Hasta luego Argentina, hola Bolivia!

Quelli che seguono sono vecchi appunti del periodo 2001-2012, scritti mentre eravamo in viaggio, il più delle volte durante i trasferimenti su bus o treni. Pensiamo possano comunque essere interessanti e utili.

NB: questo post l’ho scritto ‘8 giugno sul bus che da Tilcara ci stava portando al confine con la Bolivia. Da allora non ho piu trovato connessioni wifi quindi lo pubblico ora in ritardo.
Presto vi aggiorneremo sulla fantastica esperienza tra le vette boliviane e il salar…

—–

Rispetto allo scorso anno, ci stiamo rendendo conto che buttare giù due righe per raccontarvi il nostro viaggio è molto più difficile. Lo è perché il tempo sembra non bastarci mai: sveglia presto, tutto il giorno in giro, la sera giusto il tempo di una doccia per levar var via la polvere, poi cena e dritti a letto esausti.

Di Iguazu e Salta vi ha raccontato qualcosa Chiara nei post precedenti, appunti rapidi quando invece ci sarebbe tanto da dire, ma i pochi ritagli di tempo non ci permettono eccessivi dilungamenti.

Ora invece che un pò di tempo l’ho trovato qui sul bus per il confine boliviano, posso raccontarvi un po della Quebrada de Humauaca, la splendida valle a pochi km a nord di Salta dai colori incredibili.

Partiamo da Salta alle 7.00, con un bus della Balut comodissimo che in 4 ore, dopo innumerevoli soste lungo strada per raccogliere chiunque, in mezzo al nulla, alzasse un braccio, ci porta a Tilcara.

Da subito, ma in realtà gia a Salta, è evidente che di argentino qui c’è ben poco. Tutto parla andino, dalla fisionomia delle persone, ai panorami aridi coperti di cactus.
Le strade sono polvere battuta, a parte l’arteria principale che collega i vari villaggi, l’asfalto non esiste. Solo terra e polvere, che quando si alza il vento, e si alza spesso, ti avvolge nel suo abbraccio fastidioso.

La copertina della città è la stazione, poco più di una tettoia in lamiera sotto al quale 4-5 porte si aprono su altrettante piccole biglietterie dei bus che percorrono la Quebrada su e giu.
Recuperiamo i nostri zaini, uno avanti e uno dietro, e raggiungiamo l’albergo che avevamo prenotato.

Dopo un rapido check-in, ed esserci meravigliati della bellezza della struttura che al centro del salone ha un caminetto a goccia che scende dal soffitto, ci incamminiamo verso la stazione per andare a un villaggio a 20km da qui, Purmamarca, Patrimonio Unesco.
Purtroppo c’è un solo bus che partirà tra oltre due ore, prendiamo allora uno scassatissimo taxi che ci porta fin su al villaggio.

È un centro piccolissimo, composto da una piazza principale piea di bancarelle di artigiani e altre 4 vie in croce, sulle quali si affacciano numerosi bar e piccoli locali di ristoro.
Come al solito evitiamo quei due che ci sembrano più turistici e ne scegliamo uno, scrauso a sufficienza e popolato da locali, per mangiare qualche empanadas e assaggiare uno stufato di lama.

Dopo qualche altro giro per le vie polverose di Purmamarca, riprendiamo un altrettanto scassato taxi per ridiscendere a Tilcara.
Ci facciamo lasciare alle porte della città e sempre a piedi ci dirigiamo verso il centro, se così si puo chiamare.
Via Belgrano, la principale, è sorprendentemente ricca di caffè e alloggi, tutti coloratissimi.
Anche la piazza principale, dove c’è un piccolo mercato di artigiani, è decisamente carina e rilassante.

Compriamo un pò di frutta da un ambulante con carretto che dentro una cassetta della frutta porta la sua bimba piccolissima e ci incamminiamo sulla salita che porta alla Pucara, un sito archeologico sulla sommità di un colle coperto di cactus enormi. Il villaggio, parzialmente ricostruito, permette di comprendere come fosse la vita centinaia di anni fa in queste zone: a giudicare dalle basse e strettissime case in pietra e dal vento costante, non troppo bene direi!

Dopo non so quante foto, riscendiamo al villaggio per riposare i piedi in un bar, dove assaggiamo il glog andino, simile al nostro vin brulè e un ottimo alfajores, un dolce con cioccolato fondente al ripieno di dulce de leche.

Il sole sta tramontando, e si esaurisce la fonte di calore che durante il giorno ci aveva permesso di girare solo con un pile.
Rapidamente la temperatura precipita, qui a 2500mt l’escursione termica si fa già sentire, decidiamo quindi di tornare alla posada dove ci fermiamo anche a cena, assaggiando finalmente il locro, una zuppa di mais, patate,legumi e carne di maiale: molto molto buona.

Dopo esserci spostati vicino al camino accesso, molto scenografico, passiamo un pò di tempo a giocare a carte mentre una coppia di francesi vicino a noi finisce di cenare.

Questa mattina,  un nuovo bus per La Quiaca, l’ultima città al confine, porta d’accesso alla Bolivia, ci sta facendo attraversare paesaggi stupendi, immersi nella Quebrada. Qui le montagne, dagli strati calcarei evidenti, brulle e aride, cambiano colore ogni km, passando dal verde, al giallo, al rosso, all’azzurrastro.

Quando arriveremo a destinazione, dovremo cambiare tutti i nostri pesos in bolivianos e quindi attraversare a piedi il confine, dopodichè dovremo cercarci un nuovo bus che in circa due ore dovrebbe portarci a Tupiza, la base di partenza boliviana per il nostro tour di 4 giorni nel tanto desiderato Salar de Uyuni.

Speriamo di trovare wifi nell’ostello di stasera cosi potrò caricare questo post, dopodichè per 4 giorni saremo fuori dal mondo! 🙂

EDIT del 9 giugno: siamo arrivati a Tupiza attraversando a piedi il confine, esperienza bellissima. Stiamo facendo colazione, tra mezz’ora si parte per il Salar!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *