Guida alle stranezze del Giappone

Fare un viaggio in Giappone è come essere catapultati in un altro mondo, un mondo spesso all’incontrario rispetto al nostro, fatto di rigide regole sociali, di divieti comportamentali e di abitudini quotidiane lontane e spesso opposte rispetto alle nostre.

E’ un universo assurdamente strano, chiuso e riservato ma ricco di moltissimi aspetti da amare e scoprire piano piano. Di sicuro spiazzante. Si può leggere molto sulla società giapponese ma vi lascerà senza parole lo stesso.

Ci eravamo informati al riguardo ma quando ti trovi a viverle e ad osservarle è tutta un’altra storia.

Ho pensato di radunare un pò di situazioni strambe in cui vi imbatterete e che spesso nessuno vi dice, a metà tra il comico e l’assurdo.

Divieti

La società giapponese è estremamente riservata ed è regolata da rigide regole di comportamento ma soprattutto da divieti sociali che a noi sembrano appartenere ad un altro secolo. Ad esempio in Italia è ovvio che usare le parolacce nel linguaggio è maleducazione ma alla fine la maggior parte delle persone se ne infischia e le dice lo stesso. In Giappone invece è l’esatto contrario: sono pochissime le persone che violano queste norme sociali.

Vediamo quelli che ci hanno più colpito:

  • Non si soffia il naso in pubblico: questo provoca disgustosi (per noi) effetti sonori. Infatti non potendo espellere, tirano su con il naso.
  • Non si possono fare effusioni in pubblico: forse questa è, in qualche raro caso, l’unica regola che ho visto eludere dai giovani di Tokyo, ma solo nella capitale.
  • Non si toccano i soldi direttamente con le mani ma si deve sempre usare l’apposito piattino che vi verrà offerto dal commesso o dal cameriere di turno. Vi assicuro che per quanto ve lo siate mentalmente imposto è difficilissimo da applicare.
  • Non si stringe mai la mano ma si usa l’inchino come forma di saluto insieme al sorriso.
  • Non si fuma all’aperto, al chiuso spesso si (non chiedetemi il senso di questa cosa). Per strada ci si può concedere una sigaretta solamente nelle apposite smoking area che di solito si trovano vicino ai centri commerciali e agli ingressi della metropolitana o delle stazioni.
  • Non si urla o si alza la voce. Per noi mamme italiane spesso inclini alle sfuriate e alle sgridate (e in generale a un tono della voce sempre al di sopra dei decibel consentiti dalla legge) può essere un vero problema ma il Giappone è la terra dei sussurri e ti guarderanno malissimo.
  • Non si aprono le portiere dei taxi. Perchè? Si aprono da sole.
  • Sui mezzi pubblici non si parla al cellulare. Eppure tutti hanno il naso incollato sugli smartphone ma in assoluto silenzio, ad ascoltare musica, a leggere, a giocare ma mai per conversare.

 

Consuetudini

A tavola

  • I noodles e le zuppe si risucchiano con le labbra. In un qualsiasi ristorantino si sa sempre chi sta mangiando zuppe con noodles per gli effetti sonori prorompenti.
  • Non si usano posate: se l’uso delle bacchette vi risulta ostico fate mooooolta pratica prima di partire, difficilmente le troverete in giro.
  • Il rutto alla fine del pasto è consentito e segno di gradimento.
  • Il sushi si può mangiare con le mani a differenza di quello che avevo sempre pensato.

Si aspetta diligentemente in fila

Ecco, questo è un concetto che gli italiani fanno proprio fatica a capire e a digerire, ma qui è rigidamente codificato (anche a prova di finti tonti) grazie alle apposite strisce orizzontali che spesso si trovano nei negozi, nei musei ma soprattutto sui binari di metropolitana e treni.

Le code sono ovunque, spesso chilometriche e ovviamente ordinatissime, ma a differenza di quello che vi aspettereste, si risolvono in pochissimo tempo grazie all’efficienza programmata dei giapponesi.

Per porgere a qualcuno qualcosa si usano 2 mani

Un altro concetto davvero difficile per noi occidentali che siamo abituati a fare mille cose nello stesso momento. Ma in Giappone, che sia un oggetto, il resto della spesa o la carta di credito, usate sempre due mani.

E’ segno di rispetto verso il prossimo e di educazione.

Togliere le scarpe

Per entrare nelle case private, nei templi e spesso anche in alcuni ristoranti ci si deve togliere le scarpe. Occhio agli odorini e ai calzini non troppo puliti.

Questo vale anche per gli appartamenti: spesso mi sono impiccata per togliere le scarpe a me e al piccolo fuori dalla porta ma le regole sono regole. Per questo motivo gli appartamenti spesso hanno una specie di micro ingresso per togliersi le scarpe evitando di farlo sul corridoio del piano ma sono così piccoli che a volte l’operazione diventa una complicata partita a twister.

