Itinerario nel Canada Orientale in autunno

Il Canada si è fatto spazio nei nostri cuori: ce ne siamo perdutamente innamorati. Natura incontaminata, stupende città a misura di famiglia, spazi immensi, colori sgargianti e il senso di perfetta armonia fra uomo e ambiente naturale.

Fin dal nostro primo viaggio nel Canada Occidentale e sulle Montagne Rocciose, abbiamo capito che questa nazione così vasta esercita su di noi un fascino unico e che sicuramente torneremo ad esplorarla.

Il versante orientale è molto diverso: montagne più dolci, tantissimi laghi, una vegetazione variegata con la presenza dei magnifici aceri, molte città di impronta europea, grande importanza del mare e dei suoi mestieri. Ma soprattutto qui si respira la grande diversità che caratterizza la nazione canadese: un insieme variegato di culture, di tradizioni, di lingue, che nasce dalla sua storia articolata e dalla fusione di tanti popoli diversi. Qui convivono inglesi, scozzesi, francesi, nativi canadesi, ognuno con il suo retaggio storico e il forte senso di appartenenza alla cultura di origine.

E poi il fascino della produzione di sciroppo d’acero, i meravigliosi e tantissimi parchi naturali da esplorare, la possibilità di avvistare tanti animali, fare moltissime escursioni di hiking (camminate), di whale watch (vedere le balene), di attività outdoor (dalla canoa alla bicicletta) e in autunno ammirare un foliage (la colorazione delle foglie) assolutamente strepitoso.

Insomma un viaggio stupendo, ricco di colori e di esperienze. Torneremo a trovarti Canada, torneremo!

Itinerario

Come sempre accade quando si studia e si pianifica un itinerario di viaggio, occorre fare delle scelte. Bisogna capire a cosa si vuole dare la priorità e non potendo vedere tutto, cosa eliminare. Essendo grandi amanti della natura e dei parchi, abbiamo scelto di dare la precedenza all’aspetto naturalistico rispetto alle grandi città. Inoltre, leggendo e curiosando, siamo arrivati alla conclusione di eliminare sia le Thousands Island, sia la Prince Edward Island.

Il motivo è semplice: le Thousands Island ci sembrava una tappa molto poco adatta al periodo autunnale, con il rischio di non vedere nulla a causa della nebbia e della possibile pioggia. Mentre per la Prince Edward Island, non avendo interessi letterari legati al romanzo Anna dai capelli rossi, ci siamo lasciati guidare dall’istinto e dalla nostra predisposizione a prediligere luoghi selvaggi e sperduti.

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1. Roma – Toronto

Il nostro volo prevedeva una levataccia senza precedenti: sveglia alle due di notte per essere in aeroporto alle 4.30, volo per Bruxelles alle 6.30 con scalo per Toronto.

Quando si prospettano questi viaggi così lunghi e faticosi mi sento sempre molto in colpa: sarà giusto sballottare il nostro cucciolo, svegliarlo nel cuore della notte, metterlo in viaggio con il buio? Ma alla fine capisco che per lui è tutta un’avventura. Nel momento di alzarlo delicatamente, ha aperto gli occhi, mi ha fatto un sorrisone dei suoi e ha esclamato con entusiasmo: “Che bello viaggiare mamma!“. Ok stiamo lavorando bene!

Dopo un ottimo volo operato dalla Bruxelles Airlines, atterriamo a Toronto dove ci attende un tempo grigio, umido e stranamente afoso. Nella programmazione del viaggio, abbiamo volutamente ridotto all’osso i giorni a Toronto: il nostro obiettivo era dedicare il maggior tempo possibile alla natura e ai parchi.

Dopo aver ritirato la nostra auto, questa volta una Jeep Wrangler molto sportiva, ci dirigiamo in centro per un pomeriggio a zonzo senza meta. Salire sulla CNN Tower non ha senso: la sua vetta è completamente immersa nelle nuvole, così ci dirigiamo verso il St. Lawrence Market, dove il nostro cucciolo cena in anticipo, passiamo attraverso il Berczy Park, con una curiosa fontana a tema canino, ammiriamo il Gooderham Building, una specie di Flatiron Building canadese, beviamo una birra al The Jersey Giant Pub, ci godiamo la piazza del Toronto City Hall, con la famosa scritta colorata TORONTO e infine ceniamo lungo la pittoresca Queens Street, in un ristorantino economico giapponese, il Touhenboku Ramen.

Riprendiamo il trenino che ci riporterà in aeroporto: abbiamo scelto infatti un alloggio in prossimità dello scalo proprio per avvantaggiarci per il giorno successivo. Questo è il nostro primo viaggio senza passeggino e infatti ne paghiamo le conseguenze le prime sere: il cucciolo crolla e dobbiamo portarcelo a spalla. Non vi dico la fatica!

Dove dormire
Ottimo motel che fornisce navette gratuite da/per l’aeroporto di Toronto.

 

2. Toronto – Parco di Algonquin

Purtroppo ci svegliamo con un cielo che non promette nulla di buono e ci avviamo verso l’Algonquin Park sotto la pioggia battente. Per fortuna nel corso della giornata le condizioni meteorologiche migliorano e arriviamo ad Huntsville con un tempo discreto. La cittadina è molto carina e pittoresca: assomiglia a un villaggio del New England, con le botteghe colorate, il lungo fiume e ci fermiamo per fare spesa al Bullock’s Grocer un fornitissimo supermercato locale.

Quando andiamo in Canada e Stati Uniti, i supermercati sono tappa fissa: facciamo una bella scorta di bottigliette d’acqua, di solito una cassa, frutta, carote, crackers, biscotti e succhi di frutta. In questo modo, spesso a pranzo ci arrangiamo e abbiamo sempre qualcosa a portata di mano in macchina.

Decidiamo di fare un giretto in centro e scopriamo che la Main Street è bloccata per le riprese di un film: parcheggiamo e ci ritroviamo su un set cinematografico. E’ un’esperienza davvero unica: stanno girando un film ambientato sotto le festività natalizie, A Veteran’s Christmas e tutta la città è stata addobbata come se fosse Natale con tanto di neve finta sparata dai camion, alberi innevati, decorazioni e ghirlande. Surreale! Assistiamo anche alla ripresa di alcune scene con gli attori e la troupe al completo.

Per goderci ancora un pò questa atmosfera ci fermiamo a pranzo in città al Huntsville Brewhouse, un bellissimo birrificio locale che serve hamburger favolosi!

Nel pomeriggio entriamo nell’Algonquin Park e prendiamo possesso della nostra incantevole cabin immersa nel bosco. E’ uscito il sole e ne approfittiamo per fare un trail e sgranchire le gambe. Ci dirigiamo al Peck Lake Trail, un percorso facile di 2,3 km che gira attorno a un laghetto.

Rientriamo nel nostro meraviglioso ostello immerso nel bosco in tempo per far giocare Tommy al parco giochi e attrezzarci per la cena. La struttura comune infatti, mette a disposizione un’immensa e fornitissima cucina, oltre ai dei barbecue a gas, sui quali Luca cuoce con grande maestria delle super bistecche di bisonte (acquistate al supermercato di Huntsville) dopo averle lasciate marinare in una salsa favolosa. Ceniamo in ostello con le birre prese al birrificio di Huntsville, giochiamo a carte e ci beviamo una bella tisana bollente mentre il cucciolo crolla per il fuso. Questa è stata una bellissima esperienza che ci rimarrà nel cuore!

Dove dormire
Meravigliose cabin immerse nel bosco, attrezzatissima struttura comune molto accogliente e ben gestita, parco giochi, sauna e barbecue a disposizione. Consigliatissimo!

 

3. Parco di Algonquin

Giornata interamente dedicata al parco. Ci svegliamo all’alba per il fuso e ci ritroviamo immersi in una nebbiolina incredibilmente suggestiva: mi immagino maghi e streghe aggirarsi in mezzo agli alberi. Ci prepariamo la colazione in solitaria, nell’ostello ancora avvolto dal silenzio e poi ci avviamo verso la nostra prima tappa.

Oggi osiamo subito con un percorso lungo e faticoso: il Mizzy Lake Trail è un trail di 11 km, della durata di circa 6 ore. Si attraversano bellissimi paesaggi composti da laghetti, paludi, boschetti: in teoria, questo trail viene consigliato per l’avvistamento degli animali, ma noi purtroppo non riusciamo a vederne nemmeno uno.

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In compenso la giornata si rivela bellissima, anche se molto faticosa. Infatti il percorso alterna facili passerelle e sentieri ben battuti, con lunghi tratti dal tracciato impervio e caratterizzato da sassi, radici sollevate, fango e pozzanghere dovute alla stagione, dislivelli e buche. Nonostante la difficoltà il nostro cucciolo non si è mai arreso, non si è lamentato e anzi, ha interpretato la giornata come una vera sfida da ranger!

