Itinerario lungo la California e i Parchi dell’Ovest

Oltre ad un articolo sui consigli pratici, al fine di fare una sorta di bilancio post viaggio, ho voluto riepilogare il nostro itinerario lungo la California e i Parchi dell’Ovest, tappa per tappa, con una breve descrizione a corredo e la raccolta degli hotel in cui abbiamo soggiornato.

Questo viaggio, lungo 25 giorni è riuscito a toccare le tappe più importanti di un’area molto vasta. Il risultato? Un itinerario on the road davvero indimenticabile. Stupendo anche con bambini.

In questo viaggio il trekking è stato il grande protagonista: siamo riusciti a percorrere almeno 1 sentiero per ogni parco. Alcuni sono stati molto facili, altri più impegnativi ma ognuno ci ha regalato grandi emozioni.

Itinerario

 

1. Roma – Los Angeles

Il lungo volo per la California è passato abbastanza bene fra sonnellini del piccolo e qualche giochino.

Una volta atterrati, e dopo aver espletato le pratiche per il noleggio auto, ci siamo diretti subito al nostro motel, stremati e desiderosi solamente di una lunga notte di sonno.

Dove dormire
Classico motel spartano, senza pretese, ma affacciato su un’arteria stradale comoda per lasciare il quartiere e con uno Starbucks proprio di fronte (utile per un primo risveglio sotto effetti da jetlag)

 

2. Los Angeles – Santa barbara – Morro Bay

Per una serie di motivi (età del bimbo in particolare, che ancora non poteva entrare in alcuni parchi a tema e studios) scegliamo di saltare il cuore di Los Angeles.
Quasi all’alba ci siamo diretti a Venice, il quartiere hippy, ricco di murales colorati e personaggi pittoreschi. Primo impatto con la California da cartolina: surfisti, spiagge sconfinate, onde lunghe, gabbiotti alla Baywatch e palestrati abbronzati che si allenano sotto il sole.

Dopo una bella passeggiata ci dirigiamo a Santa Monica, al warf, ovvero il molo, per ammirare il punto esatto dove termina la Route 66. Un luogo colorato e pittoresco dove si è conclusa la mattinata pranzando al BubbaGump, reso celebre dal film Forrest Gump.

Iniziamo la risalita verso nord con una sosta nella solare Santa Barbara per una passeggiata e poi una lunga percorrenza in auto fino a Morro Bay.

Dove dormire
Ottimo motel a due passi dal centro del villaggio 

 

3. Morro Bay – Big Sur – Monterey (Salinas)

Ci siamo svegliati immersi nella nebbia e camminando verso il porto ci è sembrato improvvisamente di essere…in Scozia! Pescherecci ancorati in porto, rocce in mezzo al mare e la sensazione di trovarci all’interno di un fiordo. Qui avvistiamo anche i primi leoni marini e spazzoliamo una delle colazioni migliori di tutta la vacanza, da Franck&Lola, in fondo al paese.

Proseguiamo percorrendo una delle strade panoramiche più famose al mondo, la Pacific Coast Highway che si snoda lungo il Big Sur, un tratto di costa a picco sul mare e ricoperto da foreste, una vera meraviglia se non fosse stato per il tempo incerto, nebbioso e nuvoloso, tipico di questa zona.

Nel pomeriggio il circuito ad anello, il 17 mile drive, che costeggia la penisola tra Monterey e Carmel ci ha fatto perdere molto tempo, costringendoci a saltare Carmel e l’acquario di Monterey.

Dove dormire
Forse uno dei migliori motel incontrati con una camera molto accogliente e un favoloso dinner cafè proprio davanti, dove assaggiamo le prime costolette di maiale..

 

4. Monterey – Santa Cruz – San Francisco

Nella lunga risalita verso nord sosta non preventivata a Santa Cruz che si rivela deliziosa. E’ un luogo che ameranno molto grandi e piccini per il suo parco divertimenti dislocato vicino al wharf e per vedere da vicino le abitudini e le attività delle famiglie americane nel tempo libero.

Sosta in uno dei pochi microbirrifici incontrati durante il viaggio, Highway 1 Brewing Company: pranzo super delizioso e vista sull’oceano.

Ci dirigiamo a San Francisco nel pomeriggio, evitando non si sa come ingorghi e smarrimenti ma arrivando dritti dritti all’hotel. Riusciamo anche a fare un giro per Chinatown e Little Italy.

A differenza degli omonimi quartieri di New York, un pò finti e a consumo dei turisti, la zona cinese e quella italiana ci hanno colpito per la loro autenticità e vivacità al punto da essere zone amate dalla gente del posto per uscire a cena e bere qualcosa.

Dove dormire
Antico palazzo storico di grande atmosfera, dotato di garage per lasciare la macchina, in posizione strategica rispetto al centro ma con un’unica pecca, la scarsa colazione.

 

5. San Francisco

Dedichiamo l’intera giornata al centro, alla ex stazione marittima oggi trasformata in mercato di prodotti di alto livello e alla zona dei pier: una lunga passeggiata lungo i moli fermandoci in particolare al Pier 39, un pittoresco wharf ricco di negozi, locali e dove si possono vedere i famosi leoni marini che si crogiolano al sole.

Proseguiamo a piedi fino a Ghirardelli Square, la ex fabbrica di cioccolato la cui area produttiva è stata riconvertita a zona di negozietti e di panchine con una magnifica vista sulla baia.

Con un autobus raggiungiamo il Golden Gate per una indimenticabile passeggiata al tramonto. La tentazione di raggiungere e attraversare per intero il famoso ponte in bici si infrange per il troppo vento che soffiava quel giorno. E alla fine posso dire meno male: ci siamo ammalati lo stesso anche senza bicicletta e con il piccolo al riparo dentro al passeggino con la cerata abbassata. Figuriamoci se fosse stato esposto al vento sul seggiolino.

Concludiamo la serata al Fisherman’s Wharf, l’ex quartiere dei pescatori cenando al Blue Marmaid e provando il famoso guazzetto di San Francisco, il Cioppino.

 

6. San Francisco

Questa giornata ce la ricorderemo per molti motivi. Primo fra tutti l’emozione di girovagare nell’ex quartiere degli hippy anni ’70, Haight-Ashbury, dove hanno vissuto molti grandi nomi del rock come Janis Joplin e Jimmy Handrix: sembra di fare un tutto nel passato di mezzo secolo.

Dopo un lauto hamburger al Pork Store Cafè ci dirigiamo al Golden Gate Park dove il piccolo è andato per la prima volta sull’altalena e dove visitiamo il giardino giapponese gustandoci un favoloso thè matcha vista laghetto.

Infine andiamo alla scoperta del quartiere Mission, la zona messicana di San Francisco, e dei suoi coloratissimi murales e la sua atmosfera vivace e accogliente.

 

7. San Francisco

Con il traghetto raggiungiamo il carcere di Alcatraz per trascorrervi gran parte della giornata. Devo ammettere che ero molto scettica a inserire Alcatraz nei nostri progetti ma mi sono dovuta ricredere. La posizione incredibile dell’isola in mezzo alla baia ti lascia senza fiato e la visita con un’audioguida particolarmente dettagliata e accurata ha la capacità di emozionarti e di farti entrare nell’atmosfera incredibile di questo carcere-fortezza.

Una volta tornati sulla terra ferma ci dirigiamo verso uno degli scorci più famosi di San Francisco, la tortuosa Lombard Street. Infine festeggiamo il nostro anniversario di matrimonio con una splendida cena di pesce nel quartiere Little Italy da SottoMare, una favolosa trattoria italo-americana.

 

8. San Francisco  – Mariposa Grove – Yosemite Village

Dopo una pioggia battente lungo la trasferta di avvicinamento, arriviamo nella zona dei parchi con un bel sole e cielo blu.

La prima esperienza è un magnifico percorso a piedi all’interno del Mariposa Grove, fra i giganti della terra, le sequoie. Una visita davvero emozionante che ci lascia basiti di fronte alla grandezza della natura.

Un pò in ritardo sulla tabella di marcia arriviamo allo Yosemite Park al calar della sera, appena in tempo per prendere possesso della nostra tenda riscaldata, ascoltare i terribili resoconti sugli attacchi degli orsi ai campeggiatori sbadati che lasciano cibo nei bagagli e per cenare in tutta fretta prima che chiuda la cucina. La struttura del campeggio mi fa immediatamente pensare ai vecchi film anni 60 della Disney come Il cowboy con il velo da sposa per l’arredamento e l’atmosfera che si respira.

Per dormire abbiamo scelto il Curry Village che si trova nel cuore dello Yosemite Park. Nonostante la scomodità di un campeggio, fare l’esperienza di dormire in una tenda riscaldata lo consiglio vivamente: di notte potresti incontrare gli orsi (si spera di no) e per andare nei bagni comuni si deve usare un codice per sbloccare le porte di sicurezza anti-sfondamento. Inoltre ci si trova due passi da tutti i sentieri e al risveglio la vista è semplicemente favolosa.

 

9. Yosemite – Lee Vining

 

La giornata è interamente dedicata all’esplorazione del parco.

Il primo obiettivo è stato un bel percorso di trekking fino alle Bridal Falls, fra magnifiche vedute e tanti scoiattoli curiosi per poi passare in rassegna i tanti view point della zona come il meraviglioso Glacier Point.

Seguiamo la strada panoramica che porta al Tioga Pass, un percorso che si snoda in alta quota fra foreste di sequoie, laghi montani e vedute mozzafiato.

Dove dormire
Motel pittoresco, incastonato fra le montagne ma un pò carente a livello di servizi (l’acqua calda scarseggiava e letti erano molto scomodi)

 

10. Lee Vining – Bodie – Bishop – Lone Pine – Death Valley

Secondo il programma di viaggio avremmo dovuto visitare il villaggio western di Bodie, un’antica città dei cacciatori di oro, perfettamente conservata: a malincuore siamo dovuti tornare indietro. Una nevicata inaspettata che ci ha costretto a rivedere i nostri piani: non avevamo le catene da neve e il cellulare era isolato.

Decidiamo così di dirigerci verso la Death Valley, schivando per un pelo sia un grande temporale sia una tempesta di sabbia e dove abbiamo visto un coyote a due passi dalla nostra vettura.

Dove dormire
Struttura bellissima in stile ranch, molto adatta alle famiglie con bambini, campeggio favoloso

 

11. Death Dalley – Las Vegas

La fortuna ci ha decisamente assistito nella Death Valley, dal momento che il temporale del giorno prima aveva abbattuto le temperature in maniera consistente, permettendoci di visitare tutto quello che avevamo in programma senza soffrire il caldo: Mosaic Canyon, Artist Drive, Badwater, Devil’s golf course,  Zabriskie Point e perfino un piccolo percorso di trekking fino al Golden Canyon.

Proseguiamo per Las Vegas nel tardo pomeriggio dove riusciamo ancora a visitare la città vecchia, che sa di decadente e miseramente anacronistico e cenare in un posticino delizioso, il Triple George Grill.

 

12. Las Vegas

Dedichiamo la giornata alla Streep (la via principale della città) con la visita ai numerosi casinò tra cui il Paris, il Venetian, il Bellagio e il Mandalay dove ci fermiamo per visitare il Shark Reef Aquarium.

 

13. Las Vegas – Zion (Tropic)

Dopo aver fatto rifornimento di vettovaglie in un grande Walmart (una catena di fornitissimi super store), ci siamo diretti al parco dello Zion.

Eravamo stati tentati di eliminarlo dall’itinerario, per questioni logistiche e di tempo, ma alla fine ci ha letteralmente incantato con le sue rocce rossastre e i suoi meravigliosi percorsi a piedi. Peccato il livello di siccità che ha reso quasi inesistenti le cascate e le vasche naturali.

Soggiorniamo al villaggio di Tropic, adiacente all’ingresso del Bryce Park. Dopo aver provato l’ebrezza di fare una lavatrice a gettoni, ceniamo nel ristorante più vicino, il Rustler’s Restaurant, che possiede anche un mini supermercato pensato per gli escursionisti: qui abbiamo assaggiato le più succulente costolette di maiale BBQ del viaggio e dei favolosi pancakes con salsa di frutti di bosco. Indimenticabile.

Dove dormire
Classico motel senza infamia e senza gloria ma con lavanderia a gettoni strategica.

 

14. Bryce Park

Intera giornata dedicata all’esplorazione del Bryce Park.

La prima parte della giornata è stata occupata da un lungo percorso di trekking che si snoda e scende all’interno del parco, il Navaho Loop: 4 ore di esplorazione, discese e risalite fra incredibili formazioni rocciose, paesaggi lunari e colori indimenticabili.

Pomeriggio dedicato ad ammirare i diversi view point, decisamente meno affascinanti del trekking e spazzati da un vento freddo fastidioso.

 

15. Bryce – Capitol Reef (Torrey)

Durante l’avvicinamento al parco di Capitol Reef decidiamo di seguire una strada sterrata panoramica che ci ha fatto scoprire un angolo selvaggio e colorato di questa zona così spettacolare: il Burr Trail Road è semplicemente favoloso.

Una pista sterrata che si snoda fra rocce franate, terra rossa e guadi di fiumiciattoli. Da percorrere solamente con previsioni meteo perfette: infatti in caso di pioggia e temporali si rischia di rimanere vittime di allagamenti. La terra arida non è in grado di assorbire una quantità così elevata di acqua in poco tempo e si creano veri e propri torrenti impetuosi capaci di spazzare via le auto.

Arrivati nella zona di Capitol Reef imbocchiamo un percorso di trekking fino a un grande arco in pietra, visitiamo una ex fattoria mormone, con annesso assaggio di una strepitosa pumpkin pie e percorriamo una strada panoramica all’interno del parco sotto i colori caldi e accesi del tramonto.

Ottima cena in un ristorante stile country, il Rim Rock Restaurant, a due passi dal motel.

Dove dormire
Ottimo motel a due passi dal parco, unica pecca la colazione quasi inesistente

 

16. Capitol Reef – Canyonlands – Moab

Con nostro disappunto abbiamo dovuto saltare il Goblin Park, nello Utah: è l’unico parco che non siamo riusciti a visitare. Le scarse e fuorvianti indicazioni stradali ci hanno infatti fare una deviazione non prevista che ci ha portato ad allungare di diverse ore costringendoci a saltare questo affascinante spettacolo della natura.

Siamo comunque riusciti a fare un paio di percorsi molto suggestivi a Canyonlands e infine arrivare a Moab per un giretto esplorativo e un’eccelsa cena in un microbirrificio pensato per tutti gli sportivi che gravitano in città, il The Moab Brewery.

Dove dormire
Bellissimo motel nel cuore della cittadina: a piedi si poteva tranquillamente raggiungere bar e ristoranti. 

 

17. Moab

Intera giornata dedicata a vari percorsi di trekking all’interno del parco di Arches.

Ce ne sono veramente tantissimi, da quelli a prova di impediti fino a quelli davvero riservati agli escursionisti esperti. In ogni caso rimarrete affascinati da questo paesaggio arido e selvaggio e il percorso che più mi è rimasto nel cuore è quello che porta al The Delicate Arch, che non so per quale ragione mi ricorda la camera della morte all’Ufficio Misteri in Harry Potter e l’Ordine della Fenice, forse me la ero sempre immaginata così!

Dopo questa lunga giornata, iniziata con una superba colazione a base di burritos da Love Muffin Cafèabbiamo concluso in bellezza con una lauta cena messicana da Miguel’s Baja Grill.

 

18. Moab – Mexican Hat – Monument Valley

Durante l’avvicinamento alla Monument Valley seguiamo un’altra pista sterrata, nel cuore della Valley of the Gods, davvero spettacolare, un anello circolare che attraversa guadi, rocce e formazioni magnifiche: solo per macchine alte e possibilmente con il 4×4.

Dopo aver ammirato il Mexican Hat, una singolare formazione rocciosa a forma di cappello messicano appunto, ci siamo dedicati all’esplorazione in macchina della Monument Valley, seguendo un percorso sterrato che si snoda fra le rocce e permette di ammirarle da vicino.

Sembra di toccare con mano un mito immortalato dal cinema, un vero sogno che si realizza.

Dove dormire
Prezzo elevato ma camera favolosa affacciata sulla valle, posizione strategica nel cuore del parco ma soprattutto la possibilità di ammirare alba e tramonto dal proprio balcone privato

 

19. Monument Valley – Antelope – Horseshoe Bend – Lake Powell – Page

Nella prima parte della giornata abbiamo visitato l’Upper Antelope, un canyon dalle rocce di tutti i colori raggiungibile solamente prenotando un’escursione in jeep con una delle tante agenzie di Page.

Dopo aver ammirato il magnifico panorama dell’Horseshoe Bend, una roccia al centro di un’immensa ansa del fiume Colorado, ci siamo dedicati alla visita del Lower Antelope. A differenza del suo quasi gemello, molto frequentato e molto affollato, il Lower ci ha decisamente più affascinato. Il canyon si trova sotto il livello della strada e ci si accede tramite un sistema di scalette: il percorso a piedi è particolarmente intrigante, con passaggi stretti, scale, discese, piccole arrampicate, ci si sente un pò come Indiana Jones.

Purtroppo avremmo voluto vedere da vicino e magari fare anche un bagno nel Lake Powell ma il tempo è stato davvero tirato e siamo riusciti solamente a rientrare in tempo per la cena.

Dove dormire
Motel abbastanza deludente con colazione inesistente.

 

20. Page – Grand Canyon (Tusayan)

Quando si intraprendono viaggi così lunghi e densi di località da visitare, arriva sempre il giorno di fiacca, quello dove tutto appare modesto e in cui si inizia ad accusare la stanchezza e la fatica.

Per noi il giorno X ha coinciso con il Grand Canyon. Sarà stato il tempo grigiastro e nuvoloso che ha spento completamente i colori, sarà che questo è stato l’unico parco che abbiamo visto da fuori, senza fare percorsi di trekking, dal momento che si sviluppa in verticale e occorrono almeno 2 giorni per arrivare sul fondo e risalire, sarà che la vista è sempre uguale da qualunque punto tu lo osservi, data la vastità delle sue dimensioni, ma la delusione ci ha colti alla sprovvista.

Forse parlare di delusione è eccessivo: semplicemente, dopo essere stati in tanti parchi minori che ci avevano piacevolmente colpito (e dai quali non ci aspettavamo così tanto), arrivare qui è stato come ammirare qualcosa di già visto, di molto scontato. Senza nulla togliere alla bellezza mozzafiato di questa icona paesaggistica.

Dove dormire
Motel medio senza note particolari.

 

21. Tusayan – Williams – Seligman – Kingman

Il giorno dopo il nostro entusiasmo ha ripreso a salire, con l’arrivo di un altro mito assoluto: la Route 66, la strada madre, o meglio il tratto che attraversa questa parte di America per arrivare a Santa Monica, in California, uno degli obiettivi del nostro viaggio.

La carica inizia a Williams, una delle cittadine meglio tenute e che ancora conservano una certa vivacità: sarete circondati dalle insegne colorate dei negozi tutti a tema rigorosamente Route 66, dalle vecchie pompe di benzina e da locali in cui il tempo sembra essersi fermato.

Ben diversa è l’atmosfera che si respira a Seligman, detta anche la città di Cars. Questo piccolissimo agglomerato di case sperdute in mezzo al nulla, incarna perfettamente l’icona di città che continua a vivere e a resistere alla modernità grazie al mito della Route 66 e al rilancio ottenuto grazie al film di animazione della Pixar. Gli anacronistici negozi ancora aperti, che vivono esclusivamente di turismo, mantengono vivo un mito altrimenti destinato a scomparire nella polvere e molti si sono adeguati inserendo nel campionario di oggettistica e di stranezze anche  le auto protagoniste del film che sono proprio le principali attrazioni della città.

Arriviamo a Kingman sotto il diluvio universale per scoprire che è tutto chiuso (avevamo passato le 17) e in particolare il Powerhouse Visitors’ Center, in cui si può rivivere la storia della Mother Road dal suo massimo periodo di fasto fino alla sua decadenza attraverso cimeli, cartelli stradali e testimonianze.

Dove dormire
Il motel più scadente del viaggio con camera che odorava di fumo, ambigui vicini e un pessimo ristorante davanti all’ingresso.

 

22. Kingman – Oatman – Amboy – San Diego

Il cielo blu terso e i magnifici paesaggi di questo tratto di Route 66, che attraversa le  caratteristiche Black Mountains, hanno decisamente risollevato il morale, soprattutto quando ci fermiamo a fare una corposa colazione a Oatman, un pittoresco villaggio che sembra uscito da un film western.

Infatti come per Bodie, anche Oatman era una città-base per i minatori e i cercatori d’oro e così è rimasta, intatta e bellissima. Ma a differenza delle altre ghost town, i suoi abitanti non si sono arresi all’avanzare del tempo e della modernità e continuano strenuamente a tenere in vita la sua esistenza e le sue tradizioni, grazie al turismo, ai mercatini hippy e alle scene da film dei Ghost Rider Gunfighters, attori-cowboy che inscenano dialoghi epici e realistici duelli con le pistole in mezzo alla strada, tra gli asinelli e i turisti incantati. Appuntamento fra le le 12 e le 15.

Nella lunga discesa fino a San Diego, siamo anche passati da Amboy, dove resiste una sola, vecchia pompa di benzina con uno sparuto bar che non serve da mangiare ma che sembra uscito dal film Cars: il Roy’s Motel & Cafè assomiglia molto al distributore di Flo!

Dove dormire
Ottima camera, piscina, ristorante che forniva colazioni pantagrueliche e cucina messicana, posizione strategica a due passi dalla Old Town

 

23. San Diego

La prima mattina la dedichiamo alla visita della Old Town, il vecchio agglomerato di San Diego risalente al 1769 e considerato il luogo di nascita della California. In una superficie di 93 ettari troviamo vecchi edifici di epoca messicana, case vittoriane e coloniali, antiche chiese, piccoli musei e tanti negozi che rievocano le attività commerciali dell’epoca come negozi di sigari e tabacco, spezie e rimedi naturali, merletti e pipe, un meraviglioso tuffo nel passato.

Per il pranzo siamo andati in una vera istituzione, uno dei locali recensiti da ManVsFood, Phil’s BBQ, il tempio delle costolette di maiale: inutile dire la bontà.

Appesantiti ma felici ci siamo diretti verso La Jolla, una zona di ricche case sul mare, famosa per la sua baia riparata e tranquilla dove si crogiolano al sole i leoni marini per una rigenerante passeggiata sull’oceano.

 

24. San Diego

Da bravi americani, ci siamo concessi anche l’esperienza del brunch  nel quartiere storico di Gaslamp, in un delizioso localino, il Cafè 21 con burritos e omelette gigantesche.

Per smaltire siamo andati a passeggiare all’isola di Coronado, che si raggiunge attraverso un lungo ponte sull’oceano, una zona residenziale particolarmente ricca e opulenta.

Da qui siamo tornati a La Jolla e poi una lunga passeggiata lungo il Pacific Ocean Walk per la nostra ultima serata al Draft, un favoloso pub sulla spiaggia.

 

25. San Diego – Los Angeles – Roma

Dopo aver rischiato di perdere il volo per Roma causa disguido con la compagnia aerea, iniziamo il lungo viaggio di ritorno, stanchi morti ma con innumerevoli posti stupendi da ricordare.

 

Luoghi che ci hanno deluso

Las Vegas

Las Vegas è stata una mia delusione personale. Dopo anni di assidua visione di C.S.I ero super esaltata di vederne le location e ho addirittura insistito per aggiungere una notte. E invece dopo 24 ore volevo scappare via a gambe levate. Sarà che venivamo dal silenzio assoluto della Death Valley e dalla bellezza dello Yosemite, sarà perché con un bimbo è difficile goderti le mille distrazioni di questa assurda città, ma per me è stata una vera delusione. Forse se ci fossimo venuti da “fidanzati”, spensierati e senza figli, sarebbe stato tutto diverso, avremmo potuto goderci le mille follie di questo parco giochi per adulti e non sarei stata così disturbata dal caos, dalla musica a tutto volume a qualunque ora del giorno, dal gioco e dal fumo imperante.

Quello che posso dire con certezza è che va comunque vista: per capire la follia americana dell’eccesso, dell’esasperazione e del consumismo. Solo entrando nella riproduzione fedele di Venezia con tanto di cielo illuminato a giorno e canali di acqua vera o mangiando in uno dei tanti (e troppo decantati) buffet dei casinò si può vedere da vicino la pazzia, lo spreco e l’assurdità di questo luogo fuori dal tempo (non ci sono orologi) e dallo spazio (intorno c’è solo il deserto).

 

Luoghi che ci hanno sorpreso

Santa Cruz

Era prevista solo come riserva e invece ci è piaciuta molto. Oceano, parco divertimenti, street food e perfino i leoni marini che sonnecchiano al warf (il pontile).

Morro Bay

Avete presente le cartoline dalla Scozia? Avete capito bene: nebbiolina, leoni marini, costa selvaggia, porticciolo di pescatori.
Ci è rimasto nel cuore.

Zion Park

Eravamo stati tentati di eliminarlo dall’itinerario per questioni logistiche e di tempo ma alla fine ci ha letteralmente incantato. Peccato il livello di siccità che ha reso quasi inesistenti le cascate e le vasche naturali.

Moab

Come per Morro Bay, Moab rappresentava solamente una base per dormire fuori dal parco, in questo caso quello di Arches e invece ci ha incantato per il suo fascino di frontiera e il suo carattere sportivo.

La cittadina era stracolma di escursionisti, arrampicatori, ciclisti e molti amanti degli sport estremi e fornita di una main street ricca di negozi carini, ottimi ristoranti etnici, birrerie affollate e un’atmosfera da western molto messican style.

San Diego

Avevamo letto e molte persone ci avevano raccontato di quanto questa città della California del sud fosse incantevole ma non pensavamo così tanto.

Quartieri storici, parchi sul mare, bellissime passeggiate lungo l’oceano, un’atmosfera rilassata, un’influenza prettamente messicana, colori, sapori e una luce abbagliante che ti rimane nel cuore.

4 Comments

  • Ciao!!!! Scusa secondo te è fattibile questo l’itinerario:?

    3 notti a San Francisco
    Volo x Las Vegas
    2 notti a Las Vegas (con una giornata alla Death valley)
    1 notte Hatch (dopo bryce canyon)
    1 notte Monument Valley (dopo antelope canyon e horseshoe bend)
    1 notte Grand canyon (dopo monument valley)
    1 notte Needles (dopo G. C. In mattinata e Williams e seligman e Oatman)
    1 notte Palm springs (dopo Joshua tree)
    1 notte San Diego
    2 notti Los Angeles (mezza giornata ancora a S. D. e sosta NEWPORT beach )

  • Ciao quale itinerario mi consiglieresti per 12 notti in California, arrivo e partenza a e da Los Angeles, per una famiglia di 3 persone con bimba di 10 anni, senza fare troppi chilometri? Inoltre è un viaggio che consiglieresti per una famiglia con bimba al seguito?
    Grazie

    • Ciao! è assolutamente un viaggio per famiglie!
      io farei big sur, l strada panoramica che porta a san francisco, passando da monterey e carmel, yosemite, sequoia park, death valley, san diego e ritorno a los angeles!

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