Itinerario di 2 settimane in Florida, cosa fare e cosa vedere

La Florida era da tempo nei miei pensieri. Ero curiosa di vedere, di sapere com’è. Ma ero anche molto titubante. A noi piacciono gli spazi immensi, i panorami sconfinati, le terre solitarie e selvagge. E la Florida è quanto di più lontano da tutto questo: densamente popolata, iper turistica, affollata e troppo urbanizzata per i miei gusti.

Però, mi ha stupito. Però mi è piaciuta. Ma soprattutto mi sono divertita tantissimo.

In cuor mio non posso dire che, dal punto di vista paesaggistico, sia lo stato americano più bello visto finora, però è un luogo incredibilmente easy, ludico e piacevole che ti sa stupire per la sua solarità e spensieratezza. Qui tutti ti parlano in spagnolo, convivono una moltitudine di culture e di immigrati dai vari paesi del sud america, si vive un’atmosfera perennemente rilassata e senza pensieri, in perfetto stile cubano, il divertimento è la base delle attrazioni e si percepisce una solarità dettata non solo dal clima mite e soleggiato. Non è un caso che la Florida sia l’eden per due tipologie di persone: i pensionati, che si ritirano qui per svernare oppure per trascorrere una seconda vita all’insegna del relax, e i giovani che qui trovano il posto perfetto per darsi alla pazza gioia e ai bagordi più sfrenati durante le vacanze di primavera. Insomma, mare, sole, cocktail, spiagge e divertimento.

Rispetto ai nostri precedenti viaggi negli Stati Uniti, non abbiamo percorso miliardi di chilometri nel nulla, non ci siamo alzati all’alba e non abbiamo affrontato fatiche incredibili, ma è stato il posto perfetto per una vacanza all’insegna del relax soprattutto mentale, della spensieratezza e del sole, un bellissimo sole caldo che avvolge con la sua luce intensa ogni cosa. E poi ci sono tantissime cose diverse fra loro da provare e sperimentare, adatte a tutte le età!

Itinerario

Inizialmente le nostre intenzioni erano: visitiamo Miami e le Keys e poi ci “buttiamo” in qualche spiaggia caraibica per un’altra settimana.

Ma come sempre accade, noi non siamo fatti per stare fermi e appena abbiamo iniziato a documentarci sulla Florida, è spuntato un elenco infinito di cose imperdibili da vedere: più prendevamo appunti e più si riducevano i giorni da dedicare al mare, che alla fine è stato depennato quasi del tutto per lasciar spazio a un bel on the road, i viaggi che piacciono a noi. Conclusione? Ne è nato quasi il giro completo della Florida.

Inoltre occorre precisare che la descrizione che leggerete del nostro itinerario, sarà leggermente diversa da quella appuntata sulla mappa ma c’è un motivo. Il percorso in mappa è quello pianificato all’inizio ed è anche quello che noi consigliamo, per linearità e ottimizzazione degli spostamenti. Abbiamo però dovuto stravolgerlo, per adattarci a un appuntamento imperdibile: un lancio alla Nasa, che cadeva proprio nei giorni del nostro soggiorno. Questo ci ha costretto a fare un itinerario molto più contorto e purtroppo inutile, dal momento che un’ora prima, il lancio è stato rimandato.

1. Bologna – Madrid – Miami

Il volo prevedeva la partenza da Bologna con scalo a Madrid. Come già successo in altri viaggi, il ritardo del primo volo ci ha costretto a fare le corse per prendere il secondo.

Inoltre al nostro arrivo (con tempesta tropicale e atterraggio turbolento), scopriamo che, proprio a causa di questo ritardo, una valigia e il passeggino non sono partiti da Madrid. Perdiamo così quasi 2 ore per espletare le pratiche all’ufficio per i bagagli smarriti, ritirare l’auto a noleggio ( si arriva al centro noleggio auto con un comodissimo trenino interno all’aeroporto), montare il nostro seggiolino (imbarcato con noi) e raggiungere l’alloggio a South Beach.

La giornata quindi è interamente persa e non ci resta che trovare un posto per cenare, uno qualsiasi lungo Ocean Drive, la via principale di South Beach: la stanchezza di tutti quanti (e la mancanza del passeggino con un bimbo assonnatissimo in spalle) non ci permette di camminare molto e fare i “difficili”. L’obiettivo è un sonno ristoratore per ripartire il giorno dopo con tanta energia.

Qui apro una parentesi su una questione sulla quale ci eravamo “incagliati” per diverso tempo: in previsione del tour della Florida, noleggiare l’auto subito o in un secondo momento? Alloggiare o no a South Beach? Nel periodo che abbiamo scelto, ovvero, fuori dalla stagione clou per i bagordi degli studenti, io consiglierei di alloggiare a South Beach, o comunque Miami Beach. Soprattutto se avete dei bambini, la possibilità di smaltire il fuso con passeggiate sulla spiaggia, in un ambiente urbano tranquillo, piacevole, con playground sulla passeggiata, secondo me è la scelta giusta. Anche noleggiare subito è stata vincente: se è vero che sicuramente i mezzi pubblici sono comodi, avere la possibilità di spostarsi in autonomia, scegliere sul momento cosa fare e cambiare programmi è un grande vantaggio. Inoltre ci sono diversi silos pubblici con biglietti giornalieri vantaggiosi per parcheggiare la macchina.