Dopo un pranzo al sacco alla fine del giro ci inoltriamo ancora nel parco. Dal momento che Tommy si addormenta appena toccato il seggiolino auto, solo Luca  a fare il Lookout Trail, un anello di 2,1 km, abbastanza ripido e faticoso, che però ricompensa l’escursionista con una magnifica vista su tutta la piana dell’Algonquin.

Vi consiglio una fermata all’Algonquin Visitor Center, verso l’ingresso est del parco: a differenza di molti visitor center canadesi,  minimalisti e con pochissimo merchandising, questo centro vanta non solo un bellissimo bookstore, ma anche una caffetteria e un’area espositiva che illustra la fauna e la flora del parco.

Dirigendoci verso l’uscita siamo costretti a fermarci per un ingorgo stradale. Ci guardiamo e pensiamo la stessa cosa: ci sono animali bordo strada. E così è stato: una deliziosa famiglia di alci. Mamma e piccolo brucavano al limitare della foresta, mentre il papà rimaneva semi nascosto sotto le fronde.

Dove dormire
Ottimo hotel in deliziosa cittadina appena fuori il parco: camere con servizio netflix incluso, pub sottostante (la cucina chiude alle 19.30, dopo solo snack fritti), parcheggio sottostante.

 

4. Parco di Algonquin – Montreal

Lasciamo la zona del parco per dirigerci verso Montreal con un lungo viaggio di circa 4 ore e mezza.

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Decidiamo di dedicare il pomeriggio all’esplorazione della Old Montreal, passando dal quartiere cinese, in festa per le celebrazioni della nascita della Repubblica Cinese.

Girovaghiamo per le vie del centro, ammiriamo la Basilica di Notre-Dame, curiosiamo fra i negozietti e ci dirigiamo verso il Vieux-Port de Montreal: qui i vecchi moli sono stati riqualificati (e il lavoro in parte non è ancora finito) e trasformati in zona interamente pedonale che si snoda fra centri commerciali, parchi verdi, playground, ruota panoramica e belle vedute sul fiume.

Dopo una birretta al Pub BreWskey, scopriamo i giardini interni dello Château Ramezay, con bellissimi allestimenti di zucche per celebrare l’autunno e ci godiamo la bellezza antica di Place Jacques Cartier, una piazza che degrada dolcemente verso il fiume, circondata da meravigliosi palazzi storici con bar, ristoranti e negozi di souvenir.

Avremmo voluto assistere ad Aura, lo spettacolo di suoni e luci all’interno della Basilica, ma avevamo sottovalutato la grande affluenza turistica: prenotate con anticipo il vostro ingresso, altrimenti troverete tutto sold out!

Risaliamo Rue Saint-Paul, purtroppo in rifacimento e tutta un cantiere, e ci fermiamo a cena a Les 3 Brasseurs, un favoloso birrificio dove si mangia davvero in maniera superba.

Dove dormire
Ottimo hotel in pieno quartiere cinese: camere con bagno in comune grandi e confortevoli, parcheggio custodito a due passi, tante possibilità per cenare nei dintorni. Unico neo: non c’è l’ascensore.

 

5. Montreal, Plateau Mont Royal

Il centro della vecchia Montreal è carino ma molto, molto turistico, pieno zeppo di negozi di souvenir un pò pacchiani e con ristoranti davvero costosi.

Se avete una giornata intera da dedicare alla città, vi consiglio invece il Plateau Mont Royal, una delle zone più vivaci, frizzanti e divertenti di Montreal, nato come quartiere operaio e trasformato nel tempo nella culla di scrittori, stilisti, hippy e bohemien.  Partendo proprio dal quartiere cinese (e un pò a luci rosse, ma niente di eccessivo o evidente), basta seguire il Boulevard St. Laurent, sempre sempre dritto. Il grande viale attraversa una serie di micro quartieri, uno più affascinante dell’altro: il Quartier Latin, Le Village, il Mile End e Little Italy.

Ad attendervi murales coloratissimi e affascinanti, alcuni stabili, altri che nascono e muoiono in base all’evoluzione del quartiere, caffè stilosi, emergenti o hipster, boutique più o meno abbordabili, pub, bistrot, negozi storici accanto a quelli ultra moderni, giardini e infine il meraviglioso mercato coperto di Jean-Talon, dove trovare tutte le primizie di stagione e assaggiare diversi tipi di street food.

Per scoprire l’anima del Plateu occorre andare un pò a zonzo, infilandosi nelle vie laterali, lasciandosi guidare dai murales e fermandosi più e più volte nei cafè e nei locali.

 

6. Montreal – Mont Tremblant

Con 3 ore di macchina arriviamo al Parco di Mont Tremblant, una meravigliosa zona interamente ricoperta di boschi a perdita d’occhio, laghetti nascosti e magnifiche passeggiate.

Finalmente iniziamo a vedere i colori del foliage abbellire la catena delle montagne Laurentides, e la cittadina di Mont Tremblant ci affascina subito. E’ una località sciistica di alto livello, molto simile a Whistler, nelle Montagne Rocciose, sul versante occidentale del Canada: nei mesi freddi è meta di sciatori e appassionati di sport invernali, mentre in estate è famosa per tutte le attività outdoor.

Il Pedestrian Village Mont Tremblant è un villaggio turistico pedonale caratterizzato da un’architettura in stile alpino dai colori pastello interamente ricostruito, con grandi alberghi di lusso, negozi di attrezzatura sportiva, ristoranti costosi e moltissime attività per le famiglie: zip line, spa, percorsi avventura, discesa in slittino a tre ruote, crazy jump, pareti per arrampicata e molto altro!

Ha senso dormire qui solamente se avete intenzione di “vivere” la località, di fare attività e di soggiornarci un paio di notti.

Dedichiamo il pomeriggio proprio al Village: passeggiamo in centro godendoci la deliziosa atmosfera del villaggio, con musica dal vivo per il Festival Autunnale, pranziamo alla Microbrasserie La Diable(il posto più economico della città con ottima birra ma cucina non eccelsa), Luca e Tommy si divertono come matti a scendere con la Skyline Luge, una pista in discesa a tornanti di 1,4 km da fare da soli (sopra i 6 anni) o in coppia con i genitori utilizzando uno slittino a 3 ruote dotato di manubrio e freno.

Dopo una pausa in hotel a causa della pioggia, torniamo in città per assistere allo spettacolo del Tonga Lumina. Si sale in cima alla montagna con la seggiovia, nel buio e nella bruma, e si segue uno scenografico e spettacolare sentiero in mezzo al bosco ammirando giochi di luce, installazioni luminose e racconti sonori che narrano la leggenda del gigante che un tempo abitava queste montagne. Ogni volta che si risveglia, i suoi discendenti tornano in questa terra sacra per cercare la sua antica saggezza. In questi tempi moderni, in cui si sta perdendo il rispetto per la natura, il gigante chiama anche noi e ci svela i suoi segreti.

Finito il percorso, torniamo in centro per cenare nuovamente alla Microbrasserie e rientando in hotel un gruppetto di daini ci attraversa la strada.

Dove dormire
Bellissimo hotel a 2 km dal centro di Mont Tremblant, circondato dai boschi e a due passi dal lago.

 

7. Parco di Mont Tremblant

Ci svegliamo con un bellissimo sole e con tanto entusiasmo entriamo nel Parco di Mont Tremblant per una giornata all’aria aperta. Il parco, che si estende con una superficie di 1500 mq, ricco di boschi, laghi, fiumi e animali, è diviso in 3 zone: il Secteur du Diable è quello più battuto e visitato, il Secteur du la Pimbina è più indicato per i campeggiatori e gli amanti del kayak mentre quello dell’Assomption è la zona più incontaminata del parco.

Dal Visitor Center principale, bellissimo e attrezzato con zona pic nic esterna e divani con camino all’interno, partono diversi sentieri panoramici, quasi tutti nel sottobosco.

Scegliamo di seguire il trail La Corniche: 3,4 km, andata e ritorno sullo stesso percorso, quasi interamente in salita moderata, adatto a tutti, con possibilità di congiungersi con un altro sentiero, quello della Coulée. Il punto di arrivo del trail è un belvedere scenografico sulla valle del Lac Monroe e sul massiccio del Mont Tremblant: una vista superba che vi lascerà a bocca aperta!

