Incontri vietnamiti

Quelli che seguono sono vecchi appunti del periodo 2001-2012, scritti mentre eravamo in viaggio, il più delle volte durante i trasferimenti su bus o treni. Pensiamo possano comunque essere interessanti e utili.

Sono passati 15 giorni dall’inizio del nostro viaggio e la cosa che continua a sorprendermi ogni giorno sono le persone più che i luoghi. Seppur sia relativamente poco tempo che siamo in vietnam, abbiamo gia avuto numerosi contatti diretti e inaspettati con persone spontanee e incredibilmente cordiali che avevano il nostro stesso bisogno: capire chi avessero davanti.

Ripartendo dai primi giorni penso subito a quanto dettomi dalla nostra guida a Sapa, un ragazzo poco più giovane di me. Si parlava di guerra con gli americani e gli ho chiesto se sono in molti a venire qui in vacanza e quali siano i sentimenti nei loro confronti.
La risposta mi ha un pò sorpreso: noi li accogliamo con piacere come tutti gli altri turisti perchè sappiamo che gli errori del passato non sono loro ma del loro governo. Non dimentichiamo il passato ma vogliamo guardare al futuro, abbiamo bisogno di pace.

Un’analisi semplice per noi ma inaspettata da chi ha smesso di combattere da soli 40 anni un nemico ingiustificabile che si è macchiato di orrori incredibili mostrando nei confronti di questa terra uno disprezzo e una ferocia incomprensibili.
Ma l’indole vietnamita, pacifica e ottimista, pare riuscire a metabolizzare rapidamente anche questo.

Sempre a Sapa mentre visitavamo un villaggio dell’etnia h’mong una vecchia signora, piccolissima e curva su se stessa, mi sorride da lontano, poi si avvicina e mi accarezza la pancia con evidente apprezzamento.
Mi guarda, mi sorride di nuovo e continua ad accarezzarmi la pancia. In quel momento mi sono sentito fortunato e nei suoi occhi ho letto solo compiacimento, come di una nonna che vede crescere il nipote in carne 🙂
E’ stato un momento breve ma bellissimo di cui per fortuna conservo anche una foto..

A Mai Chau, mentre camminavamo sotto la pioggia tra le risaie, abbiamo incontrato un gruppo di contadini che scalzi cercavano di spingere una trebbia su per una salita con poco successo vista la tanta acqua in strada.
Sono andato ad aiutarli a spingere e siamo riusciti ad arrivare in cima. Non parlavamo la stessa lingua, ma le loro strette di mano, i sorrisi e gli inchini mi hanno fatto sentire uno di loro.

Il giorno dopo un nuovo bellissimo incontro. Avevamo noleggiato le bici a Tam Coc e giravamo per i villaggi vicini; tutti erano impegnati nella trebbiatura del riso ma ogni volta che ci vedevano passare non mancavano mai di alzare lo sguardo e salutarci con un sorriso.
Ci spingiamo fino a una vecchia pagoda fuori dalla cerchia degli itinerari turistici, in riva al fiume, immersa nel verde.
All’interno ci sono un paio di ragazzi che pregano. Da un lato esce un monaco buddista dai capelli lunghi e grigi e ci viene incontro. Comincia a parlarci in francese stentato ma chiara lo parla discretamente cosi non abbiamo problemi. Cerca di spiegarci l’architettura e scrive sulla sua mano le date per farci capire. Poi co racconta di quando da bambino ha visto arrivare gli aerei francesi e mitragliare quella pagoda: ci mostra i fori dei proiettili sui belliasi bassorilievi in pietra e cerca di descriverci, mimandolo, il suo terrore. Poi prende la sua bici e va via… Ci ha lasciati a bocca aperta.

L’incontro più emozionante però è stato nella Dmz, mentre attraversavamo il ponte sul fiume che un tempo tracciava il vecchio confine tra nord e sud.
Un vecchietto piccolo piccolo, con il tipico cappello a cono, ci si avvicina con un sorriso immenso e comincia a parlare a nastro in vietnamita. Per fortuna quel giorno avevamo la guida che ci avrebbe illustrato i cunicoli sotterranei di Vinh Moch e riusciamo a farci tradurre le sue parole.
Ci parla della guerra, delle bombe e dei proiettili sparati dagli elicotteri. A quel punto ci mostra i segni sul suo corpo crivellato. Buchi ovunque lasciati dai proiettili: dorso, braccia, gambe, schiena. Incredibile che sia ancora vivo.
Mi tiene per mano, stringe quando l’argomento è più duro, ma sorride sempre col suo sorriso sdentato.
Finito di raccontare vuole fare una foto con noi, tenendoci entrambi per mano. Poi una seconda con me, levandosi il cappello.
Ci saluta, rimette il cappello e va via… Non lo dimenticherò mai quel vecchio vietcong!

Questi sono solo alcuni degli incontri piu significativi avvenuti nelle ultime due settimane. Sono un patrimonio umano che conserverò sempre con me ma che ritengo possa essere da stimolo per chi ha in mente un viaggio qui..

La gente vietnamita è straordinaria, di un calore e una genuinità mai trovata fin ora. Sicuramete ne scriverò ancora nei prox giorni…

Ps. Sono 3gg che siamo a Hoi An, una cittadella meravigliosa! Ci concediamo 2 gg in un resort da favola sulla spiaggia per ricaricare le pile prima di partire alla volta di saigon e il delta del mekong!

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