Dove dormire
Ottimo boutique hotel alle spalle di Ocean Drive, con camere accoglienti e silenziose.

 

2. Miami

Il fuso ci sveglia prima dell’alba e quindi ne approfittiamo per iniziare molto presto la giornata. South Beach è una vera meraviglia: colori pastello, forme retrò e un’aria talmente rilassata che ci sentiamo subito in vacanza. Dopo una magnifica (quanto cara) colazione da Rosetta Bakery, ci dirigiamo in spiaggia.

Ad attenderci una meravigliosa, pulitissima e infinita striscia di sabbia, lambita da un mare caldo e calmo, le coloratissime torrette dei bagnini, una più fotogenica dell’altra e i bellissimi palazzi art decò di Ocean Drive. Rimaniamo un bel pò a goderci il panorama, giocare con la sabbia e fare una passeggiata per poi trovare un bellissimo playground, ovvero un parco giochi, proprio sul lungo mare.

Mentre piano piano la temperatura inizia a salire, seguiamo l’itinerario proposto dalla Loney Planet sulle meraviglie architettoniche art decò di South Beach, sfidando il sole cocente e la stanchezza di un bimbo ancora senza passeggino.

Ci dirigiamo verso Lincoln Road, una lunghissima via pedonale, punteggiata di fontane, negozi stupendi, bar, ristoranti e bistrot per poi convogliare in Espagnola Way, una via di soli 150 metri in stile coloniale spagnola, un pò trappola per turisti, ma molto pittoresca. Noi ci fermiamo per un pranzo veloce poco prima, da A la folie cafè, un bistrot francese che serve soprattutto galette bretonne, ovvero le crepes di grano saraceno tipiche della Bretagna.

Nel frattempo il caldo è esploso in maniera esorbitante, il sole brucia e l’aria sembra ardente. Torniamo in hotel per vedere se sono arrivate le valige e il cucciolo si addormenta per un’ora, il tempo giusto per svalicare il momento più torrido della giornata. Al suo risveglio decidiamo di prendere l’auto e andare a fare il bagno a Key Biscane, una delle isole più selvagge e pittoresche di Miami. La spiaggia è incantevole, con la sabbia bianca e le palme ma si è alzato un vento talmente forte e fastidioso che ci risulta davvero difficile stare in spiaggia e dopo un bagno lampo riprendiamo la macchina per dirigerci questa volta a Little Havana.

L’enclave dei rifugiati esuli da Cuba è una piccola isola nel grande mare di Miami: negozi di sigari, parrucchieri, moltissimi riferimenti alla isola madre e un bellissimo locale dove fare l’aperitivo, il Ball and Chain, con musica dal vivo ad accogliervi e uno stupendo patio sul retro, in stile squisitamente anni ’30.

Concludiamo questa lunghissima giornata con l’arrivo delle tanto agognate valige, e soprattutto del passeggino, e una lauta cena in un posto davvero stupendo, un vecchio ed autentico dinner anni ’50, perfettamente conservato, il 11th Streer Dinner. Costruito nel 1948 nel New Jersey, è stato poi restaurato, smantellato e trasportato fino a Miami Beach.

 

3. Miami – Orlando

Iniziamo bene la giornata con un’altra favolosa colazione (purtroppo anche questa volta prezzi abnormi, intorno ai 35 dollari in 3) da Shepherd Artisan Coffee, un caffè delizioso, con tanti libri per bambini e ottimi dolcetti fatti in casa.

Prima di proseguire, facciamo una sosta all’Ocean Boardwalk a Middle Miami Beach: un’altra bellissima spiaggia su cui si affacciano meravigliosi hotel, dove osservare i pellicani che pescano e fare una passeggiata sulla lunghissima passerella in legno.

Ci dirigiamo in un altro posto cui tenevo moltissimo e che non ha deluso le aspettative: Wynewood Walls. Nei pressi di Midtown e del Miami Design District, si è sviluppato un quartiere di pittori, artisti, creativi e giovani innovatori che ha riqualificato una zona degradata e industriale utilizzando l’arte dei murales. Le pareti dei vecchi magazzini si sono trasformate in gigantesche tele da riempire con la fantasia del colore e delle forme, che cambiano nel tempo, in base agli artisti che vi gravitano. Un meraviglioso museo a cielo aperto da esplorare con la luce più intensa del mattino per catturarne i colori.

Murales dopo murales, scopriamo il The Butcher Shop Beer Garden & Grill un delizioso birrificio/macelleria con un beer garden incantevole: ci fermiamo qui per il pranzo. Non perdetevi gli hamburger!

Sfruttiamo il primo pomeriggio, in cui il nostro cucciolo si addormenta in macchina, per spostarci verso Orlando. Prima di cena, sosta da Walmart Super Center, una catena di supermercati super forniti, per la nostra immancabile spesa: frigo di polistirolo, mega cassa di bottigliette d’acqua che ci basterà per 2 settimane, frutta, snack e spray per le zanzare.