Dopo uno spuntino veloce al Visitor Center, seguiamo un altro piccolo percorso, La Chute-du-Diable, 1,4 km andata e ritorno per ammirare delle cascate, carine anche se non strabilianti. Pausa merenda lungo lago per poi proseguire per un ultimo trail, Le Lac-des-Femmes, che parte dal Centre de services du Lac-Monroe: un anello di 3,1 km in mezzo a un bel sottobosco, tracciato senza difficoltà. Dal centro servizi, dotato di caffetteria e un piccolo shop, è possibile anche noleggiare le canoe, entro le 15.30 del pomeriggio.

Per tornare in città decidiamo di fare il giro più lungo, seguendo una strada sterrata che si inoltra nel cuore del parco e che porta all’ingresso della Pimbina: occorrono quasi 2 ore ma il percorso in auto è meraviglioso, grazie a un foliage decisamente spettacolare e alla quasi totale assenza di altre vetture.

Per la cena ci dirigiamo al Mont-Tremblant Village, un piccolo pugno di case defilate rispetto agli impianti sciistici, che si trova sul Lac Mercier: il Au Resto-Pub «Au Coin» si rivela inaspettatamente buono e dai prezzi contenuti.

 

8. Mont Tremblant – Rigaud

Dopo un ultimo giretto in zona per ammirare il foliage sempre più acceso, ci dirigiamo verso il Parc Oméga, tra Ottawa e Montreal. Siamo stati indecisi fino all’ultimo, se inserire o meno questa riserva faunistica nel nostro itinerario.

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Normalmente non amiamo gli zoo e le riserve, dove gli animali sono “attrazioni”confinate in aree molto ristrette ad uso e consumo dei turisti. Desideravamo però far vedere  al nostro cucciolo alcuni animali difficilmente avvistabili in natura e devo dire che il Parc Oméga non ci è dispiaciuto. In questa grande area verde e boscosa, gli animali vivono in semi libertà e i visitatori girano con la macchina in stile safari, incontrando daini e cervi che si avvicinano ai finestrini per cercare le carote (in vendita al Visitor Center) e una carezza. La visita porta via un paio d’ore e i bambini si divertiranno moltissimo.

Quello che decisamente non mi è piaciuto è lo spettacolo dei lupi: è davvero triste e poco edificante vedere questi animali simbolo della libertà aspettare avidamente le bistecche dagli addetti e ancora meno gli orsi, relegati in porzioni di parco così ristrette.

Sebbene sia un’attrazione curata, ben tenuta e di grande impatto per i bambini, continuo a pensare che non sia educativo e che la natura debba essere sempre libera e incontaminata. Unico punto a favore del parco è la presenza esclusiva di animali autoctoni della regione.

Se visitate il parco in autunno, due annotazioni:

  • ricordatevi di prestare attenzione ai cervi e caribou maschi, quelli con le corna per intenderci, che sono particolarmente aggressivi essendo la stagione della riproduzione.
  • molte strutture interne sono chiuse o non attive e anche le passeggiate diventano difficoltose per il fango e il freddo.

Non ci ha invece deluso una delle tappe più attese del viaggio, La Sucrerie de la Montagne. Sulla guida Mondadori si parla di questa località senza darne un giudizio definitivo: molto pittoresca da un lato ma anche un pò trappola per turisti dall’altro. A convincermi a inserirla nell’itinerario, oltre a una serie di ottime recensioni trovate in rete, un bell’articolo ricco di foto di Lost in Food, un blog di viaggi e di esperienze molto interessante, che seguo da diverso tempo.

Cosa penso io? Che per assaporarne la magia, occorre prendersi tutto il tempo e soggiornarci. Sperduta nei boschi centenari di aceri stupendi, immersa nel silenzio e nella natura canadese, questa fattoria dedita alla raccolta della linfa e alla lavorazione dello sciroppo d’acero dagli anni ’70 è una vera meraviglia e un’istituzione della regione. Ho visto autobus scaricare decine e decine di persone che, con i classici tour organizzati, vengono a visitarla e a cenare alle 18.30. Nulla di più sbagliato. La vera magia inizia quando non c’è più nessuno, quando puoi accenderti il caminetto nella tua cabane, quando puoi aggirarti in tranquillità e osservare ogni singolo oggetto storico oppure camminando nei boschi circostanti con la nebbiolina mattutina, che avvolge tutto in un silenzio irreale per poi concederti una superlativa colazione davanti a un immenso camino acceso solo per te.

La Sucrerie è un piccolo villaggio in mezzo ai boschi, che sembra uscito direttamente dalle illustrazioni di un libro di favole nordiche. Qui tutto ha un sapore magico e l’atmosfera d’altri tempi vi incanterà lasciandovi senza parole: cabane ovvero casette in tronchi di legno dove alloggiare, grandi saloni con camino illuminati da decine e decine di lucine dove degustare la cucina del Quebec, oggetti antichi della tradizione boscaiola, foto d’epoca, visi gentili disposti a raccontarvi la storia di questo posto così incantato, i laboratori dove si prepara lo sciroppo d’acero e ovviamente un piccolo magazin, uno shop dove acquistare i migliori prodotti realizzati con il delizioso liquido ambrato.

Per noi pacchetto completo: cena tradizionale annaffiata con ottimo vino locale e sciroppo d’acero al suono della musica folk canadese, pernottamento in una pittoresca cabane di legno con caminetto acceso, visita del villaggio insieme a Stefan Faucher, il figlio del “mitologico” proprietario di questa struttura, Pierre Faucher (che assomiglia in maniera incredibile a Babbo Natale!) e una strepitosa colazione davanti al camino con vista sul bosco immerso nella nebbia. Tappa imperdibile!

Dedicate a questo posto delle meraviglie tutto il tempo necessario: non abbiate fretta di ripartire!

Dove dormire
Essendo in 3 abbiamo scelto la Maisonnettes du Trappeur et du Bùcheron, un’incantevole cottage in tronchi di legno con camera da letto soppalcata e camino enorme per riscaldare le fredde notti autunnali.

 

9. Rigaud – Quebec City

Dopo aver dedicato tutta la mattina alla scoperta in solitaria della Sucrerie de la Montagne e di aver conversato amabilmente con Stefan Faucher, che ci ha svelato tutti i segreti della produzione dello sciroppo d’acero e ci ha raccontato molti aneddoti della storia della sua famiglia, ripartiamo a malincuore per Quebec City.

Vorrei spendere due parole sulla città più antica del Canada, Quebec City: leggerete molto spesso quanto sia turistica e affollata di giapponesi che sbarcano quasi ogni giorno dalle navi da crociera che attraccano al porto. E’ vero, è impossibile negarlo. Ma Quebec City è come l’avevo sempre sognata: romantica, antica, ricca di storia, incantevole, strepitosamente bella. Sembra di fare un salto indietro nel tempo. Avrete l’impressione di essere entrati in una vecchia cartolina vintage. A nostro favore il periodo: in autunno è molto meno frequentata dal turismo di massa, i colori sono deliziosi e così anche l’atmosfera, che si tinge delle suggestioni della stagione.

Dopo aver preso possesso del nostro appartamento nel sobborgo di Lévis, esattamente di fronte alla rocca di Quebec City, prendiamo il traghetto: in 10 minuti e con una vista straordinaria sulla città, ci porta dall’altra parte del fiume.

Decidiamo di esplorare la Vieux Basse Ville, ovvero la parte del centro incuneata tra la città alta, la rocca e il lungo fiume. Ci attendono stradine ripide e strette, vicoli pittoreschi, case antiche che sembrano uscite direttamente da un romanzo, piazzette deliziose, angoli da cartolina che vi faranno esultare in continuazione. Unica pecca, la quantità impressionante e anche un pò fastidiosa, di negozi di souvenir che smorzano molto l’atmosfera e stonano decisamente con l’ambiente circostante.

Ci concentriamo su Rue de Petit Champlain, una delle vie più fotografate della città, ma anche Rue Cul de Sac e la bellissima Umbrella AlleyRue de Notre Dame che sfocia davanti al murales più famoso di Quebec City e la magnifica Place Royal, in cui non si fatica ad immaginare uomini con bastone e tuba camminare al fianco di signorine in gonne e crinolina. Girovagate per non perdervi nemmeno un vicolo!

E’ d’obbligo la salita con la funicolare fino alla Terrasse Dufferin, con l’imponente figura dello Chateau Frontenac illuminato all’imbrunire: da qui ci attende una vista favolosa sul fiume e una bellissima passeggiata. A immaginare la costruzione di questo castello dall’atmosfera metà scozzese e metà francese, fu William Van Horne, presidente della Canadian Pacific Railway Company, al fine di promuovere i viaggi di lusso in treno. Infatti non è un castello come potrebbe sembrare, ma un hotel di quasi 600 stanze suddivise su 18 piani: immenso. Sappiate che accedervi non è facile, ma si possono prenotare delle visite guidate per ammirarne gli interni esclusivi.

