo tutta la cucina etnica, proviamo praticamente ogni cosa e io cucino asiatico ogni settimana), i bambini attraversano delle fasi alimentari e alcuni sono totalmente refrattari ad assaggiare cibi che non conoscono.

Nostro figlio, ad esempio, fino ai 2 anni ha mangiato praticamente di tutto: dal cinese al messicano (non piccante ovviamente), dal giapponese allo svedese senza battere ciglio. Poi con l’arrivo dei terrible two/three, con i capricci sono arrivati anche i rifiuti: non solo non voleva assaggiare più nulla ma ostentava un netto e categorico rifiuto anche verso pietanze che aveva sempre mangiato volentieri. In pratica voleva solamente pasta e riso in bianco, carne rossa con grande fatica, mele e carote.

Capite bene che viaggiare in queste condizioni è stato veramente complicato ma non ci siamo arresi e lo abbiamo portato in posti anche ostici dal punto di vista culinario, come Thailandia e Giappone, sperando di sbloccare la situazione. Morale? Mangiava solo riso in bianco, frutta e qualche dolcetto.

Ora va molto meglio e ha ricominciato a mangiare quasi tutto ma rimane sempre molto diffidente e credo che questo sia parte integrante del suo carattere.

Alternative in giro per il mondo

Al di là delle singole differenze gastronomiche nei vari paesi del mondo, esiste sempre un’alternativa percorribile per i vostri figli, anche senza ricorrere ai fast food.

Cosa si trova più o meno ovunque?

  • Un piatto di pasta in bianco: noodles e riso bianco sono utilizzati dappertutto per accompagnare le portate principali.
  • Pollo fritto, panato o grigliato, un bel pesce alla griglia, hamburger al piatto, sono fra gli alimenti più comuni in circolazione.
  • Cracker o biscotti secchi si trovano nelle grandi città e nei supermercati più forniti.
  • Frutta a volontà.
  • Non dimentichiamoci di yogurt, gelati, ciambelle (in giappone ad esempio sono molto diffusi i waffles, di cui mio figlio ha fatto grandi scorpacciate), pancakespatate (fritte o al forno), hotdog, uova cucinate in tutti i modi

Molte mamme, all’ultima voce dell’elenco storceranno il naso. Avete paura che vostro figlio prenda cattive abitudini? Se vostro figlio è molto piccolo, diciamo sotto i 3/4 anni, avete ragione, anche io ho cercato di essere abbastanza restrittiva, per dargli la giusta educazione alimentare.

Superata questa soglia, ho iniziato ad essere molto più permissiva: le buone abitudini ormai le ha assimilate, il corretto modo di mangiare fa parte della sua educazione. Io la penso esattamente come per l’uso del tablet e della tv durante i voli. Non sarà certamente una vacanza a minare i sani principi alimentari inculcati nell’educazione quotidiana. Mangia gelati e cracker tutti giorni per 10 giorni? E amen, non succede niente. Non è certamente in vacanza che si impostano le basi dell’alimentazione di un bambino.

2 Comments

  • Un articolo davvero interessante e ricco di spunti. Ho apprezzato soprattutto il mettere al centro le esigenze e situazioni di ogni famiglia. Per noi i primi anni sono stati davvero impegnativi, ma a breve spero di riuscire a ricominciare a viaggiare con il mio piccolo esploratore.

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