Decidiamo di prolungare e anticipare la magia di Orlando andando a cena a Disney Springs, un complesso di attrazioni, bar, ristoranti e negozi affacciato su uno dei tanti laghi artificiali della zona dei parchi. Rimaniamo incantati dalla bellezza architettonica con cui è stato realizzato (sebbene tutto finto), dalla grandezza dell’area e dalla moltitudine di cose da fare. Ci fermiamo al T-Rex Restaurant per la gioia incredibile di nostro figlio: ogni sala ricostruisce un ambiente preistorico, dalle savane alle terre dei ghiacci, dalle foreste agli oceani, con immensi dinosauri che ogni 5 minuti prendono vita con suoni e luci. I bambini sono al settimo cielo, la cucina è sorprendentemente buona, il servizio perfetto e anche la lunga attesa che ci tocca per avere un tavolo passa in fretta grazie a un piccolo playground a tema in cui i bambini possono scavare nella sabbia (che non sporca e non si appiccica) con palette e pennelli e trovare le ossa di dinosauro seppellite: geniale!

Appena finito di cenare il nostro bimbo crolla sul passeggino e noi ne approfittiamo per una passeggiata lungo lago, scoprendo un meraviglioso Lego Store, il negozio Disney più grande del mondo e il Disney’s Days of Christmas, un negozio interamente dedicato alle decorazioni natalizie in versione disneyana!

Dove dormire
Dignitoso motel, fornito di piscina, comodissimo per visitare i parchi e con uno Starbucks a due passi.

 

4. Orlando, Magic Kingdom

Sveglia all’alba per affrontare una delle giornate più attese del viaggio: Disneyworld Magic Kingdom!

L’emozione è grandissima, non solo per il nostro bimbo ma anche per noi, che siamo magicamente tornati piccoli fra giostre, attrazioni, parate, personaggi e incredibili fuochi d’artificio! A differenza di quello che si potrebbe pensare, una giornata in questo parco magico è davvero un’esperienza da non perdere!

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5. Orlando – Ocala National Forest – St. Augustine

Lungo il trasferimento verso la destinazione più lontana del viaggio, ci fermiamo in un parco molto particolare, l’Ocala National Forest, la più grande foresta di pino silvestre del mondo, punteggiata di oltre 600 laghetti, fiumi e sorgenti, paradiso di numerose specie di uccelli e luogo di svernamento per i dolcissimi lamantini. Qui è possibile campeggiare, percorrere numerosi sentieri alla scoperta di questo meraviglioso e delicato ecosistema, fare kayak e canoa lungo i fiumi.

Ci sono diverse sorgenti meravigliose, dove si possono anche incontrare i lamantini, con un pò di fortuna. Noi ci fermiamo a Juniper Springs: si pagano 5 dollari per l’ingresso della macchina nell’area. Ad attendervi una meravigliosa piscina naturale verde zaffiro, circondata da zone pic-nic, piccolo drugstore fornito di tutto l’occorrente per campeggiare e fare barbecue, noleggio canoe e servizi igienici. Ci rinfreschiamo con un tuffo nelle acque verdi e freddissime, prima di uno spuntino in vista dell’ultimo tratto di auto della giornata.

Arriviamo a Saint-Augustine nel pomeriggio. La città, antica e solare, con il suo carattere coloniale e spagnolo, ci incanta subito. Purtroppo le case da visitare sono già in via di chiusura e così decidiamo di fare un lungo giro a piedi per ammirarla in tutto il suo splendore. Lungo St. George Street, una delle vie pedonali più caratteristiche della città, su cui si affaccia il Colonial Quarter, sentiamo della musica dal vivo. Scopriamo così uno degli angoli più amati di tutto il viaggio, il Colonial Oak Music Park, uno spazio verde pubblico incastonato fra le case, con tavoli e panche, lucine bianche e lanterne appese agli alberi. Sta suonando un gruppo folk, blues e rock: non resistiamo e ci sediamo. I bimbi giocano, i grandi si bevono birre fresche, si ascolta ottima musica e tutto è perfetto. Non potrò mai dimenticare questo bellissimo e assolutamente casuale evento: alla fine ci fermiamo dalle 18 alle 21, spizzicando gamberi cajun e ottime birre in compagnia.

Concludiamo la giornata cenando al Bull & Crown Publick House, e passeggiando per il centro: questa città ci piace moltissimo, è solare, c’è musica in ogni locale e un’atmosfera rilassata e gioiosa.

Dove dormire
Ottimo motel a due passi dal pittoresco ponte che porta direttamente nel centro della città.

 

6. St. Augustine – Daytona – Cocoa Beach

Utilizziamo la mattina per esplorare ancora la città. Prima tappa il Castillo de San Marcos, un’imponente fortezza militare, annoverata fra i monumenti del National Parks (si può entrare gratis utilizzando il pass dei parchi nazionali), baluardo difensivo contro le scorribande del feroce pirata Francis Drake. Continuiamo il giro curiosando fra i vicoli e ammirando i palazzi più importanti della città fra cui il  Flagler College, costruito nel 1888 come lussuoso hotel chiamato The Ponce De Leon Hotel. Dopo una buonissima colazione al The Bunnery Bakery & Cafe a base di dolci deliziosi, ci avviamo verso la prossima tappa.