Devo dire che in autunno la terrazza è molto meno viva rispetto alla stagione estiva: nessun artista di strada, nessun banchetto di delizie, come quelli che realizzano i maple taffy, ovvero i lecca lecca fatti con lo sciroppo d’acero a contatto con il ghiaccio.

Infine ceniamo al Le Lapin Sauté, un bistrot specializzato in piatti a base di lepre e coniglio dove assaggiamo prelibatezze tipiche del Quebec. Obbligatoria la prenotazione: ci sono pochissimi tavoli ma l’atmosfera è deliziosa! Prima di riprendere il traghetto, passeggiamo di nuovo lungo Rue de Petit Champlain, una delle vie più famose al mondo, immortalata da migliaia di fotografie, sotto la neve nel periodo natalizio. Questa viuzza, per anni, è stata un mio travel dream, ma devo ammettere che l’unico modo per ammirarla in tutto il suo splendore è dopo cena, quando ormai i turisti si sono ritirati nei loro alloggi e si presenta deserta e solitaria. Allora si che riemerge la sua vera bellezza.

Dove dormire
Un immenso appartamento su due piani con 2 camere da letto, 2 bagni, veranda e accesso diretto al lungo fiume pedonale di Lévis, che in 5 minuti a piedi porta direttamente alla stazione dei traghetti. Comodissimo e accogliente.

 

10. Quebec City

Ci svegliamo purtroppo sotto una pioggia insistente e dopo una lauta colazione in una splendida caffetteria di Lévis, Café Bonté Divine, ci dirigiamo verso il centro sempre utilizzando il traghetto.

Per ottimizzare il tempo e dar modo la tempaccio di sfogarsi, decidiamo di visitare Le Musée de la Civilisation. Sebbene sia molto interessante, questo museo dedicato alla storia del Quebec è troppo variegato e dispersivo. Al suo interno infatti presenta diverse collezioni permanenti e mostre temporanee che spaziano dalle culture native alle tappe dell’evoluzione storica e commerciale della regione, dall’esposizione di oggetti di uso quotidiano di due secoli a una sezione molto divertente pensata per famiglie e ragazzi per osservare il mondo che ci circonda da prospettive insospettate.

Il tempo sembra leggermente migliorare e ci allunghiamo al Marché du Vieux Port per pranzare con un’insalata di cous cous e di quinoa: se vuoi conoscere l’anima di un luogo, visita i suoi mercati. E noi normalmente non ce ne perdiamo uno. Qui ci sono traboccanti banchi di frutta e verdura di stagione che si alternano ai tipici prodotti del Quebec come sciroppo d’acero, zucchero d’acero e qualsiasi derivato e delizia si possa preparare con il famoso liquido ambrato. Come mercato non è imperdibile ma se siete in zona merita un salto per i suoi vivaci colori.

Risaliamo verso la città alta (Quebec City può essere molto faticosa per le sue salite e discese decisamente ripide), proviamo a salire sulle antiche mura ma la maggior parte è in ristrutturazione. Così seguiamo la pittoresca Rue Saint-Jean, fra negozietti incantevoli e caffetterie fino allEpicerie J.A.Moisan, che si definisce la drogheria più antica del Nord America. Che sia vero o no, è una vera miniera di prodotti che arrivano da tutto il mondo, un caleidoscopio di colori, sapori e profumi che vi inebrieranno e vi faranno venir voglia di assaggiare tutto.

Continuiamo il nostro giro per la Città Alta, passando da Rue d’Auteuil, dalla cittadella, Rue des Grisons, Rue Haldimand, Rue Saint Louis, Rue de Tresor fra i tanti pittori che qui espongono le loro tele, Rue de Buade e la zona del Municipio tutta addobbata a tema Halloween.

Concludiamo la giornata, dopo un giretto per negozi, in un ristorante davvero carino, in stile country canadese come piace a noi, La Buche, specializzato in cucina quebecoise: una vera delizia! Per tornare verso il traghetto ripercorriamo una delle tante ripide viuzze che portano al lungo fiume, Rue Cote de la Montagnee la scalinata Escalier Casse Cou, ovvero “a rotta di collo” per poi ripassare da Rue de Petit Champlain per un ultimo sguardo.

In questa zona ogni angolo può riservare vedute magnifiche e il castello si ammira da moltissime prospettive diverse.

Non vi nascondo che quando siamo tornati dall’altra parte del fiume, a Lévis, e ho guardato per l’ultima volta la rocca illuminata, avevo il magone. Un giorno ti rivedremo Quebec City, magari sotto la neve!

 

11. Quebec City – Chute Montmorency – Ile d’Orleans – Baie-Saint-Paul

Il sole e il cielo blu baciano questa giornata che si prospetta bellissima. E infatti partiamo alla grande con la visita alla Chute Montmorency. Si tratta di una meravigliosa e scenografica cascata alta 83 metri, inserita in un parco provinciale ricco di attrattive e di percorsi escursionistici.

E’ possibile ammirare la cascata da diverse prospettive: noi vi consigliamo di parcheggiare al Manoir Montmorency e salire fino al ponte sospeso proprio nel punto in cui le acque precipitano nel vuoto, poi passare dall’altro lato della cascata, scendere dalle scale panoramiche dotate di alcuni scenografici belvedere fino alla base, per poi risalire usando la funivia. Il percorso è davvero suggestivo e piacerà moltissimo ai bambini e ai ragazzi.

Finita la visita, proseguiamo con il giro dell’Île d’Orléans, una piccola isola alle porte di Quebec City, che si trova esattamente di fronte alla cascata.

Una volta che avrete attraversato il ponte e seguito la strada ad anello che in 60 km fa tutto il giro dell’isola, vi sembrerà di essere tornati indietro nel tempo: un paesaggio bucolico di grande bellezza, con campi a perdita d’occhio, villaggi pittoreschi da cartolina, antiche fattorie caratterizzate dai tipici fienili in legno chiamati burn, mucche al pascolo, trattori in movimento e una serie infinita di piccoli e grandi produttori di prelibatezze canadesi. Dai vini realizzati con i mirtilli al cidro profumato, dalle marmellate di fragole alle mele, passando da ogni genere di delizia della terra.

Per fare il giro dell’isola servono un paio d’ore ma per fermarsi a visitare qualche azienda locale, mettete in conto mezza giornata abbondante. Se poi siete nella stagione delle raccolte, allora potete considerare la possibilità di fermarvi per la notte e concedervi un soggiorno più lento e tranquillo.

In autunno non ci sono molte attività da fare, addirittura alcune fattorie sono chiuse ma abbiamo trovato un bellissimo pumpkin patch, ovvero un campo adibito alla raccolta delle zucche con annesso un divertente corn maze, ovvero un labirinto realizzato in un campo di granturco. Molto north america style!

Dopo aver assaggiato e comprato favolose marmellate di fragole al wasabi, al basilico e al coriandolo da Tigidou, pranziamo nella favolosa La Boulange, che oltre a dolcetti e pani di ogni tipo, prepara anche pizzette e zuppe, proseguiamo poi per degustare cidri aromatici da Domaine Steinbach e infine vini realizzati con mirtilli da Cassis Monna & Filles.

Risalendo verso nord avevamo in programma la sosta al Canyon Sainte-Anne, un meraviglioso parco con sentieri adatti a tutti, ponti tibetani, zip line a picco sul fiume (accessibili anche a bimbi di 5 anni) e vie ferrate per i più esperti. Purtroppo avevamo sottovalutato il tempo da dedicare all’isola, siamo arrivati nel tardo pomeriggio e il parco prevede l’ultimo ingresso alle 16.00. Vi consigliamo di andarci la mattina per godervi questo bellissimo parco immerso nei boschi!

Terminiamo la giornata nella deliziosa cittadina di Baie-Saint-Paul, che vanta un bel centro con casette pittoresche e una birreria artigianale dove si cena in maniera divina, Le Saint-Pub

Dove dormire
L’ostello della gioventù si trova all’interno di un complesso religioso: parcheggio interno, camere vecchissime e scarsa pulizia. Bocciato, nonostante l’ottima posizione rispetto al centro.

 

12. Baie-Saint-Paul – Halte au Béluga – Sacré-Coeur

Ci attende una lunga mattinata di trasferimento aggirando il fiordo di Saguenay. Questo lungo fiume, emissario del lago Saint Jean, si estende per circa 100 km con le sue acque scure e profonde per sfociare in quelle gelide del fiume San Lorenzo.