 

Pulizia

Uno degli aspetti deliziosi del Giappone è la pulizia: tutto è candito, ordinato, profumato e senza macchia. Il paradiso per chi viaggia con bambini: non troverete cartacce, mozziconi di sigaretta, schifezze varie per terra a portata di bambino.

Al riguardo noterete moltissimi dettagli legati al candore che contraddistingue questa nazione.

Il numero impressionante di persone addette alla pulizia

Avrete modo di vedere con i vostri occhi persone e addetti di tutte le età intenti nella meticolosa e scrupolosa pulizia di vetri, scale, pavimenti, bagni, corridoi, non solo nelle case e nelle strade, ma soprattutto nei luoghi pubblici di uso frequente, come stazioni e aeroporti.

La pulizia è un diritto e un dovere sacrosanto per la collettività.

L’assenza di cestini per la spazzatura

Questo è più evidente a Tokyo ma anche nel resto del paese sono veramente rari.

Come è possibile che per terra non ci sia la benché minima ombra di immondizia ma allo stesso tempo non si siano nemmeno cestini per buttarla? La spiegazione è semplice: se la riportano a casa.

Questo ci ha scioccato e non poco, soprattutto con un bimbo divoratore di banane e una mamma bibitone di caffè take away dipendente: per fortuna il contenitore che si trova sotto al passeggino ha trovato il suo vero scopo nella vita, diventare il nostro cestino della spazzatura. Che non vi venga in mente di buttare i sacchetti di plastica dei negozi: vi torneranno utilissimi.

Gli unici luoghi dove potrete avere la fortuna di trovare dei cestini sono sui treni e vicino ai venditori di street food, ai distributori automatici e ai kombini, ovvero i negozi aperti 24 ore su 24.

Bagni pubblici immacolati

La pulizia maniacale si riflette anche nei bagni pubblici, impeccabili anche nelle località turistiche, presso il monumento più affollato del Giappone e soprattutto nelle stazioni.

I water sono sempre high tech (vedi paragrafo successivo) tranne in alcune località dove ho trovato la classica turca, come a Nara.

Il rito del bagno

Il momento del bagno in Giappone è sacrosanto ed esistono varie tipologie: ofuro (casalingo), sento (pubblico), onsen (termale).

Tutti sono accomunati da un rituale ben preciso: lavarsi prima di fare il bagno. Per togliere tutte le impurità fisiche (con la doccia) prima di eliminare quelle dello spirito, con l’immersione nell’acqua bollente.

 

Cose strane viste in Giappone

Cornacchie grandi come cagnolini

Non fatevi spaventare dal numero impressionante di cornacchie, enormi e alte quanto i bambini: fanno veramente paura e sembrano uscite da un inquietante racconto di Edgan Allan Poe.

Il riposino in pubblico

Appisolarsi nei luoghi pubblici è approvato e consentito ovunque: si sa che i giapponesi sono organizzati ed efficienti e a volte sembra proprio che sfruttino ogni istante della giornata.

Fanno i recuperi di sonno nelle posizioni più disparate, in qualsiasi luogo, perfino in piedi. La “pennica” a bocca aperta, vedrete, è perfettamente nella norma.

I distributori automatici

Sono ovunque, non solo nelle stazioni ma ad ogni angolo di strada, ad ogni incrocio, davanti alle case e ai negozi e sono caratterizzati da un’incredibile varietà: oltre alle classiche bibite, caffè, tè, sigarette e caramelle, anche zuppe, cibo caldo, sake, birra e oggetti di uso comune.

I giapponesi vanno matti per queste macchinette così popolari che sono anche un modo per liberarsi delle monetine e consumare cibi che in casa non si potrebbero tenere per problemi di spazio.

 I washlet

Un altro shock sono stati i water.

Qui occorre aprire una doverosa parentesi. Si chiamano washlet, ovvero toilette con bidet ad alta tecnologia e sono la cosa più assurdamente interessante e pazzescamente complicata allo stesso tempo che abbia mai visto.

Non sono water normali: oltre ad assolvere il loro compito basilare, sciacquano, fanno il bidet (con modalità diverse in base al sesso che lo utilizza e alla zona che si intende lavare), asciugano, massaggiano, si auto-puliscono, deodorano, suonano e simulano suoni inesistenti (per coprire i rumori fisiologici di questo intimo momento quotidiano). Si aprono perfino da soli, con grande orrore del nostro bimbo che si è spaventato diverse volte. Ma la funzione che più ho apprezzato è la tavoletta riscaldata, un vero piacere quando fuori fa freddo.

 

Un mondo in stile kawaii

Questo termine della lingua giapponese è un aggettivo e significa carino, amabile, adorabile: originario del mondo dei manga, normalmente è usato per indicare il modo di vestirsi, di adornarsi, di parlare, di scrivere, di comportarsi dei ragazzini.

Ma questo concetto ha finito per estendersi a una moltitudine di sfaccettature della società giapponese. Infatti esiste questa tendenza a rendere fanciullesco e bambinesco il cibo, il vestiario, le insegne urbane, gli oggetti di uso quotidiano e perfino gli strumenti di lavoro.

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