Il Daytona International Speedway è un’altra meta top del viaggio: la pista automobilistica più famosa degli Stati Uniti ha ispirato il cartone animato preferito del nostro bimbo, Cars. Proprio qui infatti Saetta Mc Queen corre la famigerata Piston Cup e conosce l’ex campione Hudson Hornet. Seguiamo un tour guidato da 30 minuti che ci porta a vedere da vicino la pista e le auto che sfrecciano in allenamento, ci facciamo la foto di rito, ammiriamo i box e infine visitiamo il museo, ricco di auto e oggetti d’epoca fra cui proprio la vera e originale Hudson Hornet, come nel film.

Nella discesa verso la space coast, ci fermiamo per pranzo al Dixie Crossroads Restaurant a Titusville: è una vera istituzione locale, il posto migliore per assaggiare i famosi gamberi della Florida, reintrodotti dal proprietario per ridare slancio alla produzione locale. Un pasto da ricordare: favolosi!

Nel frattempo sta arrivando una perturbazione e ci rifugiamo appena in tempo nel wharf di Cocoa Beach, osservando il mare tempestoso, prima che inizi a piovere.

Essendo domenica facciamo molta fatica a trovare un posto aperto per cenare e così ci accontentiamo di un IHop, una catena di cucina americana, senza infamia e senza lode, ma almeno molto economica.

Dove dormire
Decoroso motel nel centro di Cocoa Beach.

 

7. Kennedy Space Center

Dedichiamo tutta la giornata alla visita del Kennedy Space Center: vi conviene arrivare presto perchè il complesso è veramente immenso e le cose da fare tantissime, tra cui film, incontri e simulazioni.

Ma questo è un giorno speciale, verrà lanciato il satellite Tess e noi siamo super esaltati perché abbiamo riservato i biglietti per la zona vip, il punto più vicino in assoluto alla piattaforma di lancio.

Iniziamo la visita dal Rocket Garden, dove si trovano una serie di riproduzioni di razzi utilizzati durante le missioni e capsule di rientro.

Poi ci dirigiamo allo Space Shuttle Atlantis, il cuore del complesso. Qui, dopo un emozionante documentario che racconta la nascita dello Shuttle, potrete ammirarlo dal vivo, sospeso in un grande hangar, tutto ammaccato dalla polvere spaziale, con il muso rivolto verso il basso, sembra che stia ancora orbitando. Io mi sono davvero emozionata. Tutta l’area in cui si trova lo shuttle è corredata di moltissime cose da fare e da vedere, adatte soprattutto ai bambini: console interattive per simularne la guida o l’attracco, pannelli esplicativi che raccontano la storia degli astronauti, la ricostruzione delle cabine di pilotaggio, degli spazi realmente a disposizione degli astronauti, delle zone dove dormono e dei bagni, perfino un lungo scivolo la cui discesa verticale simula la velocità di rientro dalle missioni, gli oggetti che ogni astronauta ha lasciato come ricordo prima della partenza e moltissimi oggetti originali. I più coraggiosi possono provare lo Shuttle Launch Experience, che ricrea la velocità e la pressione che si provano durante un lancio.

Dal momento che la parte dello Shuttle porta via oltre 2 ore, ci affrettiamo a raggiungere l’altra grande attrazione del complesso, l’Apollo/Saturn V Center, un grande hangar dove si può ammirare il vero modulo di comando dell’Apollo 14 e il missile lunare Saturno V lungo 110 metri. Inoltre qui si trova tutto l’equipaggiamento utilizzato durante la missione lunare, un frammento di Luna che tutti possono toccare e una lunga carrellata di tute spaziali e strumenti usati nella storia delle missioni spaziali.

Normalmente il tour in autobus che porta all’hangar dura 90 minuti e fa un lungo giro in mezzo alle varie piattaforme fino alla torre di osservazione, ma durante le giornate in cui si effettua il lancio è tutto stravolto. Ci si deve mettere in coda per gli autobus almeno 2 ore prima e il giro in bus viene dimezzato. Inoltre si ha molto meno tempo a disposizione per visitare tutto il complesso.

Purtroppo un’ora prima del grande evento, il lancio viene rimandato per problemi tecnici e noi siamo costretti a tornare alla zona principale del parco. Immensa delusione. Scopriamo poi, per aumentare il nostro disappunto, che i biglietti del lancio non sono rimborsabili: si possono riconvertire in biglietti per il nuovo lancio (che avverrà 3 giorni dopo, per noi impraticabile) oppure in buoni da spendere nei gift shop. Magra consolazione e immensa rottura, perché siamo costretti a “spulciare” i negozi in cerca di qualcosa da acquistare e a sostenere code chilometriche alle casse.

Unica nota positiva dopo tanta delusione: un’ottima cena a base di pesce da Florida’s Seafood Bar & Grill, un pittoresco ristorante a tema marinaro.

 

8. Cocoa Beach – Honeymoon Island – Gulfport

Questa era la giornata che, in fase di progettazione del viaggio, ci aveva lasciato con i dubbi maggiori. E come sempre succede in questa situazione, già sperimentata in altri viaggi, alla fine risulta la giornata meno convincente e più problematica. Andare o non andare a Crystal River, il fiume famoso per i lamantini, visto che non è più periodo? Dormire a Clearwater o spingersi oltre? Alla fine tutti questi dubbi presagivano già una cocente delusione: non è un caso che fosse proprio l’unica notte senza alloggio prenotato. Avevamo inserito questa parte della Gulf Coast, ovvero la costa della Florida affacciata sul Golfo del Messico, per il numero impressionante di piccole isole collegate da ponti che formano una specie di barriera. Ci eravamo immaginati tutt’altro panorama e invece ci siamo ritrovati di fronte a una zona massicciamente urbanizzata da cui siamo scappati a gambe levate.

Prima tappa Honeymoon Island: una minuscola isoletta molto carina, dove ci fermiamo un paio d’ore per goderci la spiaggia di sabbia bianca, far giocare il piccolo con paletta e formine e pranzare. Purtroppo il forte vento di quei giorni rende impossibile fare il bagno e difficoltoso stare in spiaggia.

Quasi totale assenza di ombra: durante la primavera non è un grande problema, ma se venite in questa zona con le torride temperature estive, è una cosa da ricordarsi e mettere in conto, soprattutto se avete bambini.

Proseguiamo sulle Barrier Islands e rimaniamo, appunto molto delusi dalla quantità di cemento con cui hanno invaso questo ambiente così particolare. Un pò perplessi, non avendo prenotato nessun alloggio, decidiamo di proseguire, seguiamo un consiglio trovato sulla Lonely Planet e ci dirigiamo dritti a Gulfport, un piccolo agglomerato di case affacciato sul mare, alla periferia di St Petersburg. E’ un posto strano ma ci piace subito: ex villaggio hippy, pieno di negozietti vintage e atelier di artisti, playground sul mare, molti localini e ristorantini, atmosfera estremamente rilassata e informale. Unico neo, non si trova facilmente alloggio.

Dove dormire
Magnifico hotel storico risalente al 1905 con stupenda veranda dove fare colazione e un enorme ascensore d’epoca con divano incluso.

 

9. Gulfport- Anna Maria Island – Siesta Key

Partiamo di buon’ora e ci fermiamo a Fort de Soto, la punta della penisola. Le temperature finalmente iniziano a salire e il vento è calato, quindi riusciamo a goderci la spiaggia: il piccolo si diletta in castelli di sabbia, noi giochiamo a fresbee, ci facciamo un bel bagno e pranziamo con frutta e hot dog nei gazebo di legno a disposizione dei bagnanti. Infatti questa spiaggia è molto attrezzata: immancabile parco giochi, docce, negozietto con attrezzatura da spiaggia, bar e molte postazioni per pic-nic.

Ripartiamo nel primo pomeriggio e questa volta le isole della barriera al di là del golfo di St Petersburg si rivelano esattamente come ce le eravamo immaginate: casette piccole e colorate, palme al vento, lunghe spiagge dal mare turchese. In particolare ci innamoriamo di Anna Maria Island: un bellissimo pugno di case di legno coloratissime, spiagge piccole e raccolte dalla sabbia bianca e il mare cristallino, una lunga passeggiata e un antico wharf in legno risalente agli anni ’50 purtroppo chiuso per ristrutturazione a causa dell’uragano Irma. Se dovete pianificare una notte in questa zona, fermatevi qui!

Proseguiamo in direzione Siesta Key attraversando una serie di incantevoli isolette poco urbanizzate, ben tenute e che sembrano uscite da una cartolina. In città purtroppo arriviamo troppo tardi: abbiamo giusto il tempo di fare una passeggiata sulla spiaggia al tramonto.

Ottima cena a base di fish tacos al Gilligan’s Island Bar & Grill, un locale in stile surfista, informale e con musica dal vivo.

Dove dormire
Ottimo motel in posizione strategica: 1 minuto dalla spiaggia e 2 dal centro con negozi e ristoranti.

 

10. Siesta Key – Sanibel – Naples

La prima tappa della giornata è la casa di Edison e del suo amico Ford a Fort Myers, uno dei luoghi che più ho amato della Florida. Questa immensa tenuta in stile coloniale affacciata sul mare è una vera meraviglia: non solo perché sono raccolte tutte le sue invenzioni e si può visitare un museo meraviglioso con tante sezioni interattive per i bambini, ma si può ammirare il suo immenso laboratorio, girare per i giardini e osservare gli interni delle case, perfettamente conservati con tutti gli arredi originali.

Dopo un burritos al volo, proseguiamo per Sanibel, la famosa spiaggia delle conchiglie, dove ci fermiamo per un bagno e un castello di sabbia. Il litorale è carino ma sinceramente, dalle descrizioni, mi immaginavo cumuli di conchiglie da raccogliere e invece nulla di diverso rispetto alle altre spiagge del litorale, molto ricche di conchiglie. La spiaggia è comunque molto ben attrezzata, con parco giochi, docce e cabine per cambiarsi.

Arriviamo a Naples in tempo per ammirare il tramonto dalla spiaggia, sotto al famoso wharf purtroppo parzialmente chiuso per ristrutturazione a causa dei danni inflitti dall’uragano Irma. La città è la quintessenza del lusso e della ricchezza: un susseguirsi impressionante di ville stratosferiche e di dimore imponenti. Il centro non è da meno e i ristoranti inavvicinabili per i prezzi. Per fortuna ci viene indicato un pub in posizione defilata dove ceniamo senza svenarci. Con il senno di poi, sconsiglieremmo di dormire a Naples, visto il livello molto caro della vita.

Dove dormire
Hotel davvero ottimo, comodo e accogliente con davanti uno Starbucks.

 

11. Everglades – Florida City

Oggi è un’altra giornata molto attesa, interamente dedicata al parco delle Everglades: la flora, la fauna e le attività da fare si rivelano anche meglio delle aspettative.

Iniziamo dal Big Cypress Boardwalk, un percorso su passerelle di legno in mezzo alla foresta, fra cedri altissimi, pozze verdastre e avvistamento di tartarughe e alligatori. Appena parcheggiato ci facciamo due risate per il cartello “Attenzione agli alligatori” ma appena aperta la portiera della macchina rimango senza fiato: un enorme alligatore sta fermo a pochi metri da noi, in mezzo alla strada. Queste sono le Everglades!

Seconda tappa Ochopee, un villaggio di appena 5 abitanti che vanta l’ufficio postale più piccolo degli Stati Uniti: la piccola cabina è occupata da un efficiente e simpaticissimo addetto che si presta per mille foto con i turisti, sempre con un sorriso contagioso e luminoso.

Ci fermiamo al Centro Visitatori Oasis, circondato da un profondo fossato nel quale abbiamo contato una 40ina di alligatori: pare che stiano sempre qui.

Pezzo forte della giornata un tour con gli airboat che si avventurano in mezzo ai canali formati dal particolare ecosistema delle Everglades: fra le tante opzioni disponibili nella zona scegliamo Everglades City Airboat Tours. Sono i primi ad essersi inventati questo business, fanno tour più corti, da un’ora circa, seguono percorsi che non sono invasivi per le mangrovie, quindi a basso impatto ambientale. Inoltre sono gli unici che non ti portano a vedere i santuari degli alligatori, ovvero gli allevamenti in cattività. Le barche sono comodissime, con poche persone a bordo alla volta e ti forniscono delle cuffie Two Way per sentire le spiegazioni del comandante e comunicare con lui. Ma soprattutto il giro è stupendo: siamo riusciti a vedere delfini, aironi, una specie di pesce molto simile al piranha e anche moltissimi procioni.

Arriviamo allo Shark Valley Visitor Center a ora di pranzo, giusto in tempo per un gelato e uno spuntino. Le temperature sono torride, l’aria è ardente e purtroppo al noleggio biciclette non hanno seggiolini per bambini dell’età del nostro. Tutto sommato un bene, perché poco dopo, per soli pochi metri sotto al sole ma dentro al passeggino sotto la calotta, il nostro bimbo ha una specie di colpo di calore con dissenteria. Per fortuna tanta acqua e tanta ombra lo rimettono subito in sesto. Cosi decidiamo di seguire un tramtour guidato che parte alle 16 e dura 2 ore. Percorre lo stesso Scenic Loop che avremmo seguito in bicicletta ma su una comoda navetta ombreggiata, senza fatica con quelle temperature proibitive, con mille spiegazioni fornite dal ranger Carmen e in un orario, nel pomeriggio inoltrato, che ci permette di avvistare moltissimi animali. Infatti le temperature iniziano a scendere, i visitatori a lasciare il parco e gli animali ad affacciarsi più facilmente.

Concludiamo la serata cenando al Sonny’s BBQ, una catena dove si mangia molto bene carne alla griglia.

Dove dormire
Ottimo e comodo motel con sala colazione ben fornita: ci si può preparare anche pancakes e waffles!

 

12. Florida City – Marathon

Prima di dirigerci verso le Keys, ci fermiamo da Robert is here, una tenuta specializzata in coltivazione di frutta esotica. Da semplice bancherella lungo la strada, questa impresa a conduzione familiare nel tempo si è allargata e oggi è diventata una vera istituzione. Qui si può acquistare buonissima frutta fresca da portarsi in viaggio, pulita e tagliata sul momento, frullati, milk shake e tantissimi prodotti tipici come salse barbecue e marmellate fatte in casa. Sul retro anche una piccola fattoria di animali e un parco giochi: gli escrementi di animali regnano ovunque e sinceramente questa parte del negozio mi ha discretamente disgustata.

Iniziamo così la nostra esplorazione delle Keys. Devo ammettere che tutta la prima parte mi ha lasciato abbastanza indifferente. A parte gli immensi e lunghissimi ponti/strade circondati dall’oceano (difficilissimi da fotografare perché non ci sono punti di sosta panoramici), le isole sono densamente urbanizzate e si percepisce un pò ovunque il peso che l’ultimo uragano ha lasciato in questa zona: isole completamente secche, aree piene di detriti, attività commerciali chiuse. Regna un senso di desolazione.

Da non perdere però la Robbie’s Marina, a Islamorada, un porticciolo attrezzato sotto le palme davvero delizioso: qui si trova un mercatino artigianale dai prezzi astronomici (un magnete 12 dollari!), un ristorantino dove assaggiare favolosi fish tacos, l’Hungry Tarpon e la marina da cui, per 3 dollari a testa, si possono vedere e dare da mangiare ai famelici tarponi, enormi pesci carnivori che fanno davvero spavento, tanto quanto gli invadenti pellicani che cercano di rubarti le esche. Passeggiando sul molo, ci attende una delle grandi sorprese del viaggio: l’incontro con una femmina di lamantino in dolce attesa. Grazie alla scarsa profondità dell’acqua possiamo ammirarla in tutta la sua grandezza. Inoltre a una ragazza viene un’idea geniale: prende la pompa dell’acqua dolce, che si usa per sciacquare l’attrezzatura subacquea, e le “offre” da bere. La lamantina non si fa pregare ed esce con il muso fuori dall’acqua per dissetarsi e si mette perfino “seduta” per stare più comoda. Un incontro causale davvero dolcissimo.

Dopo aver pranzato alla marina, ci dirigiamo al Turtle Hospital a Marathon, per superare il primo pomeriggio, l’ora più calda e torrida. Questa è una bellissima esperienza da fare con i vostri bambini: al centro vi spiegano prima di tutto le cause per la quali vengono salvate le tartarughe, un bel modo per avvicinare i bambini ai temi ecologici, poi si visitano le sale operatorie ma sopratutto le vasche dove si trovano le tartarughe già operate, quelle in attesa dell’intervento e quelle che purtroppo non potranno più tornare in libertà per i gravi danni subiti.

Conclusa la visita, ci dirigiamo a Sombrero Beach una delle spiagge più belle delle Keys: infatti ci tengo a ricordare che questa zona non è famosa per il mare. Le spiagge sono quasi sempre invase dalle mangrovie e sono poche quelle che vantano la sabbia. Il mare poi spesso è agitato a causa del vento.

Dove dormire
Un bel motel dotato anche di piscina.

 

13. Marathon – Key West

Essendo domenica pensiamo sia carino andare al famoso Big Pine Key Flea Market, un enorme mercatino delle pulci. Ci troviamo di fronte alla vista desolata di 4 bancherelle scalcagnate, l’immagine triste e misera di quello che probabilmente era una volta, forse prima dell’uragano. Ce ne andiamo e ci dirigiamo verso il Mangrove Mama’s Restaurant, un tipico locale dal sapore caraibico, famoso per la sua Key Lime Pie. Ci attende un ottimo brunch a buffet.

Un pò delusi dalla mattinata puntiamo dritti a Key West: amore a prima vista. Una luce radiosa, il venticello fra i capelli, le case di legno dai mille colori pastello: siamo letteralmente incantati. Peccato il caldo torrido, che ci costringe a diverse soste durante la visita, per rinfrescarci con una limonata al Garden of Eden un bellissimo locale storico e far pranzare il cucciolo al Pinchers, un ristorante specializzato in granchio.

Giriamo tutta la città a piedi, ammirando ogni singola, bellissima casa, e seguendo i maggiori punti di interesse: la fine/inizio della celeberrima US1 la strada che arriva fino al Maine, lunga 2.369 miglia e che collega la maggior parte delle città degli Stati Uniti orientali, il Cinema Tropic, la casa di Ernest Hemingway famosa per la sua colonia di gatti a 6 dita, il Bahama Village, il vecchio quartiere degli immigrati delle Bahamas fino a Southernmost Point, il punto più meridionale degli Stati Uniti, a soli 90 miglia da Cuba. Poi risaliamo fino a Fort Zachary per una sosta in spiaggia.

Concludiamo la giornata all’Historic Harbour, la marina di Key West, un posticino magnifico: velieri attraccati, localini informali, ristoranti dal sapore marinaro, lucine bianche e una stupenda atmosfera rilassata. Ceniamo da Alonzo’s Oyster Bar: prezzi alti ma piatti a base di pesci stratosferici.

I galli di Key West: ne vedrete tantissimi girare liberi per la città. Il motivo? I cubani portarono qui come “hobby” i combattimenti fra galli. Quando poi questo “sport” fu giudicato barbaro e quindi proibito per legge, i graziosi pennuti rimasero a girovagare per le strade di Key West riproducendosi in maniera assolutamente libera!

Dove dormire
Magnifico boutique hotel storico con colazione bordo piscina riscaldata con cascata.

 

14. Dry Tortuga

Sveglia prima dell’alba: oggi ci attende la traversata per Dry Tortuga, il più particolare fra tutti i parchi nazionali americani. Con 2 ore e mezza circa di navigazione sulla The Yankee Freedom III, si raggiunge questa incantevole isola dalle acque cristalline, occupata interamente dal caratteristico Fort Jefferson. Sull’isola non esiste acqua potabile e occorre premunirsi molto bene per le scottature: in mezzo all’oceano il sole picchia e quasi non c’è ombra. Sebbene l’escursione sia alquanto cara, vi offriranno colazione, pranzo e attrezzatura per fare snorkeling. Attenzione agli squaletti: noi ne abbiamo visto uno a pochi centimetri da noi proprio a riva!

La giornata passa in fretta, fra la visita del forte e i numerosi bagni sulla spiaggia più bella della Florida. Al nostro ritorno facciamo un’ultima passeggiata per Key West fino a Mallory Square e ritorno in hotel per un bagno in piscina.

Trascorriamo la nostra ultima sera in Florida cenando al Conch Republic Seafood Company, un altro favoloso ristorante di pesce, molto informale.

 

15 Key West – Miami

Ci vuole tutta la mattinata per raggiungere Miami da Key West e vi consigliamo di partire con largo anticipo: essendoci un’unica strada da percorrere, basta un incidente o troppo traffico per farvi arrivare con molto ritardo.

Prima di riconsegnare l’automobile, ci siamo fermati per uno spuntino al Bayside Marketplace, una galleria commerciale intervallata da locali e ristoranti dove fare gli ultimi acquisti. Si affaccia sulla Baia di Biscayne e completa il porto turistico. Molto piacevole per farsi una passeggiata prima di un volo intercontinentale.

 

Luoghi che ci hanno sorpreso

Disneyworld

Quando sogni per tanto tempo una cosa e poi finalmente riesci a realizzarla, la paura della delusione è sempre molto alta. Sono una super fan dei cartoni Disney da quando ero bambina, sono riuscita a trasmetterla anche a mio figlio e attendevo il momento di condividere con lui questa esperienza da molto tempo.

Ma prima della partenza, più leggevo guide e blog e più mi assalivano i dubbi e le paure. Gli sarebbe piaciuto? Sarei tornata a casa avvilita? Ci saremmo stressati così come raccontano al punto da non volerne più sapere? Siamo stati perfino sul punto di eliminare Disneyworld dall’itinerario.

E invece è una meraviglia, proprio come avevo sempre sognato e lo rifarei mille volte. Certamente ha contribuito al successo della giornata sia una grande fortuna, il poco affollamento, il bel tempo e temperature accettabili, sia una buona organizzazione pianificata attentamente, ma alla fine tutto è andato alla grande!

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Kennedy Space Center

Su questo immenso parco dedicato alle missioni spaziali, nutrivo sentimenti ambivalenti. Da una parte sono sempre stata molto affascinata dal mondo degli astronauti, dello spazio e della scienza. Dall’altra temevo in una grande “americanata” auto celebrativa, molto fumo e poco arrosto.

E anche qui ho dovuto ricredermi. Il parco è immenso e sicuramente ci sono parti in cui si punta tutto sulla “grandeur” americana, ma i reperti storici, i filmati, il modo in cui sanno portarti all’interno di questa incredibile atmosfera elettrizzante della scoperta e del conoscere, gli strumenti didattici per avvicinare anche i neofiti, il tutto crea un luogo assolutamente unico. Qui si percepisce il senso della frase “fare e scrivere la storia“: è andare oltre i confini della possibilità, sfidare le logiche e immergersi nell’ignoto.

 

Luoghi che ci hanno deluso

Gulf Coast

Se osservate la cartina della Florida, la costa che si affaccia sul golfo del Messico è orlata da un numero impressionante di isolette collegate da ponti, che formano una specie di barriera.

Dalla lettura delle guide sembra ovviamente tutta una “figata” e nessuno ti dice chiaro e tondo come stanno le cose: il mare nemmeno lo vedi. Infatti queste isole sono state deturpate da un’urbanizzazione selvaggia: condomini, centri commerciali e una sfilza di centri abitati esteticamente orribili che si susseguono senza sosta al punto che non ti accorgi quando passi da un’isola all’altra. Da qui siamo letteralmente scappati via. L’unico punto che si salva è Fort de Soto, la punta estrema dove finisce la strada.

Molto più vicina alle nostre aspettative la seconda parte delle barrier islands: infatti queste isole sono geograficamente interrotte dal piccolo golfo di St. Petersburg. Continuano poi nel tratto di litorale successivo e qui la storia cambia. Il mare si fa più cristallino, i villaggi più piccoli, l’estetica della costruzione delle case completamente diversa: sono casette di legno, piccoline, colorate e molto curate. Il tutto reso ancora più incantevole dalle strade orlate di palme e di giardini.

Prima parte delle Keys

Anche in questo caso le immagini su Google e l’immaginazione possono giocare brutti scherzi.

Prima di tutto, quella visione paradisiaca dei ponti circondati dall’acqua che si perdono all’infinito, posso garantirvelo, si può ammirare solo con un elicottero o con un drone. Nella realtà è quasi impossibile avere quella prospettiva e potrete avere solo una vaga idea percorrendoli con la macchina.

Secondo: purtroppo, anche qui l’urbanizzazione ha avuto un ruolo decisivo nello snaturare queste isole così particolari. Soprattutto la prima parte, soffre moltissimo della presenza massiccia di case e di agglomerati che nascondono completamente la vista del mare.

Terzo: in America non hanno la concezione tutta europea delle cittadine di mare. Non esistono molti lunghi mare o strade costiere come le intendiamo noi. Quindi il rischio delusione è molto probabile.

Quarto ma non ultimo fattore: l’uragano Irma. I segni che ha lasciato sono evidenti e spesso pesanti. E da quello che abbiamo capito, non saranno gli ultimi. Qui purtroppo devono convivere con la consapevolezza che prima o poi il tutto verrà nuovamente devastato. Si avverte un senso di abbattimento, di desolazione e di crisi molto evidente.

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