Circondato da boschi fitti e da scogliere selvagge, è il posto ideale per accogliere e proteggere la meravigliosa fauna marina del Quebec: qui si possono avvistare i delicati Belouga bianchi in via di estinzione (in questa zona se ne contano 889 esemplari), le foche (comuni, grigie e della Groenlandia), le orche e una serie incredibile di balene di varia tipologia.

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Per arrivare fino qui si attraversano meravigliose aree ricoperte da boschi sconfinati (coloratissimi in ottobre) che meriterebbero ciascuno una sosta, come il Parc de la Jacques Cartier e l’incontaminata Riserva Faunistica dei Laurentides. Ovviamente, quando si pianifica un viaggio, occorre fare delle scelte e non si può vedere e visitare tutto.

Ci fermiamo per una sosta a ora di pranzo nel minuscolo ma incantevole villaggio di Sainte-Rose-du-Nord: 4 casette colorate affacciate sulle acque plumbee del fiume.

Proseguiamo per il Parc National du Fjord-du-Saguenay, nel settore Baie-Sainte-Marguerite. Dal centro visitatori, molto ben attrezzato per il campeggio libero, parte il sentiero Halte au Béluga: questo incantevole percorso quasi tutto pianeggiante o con lievi pendenze, in 6 km porta  al punto di osservazione dove i beluga allevano i piccoli. Purtroppo non è stagione e ovviamente non riusciamo a vedere nulla ma la passeggiata è comunque molto piacevole grazie al foliage e alle stupende vedute sul fiordo.

Il tempo peggiora al’improvviso e riusciamo appena in tempo a fare la spesa nel villaggio di Sacre-Coeur, prima che inizi un bell’acquazzone. Cenetta casalinga a base di bistecche di maiale e zuppe in scatola nel nostro incantevole alloggio immerso nei boschi mentre fuori piove senza sosta.

Dove dormire
Meraviglioso chalet con cucina a disposizione, stupenda zona relax con divani, giochi per i bimbi e stufa a legna, vasca idromassaggio esterna e atmosfera romantica.

 

13. Tadoussac

Siamo stati indecisi fino all’ultimo sul partecipare a un’escursione per l’avvistamento delle balene a Tadoussac: questa esperienza l’avevamo già vissuta durante il nostro viaggio in New England e l’idea di soffrire di nuovo il mal di mare su grandi barconi traballanti non ci entusiasmava particolarmente.

Ma alla fine, complice anche il bel tempo, ci convinciamo. Nel fiordo di Saguenay, oltre alle classiche imbarcazioni di grandi dimensioni, il mezzo migliore per avvistare le balene è lo Zodiac, un particolare gommone, snello e veloce, in grado di avvicinarsi molto di più ai cetacei. Normalmente non ammettono i bambini sotto i 6 anni (per motivi di sicurezza), ma scopriamo che una sola compagnia delle tante operanti nella zona, la Croisieres Neptune, li accetta di qualsiasi età. Infatti, a differenza dei classici zodiac interamente aperti (dove si patisce tantissimo il freddo), più piccoli e instabili, questa compagnia usa una tipologia più grande e dotata di una copertura semiremovibile che permette di effettuare i tragitti senza freddo e di aprirsi in prossimità degli avvistamenti per consentire le fotografie.

E’ stata una delle scelte più azzeccate della nostra vita. Dopo aver visto una serie infinita di dorsi e di code, come già nel New England, ecco la meraviglia delle meraviglie. Senza preavviso, senza darci la possibilità di prendere la macchina fotografica, ecco che una splendida balena è saltata di fronte ai nostri occhi, elevandosi in tutta la sua maestosità, uscendo completamente dalle acque gelide del fiordo e con un’incredibile torsione è ripiombata nel fiume con un’agilità impensabile. Già questo evento è annoverabile come raro ed estremamente difficile da ammirare ma pochi secondi dopo, un’altra balena, o la stessa, non saprei dire, salta per la seconda volta: angolazione diversa, senza torsione, ma in ogni caso magnifica. E come a volerci baciare, la fortuna ci permette di vedere un terzo salto, in verticale: e qui Luca riesce a immortalare il momento.

La nostra guida grida dall’entusiasmo e si commuove. Abbiamo assistito a un vero miracolo della natura. Indimenticabile. Tre salti di balena in rapida successione. Praticamente come vincere al super enalotto.

Ancora galvanizzati dall’esperienza, proseguiamo la giornata con un rapido pranzo al sacco per poi dirigerci a Cap de Bon Desir, un magnifico punto panoramico sul fiume San Lorenzo, da cui si potrebbero vedere le balene a occhio nudo. Noi siamo ampiamente soddisfatti e ci godiamo invece le falesie di rocce e la tranquillità del posto, mentre il nostro cucciolo si diverte a giocare sui terrazzamenti di pietra.

Rientriamo a Tadoussac in tempo per fare una piccola passeggiata a piedi, Le Sentier de la Pointe-de-l’Islet, un piccolo percorso ad anello di 900 metri che parte in prossimità del porto turistico e che permette magnifiche vedute sulla baia e qualche avvistamento, con un pò di fortuna.

Dopo una camminata sulla spiaggia di Tadoussac e dopo aver ammirato il suo gioiello, ovvero l’antico hotel rosso risalente al 1865, percorriamo le Sentier du parc de nos Ancêtres, un piccolo percorso in mezzo al bosco nel cuore del paese, una specie di scorciatoia che collega la spiaggia alla parte alta del villaggio. Il sentiero è scandito da poesie di autori famosi.

Concludiamo la giornata con una birra artigianale alla Microbrasserie Tadoussac (non fanno cucina ma solo aperitivi) e un hamburger al Pub Tomawak.

Dove dormire
Bellissimo b&b a conduzione familiare: colazione favolosa e cucinata sul momento, ottima posizione a due passi dalla spiaggia, parcheggio interno e perfino dependance munita di giochi e biliardo a disposizione degli ospiti. Super consigliato.

 

14. Tadoussac – Parc du Bic – Pointe-au-Père – Matane

Oggi ci attende il nostro primo traghetto: da Les Escoumins a Trois-Pistoles, all’inizio della penisola della Gaspesie. 90 minuti di traversata ammirando il paesaggio, giocando a carte e avvistando anche qualche foca e orca.

Ci dirigiamo subito al Parc nationaldu Bic: questo piccolo ma delizioso parco alle porte della Gaspesie, è famoso per le foche che abitano le fredde acque che lo circondano. Ci colpisce subito per il suo carattere prettamente marino: i sentieri si snodano lungo le sue anse e le sue baie, le maree rendono possibile il raggiungimento a piedi di piccole isole e i boschi arrivano fino alle spiagge. Incantevole.

Dopo un breve pranzo al sacco presso il Visitor Center dell’ingresso Sud Ovest, iniziamo la visita del parco. Per prima cosa seguiamo un paio di brevi percorsi, quello che porta a Cap Caribou e a Les Anses, punti panoramici affacciati sul mare.

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In seguito ci spostiamo al Visitor Center Ferme Rioux, ricavato in un antico granaio. Da qui parte Le Chemin du Nord, 4 km interamente in piano che seguono il profilo costiero, attraversando boscaglia, spiagge e sentieri che collegano piccole sale da thè, casette di sosta e antichi covi di contrabbandieri, tutti ormai chiusi per la stagione fredda.

Arriviamo a Matane giusto in tempo per la cena in un favoloso microbirrificio, La Fabrique, dove ci rifocilliamo con le migliori costolette di maiale mai mangiate!

Dove dormire
Ottimo motel affacciato sul mare. Nella struttura principale è possibile accedere anche alla spa con piscina.

 

15. Matane – Parc de la Gaspesie

Ci svegliamo purtroppo sotto una pioggia battente e così decidiamo di concederci una lenta colazione alla Boulangerie Toujours Dimanche, dove gustare dolcetti preparati al momento mentre il nostro cucciolo gioca nell’angolo dedicato ai piccini.

Non appena la pioggia sembra allentare la presa, ci dirigiamo verso il Parc de la Gaspesie. Il tempo non gioca dalla nostra parte: le nuvole basse avvolgono le montagne impedendoci di ammirare i magnifici colori autunnali che riusciamo appena a individuare nel grigio di questa giornata uggiosa ma nonostante tutto, molto suggestiva.

Dopo uno spuntino veloce al Visitor Center Gîte du Mont-Albert, non ci facciamo scoraggiare e in un pausa dalla pioggia seguiamo un paio di trail che insieme formano una specie di anello: Chute-Sainte-Anne (1.7 km) e Belvédère de la Lucarne (2.5 km ). Attraversiamo un meraviglioso sottobosco e finalmente ci sgranchiamo le gambe cercando di non lasciarci abbattere da questa giornata plumbea.

Nel periodo autunnale, all’interno del Parco della Gaspesie, molte strade e sentieri sono chiusi per proteggere e non disturbare l’accoppiamento, la gestazione e la nascita dei caribou.

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Per fortuna la giornata ci riserva una piacevole sorpresa. Nella cittadina dove soggiorniamo, Sainte-Anne-des-Monts, alla Microbrasserie Le Malbordsuonano dal vivo e si respira una bellissima atmosfera. Rimaniamo a lungo prima di cenare all’Auberge Pub Chez Bass.

Dove dormire
Ottimo hotel affacciato sul mare, con camere immense e spaziose.

 

16. Parc de la Gaspesie – Parc de Forillon

Ci svegliamo con sole e cielo blu terso e l’entusiasmo è alle stelle. Dopo una lauta colazione alla Boulangerie MARIE4poches, uno di quei posticini che piacciono a noi, curati, deliziosi e con angolo bimbi immancabile (ci troviamo nuovamente coinvolti nelle riprese di un programma televisivo canadese) iniziamo a seguire il profilo costiero della penisola della Gaspesie.

Ci rendiamo subito conto di essere approdati in un angolo del Canada Orientale davvero sperduto e poco turistico. Qui si stanno già preparando al lunghissimo inverno circondati dai ghiacci, le barche sono state ritirate dal mare e quasi tutte le attività turistiche e commerciali sono chiuse. Seguendo la costa si attraversano villaggi composti da un pugno di case: non esistono locali, ristoranti, negozi, solamente qualche abitazione sperduta, fari solitari e stradine deserte.

Ci sono ben 6 fari lungo il percorso: noi ci fermiamo al piccolo Faro de la Martre, solamente da vedere dalla macchina, il bellissimo Faro di Cap de la Madeleine, bianco e rosso (peccato per il piccolo museo chiuso), il Faro di Cap Chat, minuscolo e arroccato sul fianco della scogliera e infine il Faro di Cap des Rosiers, esposto alla furia del vento.

Dopo un breve giro di ricognizione nel Parco del Forillon, mentre si alza un vento gelido e le nuvole chiudono il cielo, rientriamo al nostro b&b prima del previsto: la proprietaria si offre di prepararci la cena, dal momento che in zona è tutto chiuso. Ceniamo in compagnia di una coppia parigina mentre ascoltiamo i racconti della signora sulla vita locale.

Dove dormire
Delizioso b&b gestito da un’anziana e simpatica signora, a due passi dal parco del Forillon.

 

17. Parc de Forillon – Percè

Il tempo sembra concederci una tregua e così decidiamo di seguire un percorso all’interno del Parco Nazionale del Forillon. Occorre annotare che intorno al 9 di ottobre il parco si prepara alla chiusura: alcune strade sono interdette, gli accessi sono gratuiti, i visitor center chiusi e sono iniziati diversi lavori di manutenzione prima del grande gelo. Abbiamo la natura tutta per noi.

Scegliamo il trail Les Graves, 8 km andata e ritorno: il sentiero, quasi tutto pianeggiante tranne l’ultimo tratto in salita, attraversa boschi e campi che si affacciano sulle baie argentate da cui è possibile, come è successo a noi, avvistare le balene! Il percorso conduce a Cap-Gaspé, arroccato su una scogliera di 95 metri, sulla quale si erge indomito un grande faro bianco e rosso. Questa è la famosa fine del mondo: tira un vento pazzesco e per fortuna il capanno di accoglienza è aperto, per ripararci qualche minuto. Da qui passa il famoso Appalachian Trail, che porta nel Maine e infine in Georgia. Tornando indietro avvistiamo anche due porcospini aggrappati agli alberi a due passi da noi.

Ci rifocilliamo con una calda zuppa thailandese al Brise Bise, nella cittadina di Gaspé e notiamo subito che da qui in poi il territorio si fa meno solitario, più abitato e maggiormente turistico.

Arriviamo a Percé nel tardo pomeriggio, con un tempo cupo e un vento che porta via: troppo tardi per qualsiasi attività, troppo presto per la cena. Ci ritiriamo in hotel per scaldarci un pò e pianificare il giorno successivo.

Dopo esser stati rifiutati nel pub più bello della cittadina, il Pub Pit Caribou, che non accetta bambini, ci concediamo una superlativa (quanto costosa) cena a base di pesce a La Maison du Pêcheur: un ristorante delizioso ricavato in un ex capanno del pesce. Candele, piatti favolosi e atmosfera romantica.

Dove dormire
Ottimo motel con vista sull’isola di Rocher Percé.

 

18. Percè – Campbellton

Nei lunghi viaggi capita sempre la giornata NO, quella storta, quella dove tutto si combina male. Ci siamo.

L’inizio è pessimo: pioggia vaporizzata e vento freddo ci impediscono di seguire i nostri programmi. Niente sentieri, nessuna salita alla piattaforma di vetro con vista panoramica al Geopark du Percé, meno che meno gite in barca sull’isola che non si riesce a vedere per la nebbia fitta.

Ci consoliamo con una bella e lunga colazione alla Boulangerie le Fournand. Lascio i miei ometti nella panetteria e mi avventuro sul lungo mare di Percé per una piccola passeggiata, sfidando il vento e la pioggia. Come già visto in altre località, queste zone danno sicuramente il meglio in estate regala, quando sono vivibili all’aperto e il tempo è clemente: in ottobre è tutto chiuso e la giornata uggiosa rende impraticabile anche il bel boardwalk in passerella, dotato di panchine e di playground.

Ci spostiamo di pochi chilometri per visitare il Magasin Général Historique Authentique, un antico emporio risalente al 1928. Chiuso, apre nel pomeriggio. La mia faccia delusa e sconsolata deve aver però intenerito il proprietario che, in attesa dell’apertura, stava facendo le pulizie. Ci permette di curiosare per 20 minuti. All’interno il tempo sembra essersi fermato: oggetti, stoffe, utensili ci riportano a un’epoca passata. Bellissimo.

Il tempo non si dimostra clemente e l’unica cosa che possiamo fare è fermarci per pranzo a Bonaventure: ci consoliamo con un ramen da La Chope à Soupe e un caffè nella vicina Boulangerie Artisanale La Pétrie.

Arriviamo a Campbellton nel tardo pomeriggio e ci assale la depressione: è una tipica città di confine, desolata, triste e senza alcuna attrattiva. Per concludere il disastro della giornata scopro di aver lasciato a Bonaventure lo zainetto del nostro bimbo, con tutti i suoi giochi: tragedia. Cena di ripiego alla Brasserie 1026 Bar & Grill, uno dei pochi indirizzi della città.

Dove dormire
Ottimo b&b gestito da coppia un pò hippy, favolosa colazione preparata al momento.

 

19. Campbellton – Truro

Oggi ci aspetta una lunga giornata di trasferimento verso la Nova Scotia. Per non trascorrerla tutta in macchina e sgranchire le gambe, decidiamo di inserire una tappa non prevista al Kouchibouguac National Park. Come quasi sempre accade in questi casi, le cose più inaspettate si rivelano bellissime.

Questo piccolo parco che si estende per 238 kmq nei territori acadiani del New Brunswick, è una specie di patchwork di ambienti naturali: dune di sabbia dorata, estuari pieni di vita, spiagge oceaniche battute dai venti, saline, torbiere, boschi acadiani, il tutto condito dalla cultura Mi’kmaw, i nativi della zona. Il Canada non finisce mai di stupire.

Dopo un caffè in un bizzarro bar lungo strada, il Lafiouk Diner,  il cui proprietario si è divertito a decorare la sua proprietà con la più grande quantità di addobbi di Halloween mai visti tutti insieme, e una sosta al Visitor Center quasi in chiusura, con un bellissimo reparto dedicato ai bambini, ci inoltriamo nel parco.

Seguiamo prima il Beaver Trail, un percorso di 1,4 km su un terreno di sottobosco facile e pianeggiante, intervallato da pannelli esplicativi che raccontano la presenza dei castori in questa zona. Qui ci troviamo di fronte a un foliage strepitoso che ci godiamo in solitaria.

Poi ci fermiamo al Kellys Beach boardwalk: 1.2 km su passerella attraversando dune e paludi fino alla spiaggia oceanica. Impossibile resistere per il vento.

Infine intraprendiamo il Bog trail,1.8 km: la prima parte attraversa la foresta fino ai bordi della torbiera, dove i visitatori possono salire una scala a spirale di sei metri fino alla cima della torre che offre una vista sul panorama sottostante. Il sentiero conduce poi attraverso la palude, dove si possono vedere piante carnivore che crescono nel mondo umido dei muschi. I pannelli interpretativi forniscono informazioni generali sulla formazione della torbiera e sulla sua vita vegetale. I colori autunnali di questo insolito paesaggio sono favolosi.

Contenti della giornata arriviamo a Truro, tappa puramente di appoggio e ceniamo al Swiss Chalet Rotisserie & Grill.

Dove dormire
Classico motel senza particolari attrattive.

 

20. Truro – Baddeck

Mattinata di trasferimento all’insegna del vento fortissimo fino alla penisola di Cape Breton, la punta settentrionale della Nova Scotia.

Arriviamo a Mabou giusto in tempo per pranzare a base di seafood chowder al The Red Shoe, un magnifico pub scozzese. Queste terre solitarie ospitano la più grande comunità scozzese in terra canadese: qui tutto parla di Scozia, nella musica, nei colori, nei tartan e nella cultura, oltre che nella lingua. Dal momento che il tempo è ancora ballerino e il vento implacabile, ci rintaniamo nella Glenora Distillerydegustando whisky e ascoltando bella musica irlandese e scozzese.

Purtroppo il tempo brutto, il freddo pungente e il vento ci impediscono di fare qualunque cosa e ci troviamo a vagare senza meta mentre il nostro cucciolo dorme beatamente in macchina. Inoltre Baddeck, la cittadina del nostro alloggio, si rivela senza particolari attrattive, con negozi e bar chiusi per la stagione. Cena in un ristorante d’epoca, presso il Lynwood Inn, dove un turista canadese ci avvisa che abbiamo trovato un autunno insolitamente anomalo, a causa di una perturbazione artica che non se ne vuole andare.

Dove dormire
Buon alloggio con fantastica colazione preparata al momento dalla deliziosa proprietaria.

 

21. Cabot Trail – Cheticamp

Ci svegliamo con un bel sole e dopo una lauta colazione a base di eggs and bacon e pancakes, partiamo per il Cabot Trail, il percorso panoramico che fa tutto il giro di Cape Breton.

I colori sono a dir poco strepitosi. Se avevo amato il foliage del New England, non era nulla a confronto di quello canadese. Distese colorate a perdita d’occhio che ricoprono montagne e colline. Il percorso è un vero paradiso per gli occhi: scogliere a picco, boschi fittissimi, borghi di pescatori e moltissimi trail non impegnativi. Per viverlo al meglio vi consigliamo di dedicarvi una giornata intera, in modo da non fare le corse e dedicare del tempo per intraprendere qualche sentiero.

Il verso migliore per guidare è in senso antiorario, ovvero con la macchina dal lato del mare. In questo modo potrete fermarvi senza problemi nei vari view point e ammirare i panorami.

Da Baddeck fino a Ingonish la costa si presenta come un susseguirsi di scogliere di granito rosa: ci sono diversi accessi parcheggiando l’auto. Respirate a pieni polmoni e godetevi il panorama!

Merita una sosta il minuscolo villaggio di Neils Harbour: un pugno di case, un bel faro e un porticciolo. Qui una deliziosa signora vendeva fedeli riproduzioni delle trappole per aragoste usate dalla sua famiglia di pescatori in un banchetto in giardino. Suonate il campanello, acquistate un ninnolo a forma di boa e vi racconterà la sua storia con il sorriso.

A questo punto avete 2 opzioni: o continuare lungo il Cabot Trail oppure arrivare fino a Meat Cove, la punta più settentrionale della penisola. La seconda scelta vi costringerà però a seguire una strada sterrata molto lunga che potrebbe portarvi via moltissimo tempo. Noi scegliamo una soluzione intermedia: ne percorriamo solamente un piccolo pezzetto, passando da White Head fino a South Harbour per poi riprendere il Cabot Trail. La scelta si rivela azzeccatissima: senza perdere troppo tempo riusciamo ad ammirare magnifici panorami in totale solitudine attraverso una strada a picco sul mare.

Dopo una breve sosta nel Food Market di North Harbour dove acquistiamo un favoloso pollo fritto e magnifici lobster roll, riprendiamo il cammino.

Ci fermiamo per i primi due trail: il Lone Shieling, un piccolo loop di 0,6 km in mezzo a un bosco di alberi di acero da zucchero vecchi di 350 anni e il MacIntosh Brook, un percorso di andata e ritorno di 1.7 km, una passeggiata facile e piacevole, che attraversa una foresta di latifoglie seguendo un torrente fino a una piccola cascata.

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Ma il nostro obiettivo finale era lo Skyline Trail: questo lungo percorso di 7 km (tornando sullo stesso sentiero) o 8,5 km (seguendo un secondo sentiero, che noi abbiamo trovato chiuso per manutenzione). Il trail porta ad una spettacolare scogliera che si affaccia sulla costa frastagliata del Cabot Trail. Dopo una lunga parte in mezzo a una vegetazione bassa abitata da alci, aquile calve, orsi e numerosi uccelli boreali (ovviamente non abbiamo visto nessuno), si arriva a una serie di passerelle in legno che degradano lungo la pendenza della scogliera. Siate cauti con i bambini in questa parte del percorso. Un panorama davvero magnifico soprattutto al tramonto.

Finiamo il giro e raggiungiamo il nostro alloggio a Margaree Harbour giusto in tempo per la cena: qui tutto chiude alle 20.00 e facciamo appena in tempo a mangiare al Belle View Restaurant, un family restaurant, semplice ma buono.

Dove dormire
Ottimo motel con colazione à la carte non inclusa.

 

22. Cheticamp – Halifax

Ci svegliamo sotto il diluvio universale. Dopo una lauta colazione à la carte con uova alla Benedict in hotel, ripartiamo alla volta di Halifax, dove invece ci attende un tempo super ventoso ma superlativo: sole e cielo blu.

Prima di entrare in città e di prendere possesso del nostro alloggio, ci fermiamo al Fisherman’s Cove, un pittoresco villaggio di pescatori antico di 200 anni, perfettamente restaurato con brillanti colori pastello e riadattato a zona di piccoli negozietti di artigianato locale e di ristorantini. Purtroppo, visto il periodo, è quasi tutto chiuso.

Devo fare una precisazione: fino alla mattina stessa, non ero sicura di aver fatto bene a includere Halifax nel nostro itinerario. Come spesso accade nei viaggi in cui si predilige la natura, ritornare nelle grandi città a volte provoca disagio e irritazione. E invece abbiamo capito subito che Halifax ci sarebbe piaciuta. Più che una grande città, sembra un grande “paesotto”: casette in legno in stile San Francisco, basse, strette e colorate, poco traffico, senso di tranquillità assoluta, bei musei e un magnifico bordwalk.

Ci dirigiamo a piedi dal nostro alloggio fino agli Historic Properties, sette edifici in stile magazzino costruiti tra il il 1800 e il 1875. Furono inizialmente pensati per salvaguardare il bottino catturato dai pirati legalizzati chiamati corsari, e successivamente riadattati per ospitare spazi di stoccaggio, negozi e servizi a supporto del vivace traffico marittimo di golette eleganti, maestosi barquentini e navi a vela che frequentavano il porto, trasportando merci e nuovi coloni. Salvati dalla modernità, oggi sono stati riconvertiti in gallerie commerciali con ottimi ristoranti, boutique e negozietti di artigianato.

Proprio da qui parte l’Halifax Waterfront Boardwalk, una lunghissima passeggiata a bordo mare che segue il profilo del porto fino al Canadian Museum of Immigration al Pier 21, porta di ingresso degli immigrati in Canada. Lungo il percorso ci sono musei, playground a tema marinaro, ristoranti, bar, opere d’arte e angoli di relax pensati appositamente per vivere la città da pedoni. Una vera meraviglia, che sicuramente diventa più vivace e animata in estate.

L’idea in più: un giro sulla goletta Tall Ship Silva navigando nella baia al tramonto! A noi è mancato il tempo ma potrebbe essere una bellissima esperienza, soprattutto in estate.

Dopo un giro di degustazioni di birre artigianali al Garrison Brewing, risaliamo a piedi verso casa con una squisita cenetta al Black Sheep Restaurant. La città ci è piaciuta così tanto da decidere di dedicarle ancora la mattinata successiva prima di scendere verso sud.

Dove dormire
Bellissimo mini appartamento nel seminterrato di una tipica casa in legno canadese, arredato con cura e molto accogliente. E’ dotato di parcheggio e di lavatrice e asciugatrice a disposizione.

 

23. Halifax – Peggy’s Cove – Lunenburg – Shelburne

Dopo una deliziosa colazione a base di bagel salmone e avocado al Dilly Dally Eats, una fantastica caffetteria a due passi dal nostro alloggio, ci dirigiamo verso il Maritime Museum of the Atlantic, sempre sul boardwalk.

Questo museo è veramente stupendo, se amate il mondo marinaro: oltre a una nutrita collezione di piccole barche a vela e di modellini di alcune delle più grandi navi a vapore della storia, si può scoprire la storia del periodo d’oro della Nuova Scozia, quando la costruzione navale e il commercio del baccalà fecero della provincia una potenza da non sottovalutare.

Ma la parte più affascinante è sicuramente quella che narra di relitti sommersi recuperati dopo i naufragi lungo la costa della Nuova Scozia e quella sul Titanic, affondato al lago di questa regione. La mostra permanente racconta la storia della creazione e della scomparsa del Titanic, estrapolando il ruolo chiave svolto da Halifax nel disastro. Mentre i sopravvissuti del Titanic andarono a New York, tutti quelli che perirono vennero sepolti ad Halifax. I visitatori vengono introdotti alla vita a bordo del Titanic, dall’equipaggio che alimenta le caldaie agli immigrati in terza classe ai passeggeri che viaggiano in uno stile di prima classe. Oltre a una sedia a sdraio del Titanic , ci sono oltre 50 oggetti da ammirare, tra cui reperti originali (raccolti come relitti al momento dell’affondamento della grande nave), fotografie storiche e storie affascinanti dei suoi passeggeri.

Infine verrete a conoscenza di uno dei più grandi drammi del ‘900, l’esplosione del 1917 che ha devastato Halifax. Il 6 dicembre 1917, circa sei minuti dopo le 9.00, una comunicazione errata tra due navi belliche nel porto provocò un’esplosione di proporzioni cataclismiche. 2.000 persone sono state uccise e 9.000 sono rimaste ferite. La città fu ridotta a rovine e detriti. Qui leggerete le loro storie.

Dopo la visita ci dirigiamo verso Peggy’s Cove, uno dei luoghi più fotografati della Nova Scotia. E a ragione: il faro, che domina il mare tempestoso al di sopra di un manto di rocce lisce, è davvero scenografico. Avrete voglia di fotografarlo da ogni angolazione e vi assicuro che anche con il tempo nuvoloso, vanta un fascino unico.

Massima attenzione ai bambini sulle rocce: sono molto scivolose e c’è il reale e concreto rischio di finire in mare. Ogni tanto qui ci scappa il morto.

Se il faro è stupendo, il villaggio di pescatori alle sue spalle è incantevole e sembra uscito da una cartolina: un pugno di case in legno colorate che si affacciano su una piccola ansa con pescherecci, pontili, trappole per aragoste e boe colorate. Lasciate la massa dei turisti che staziona al faro e raggiungete a piedi il paesino, per godervi mille scorci stupendi. Scoprirete tanti deliziosi negozietti di artigianato locale.

Vi consigliamo una lauta sosta pranzo da Shaw’s Landing, specializzato in pesce e aragoste!

Ma chi era Peggy? La leggenda narra che quando uno schooner naufragò in zona nel 1800, ci fu un solo sopravvissuto, una donna di nome Margaret, (Peggy è il soprannome comune per Margaret). Alcuni dicono che sposò un uomo del posto, si stabilì nel villaggio che divenne famoso come “Peggy of the Cove”. Altri dicono che il nome deriva dalla posizione del sito all’ingresso di St. Margaret’s Bay.

I 120 residenti di questo importante villaggio di pescatori della Nuova Scozia hanno tutti storie da raccontare e sono super amichevoli.

Non perdete l’occasione di visitare il negozio di Roger Crook, The Buoy Shack. Ritiratosi dalla pesca intorno ai 90 anni, Roger ha iniziato a raccogliere, restaurare e dipingere cimeli marinari come boe, reti, trappole per aragoste e persino la mascella di una balenottera comune. Un luogo assolutamente da non perdere. Portatevi i contanti per acquisti incredibili!

Un acquazzone ci coglie all’improvviso (per fortuna dopo aver già visitato il villaggio) e ci spostiamo in direzione Lunemburg. Questa zona merita davvero di essere visitata con calma: ogni ansa, ogni insenatura di questa costa così frastagliata, nasconde angoli di pura bellezza. Sarebbe da dedicarci un giorno in più per esplorarla con lentezza.

Tappa successiva Mahone Bay: qui iniziamo ad avvertire con decisione l’impronta britannica e l’influenza anglosassone della zona. Sembra di essere arrivati in New England: casette curatissime e colorate, gazebo vista mare, negozietti di home decor deliziosi e finalmente moltissime decorazioni a tema autunno e Halloween!

Ci fermiamo a Lunenbug nel tardo pomeriggio, giusto in tempo per fare un giro per le pittoresche vie del suo centro storico dichiarato Patrimonio Unesco. Il 70% degli edifici sono strutture coloniali originali del XVIII e XIX secolo e ancora oggi continua ad accogliere i visitatori con le sue facciate colorate. A Lunenburg, il passato si confonde con il presente, e si possono ancora vedere le navi alte ormeggiate nel porto e ascoltare un martello da fabbro in un magazzino sul lungomare. Purtroppo molte strutture, edifici e attività commerciali sono chiuse per la stagione.

Arriviamo a Shelbourne appena in tempo per cenare al The Sea Dog Restaurant, l’unico aperto in città in questa stagione.

Dove dormire
Buon motel alle porte della cittadina. Colazione inclusa da evitare.

 

24. Shelburne – Sain John

La piccola cittadina di Shelbourne, orgogliosa enclave britannica, vanta una ricca concentrazione di case ed edifici storici risalenti al 18°secolo, perfettamente restaurati. Alcuni sono visitabili, altri ospitano negozi, musei e servizi come The Beandock, una deliziosa caffetteria affacciata sul mare dove gustarsi una favolosa colazione preparata al momento.

Come per altre località della Nova Scotia, il momento migliore per viverle è sicuramente l’estate e settembre: le cittadine si animano di eventi, regate, food festival e rievocazioni storiche. Nonostante la quasi totale assenza di turismo, abbiamo sofferto un pò della chiusura di musei e strutture e della mancanza di quella vivacità squisitamente estiva. Ad ottobre tutti si preparano al grande freddo imminente.

Terminato il piccolo giro, sotto un vento che porta via, ci prepariamo a raggiungere Digby. Durante il tragitto caratterizzato dal mal tempo (vediamo scendere anche la neve), ci fermiamo a pranzo a La Cuisine Robicheau, famoso per la cucina acadiana come le scallops avvolte nel bacon!

Alle 17 ci imbarchiamo per Saint-John: nave stupenda e accogliente, dotata anche di sala cinema. Peccato il mare agitato e le forti nausee per tutto il tragitto. Ci consoliamo con un’ottima cenetta al Gahan House.

Dove dormire
Realizzato in una casa vittoriana del 1878, conserva tutto il fascino delle antiche case con tutti gli arredi originali. Proprietari molto gentili, colazione cucinata la momento ma poca varietà per i bimbi.

 

A questo punto del viaggio, noi abbiamo proseguito verso sud, entrando negli Stati Uniti, attraversando il New England per poi soggiornare nella Grande Mela per vivere Halloween a New York.

All’interno di questo itinerario nel Canada Orientale, vi consigliamo di inserire, all’inizio o alla fine del giro, anche la visita alle Cascate del Niagara.

Cascate del Niagara

Le cascate fungono da confine naturale fra il Canada e gli Stati Uniti e l’influenza americana si avverte in maniera pesante. E non è un caso: questa è una mete top delle lune di miele, scelta anche come location per matrimoni e cerimonie.

La cittadina di Niagara Falls sembra una piccola Las Vegas, a uso e consumo del turismo americano. Per noi che ci siamo arrivati alla fine del viaggio, ci è sembrato di non essere quasi più in Canada: la città è decisamente kitsch, con attrazioni e divertimenti esagerati e invadenti. Musica a tutto volume, insegne a colori shock, musei delle cere, case horror, cinema 3D, casinò, parchi divertimento, ristoranti mediocri e mega hotel di lusso.

Se tutto questo non vi interessa, avete solo da concentrarvi sulle cascate. Il versante canadese è sicuramente il più bello e scenografico ma di fatto la visita è molto riduttiva. A differenza di altre cascate molto famose, come ad esempio le Iguazù in Argentina, che sono inserite in un meraviglioso ambiente naturale tutto da esplorare con sentieri e parchi, qui siamo di fronte a uno sfruttamento turistico ed urbanistico esagerato.

Al turista non resta che seguire la passeggiata lungo fiume e ammirare le cascate quasi sempre dalla stessa prospettiva. L’unica variante può essere quella di fare il giro con le barche che portano sotto la cascata per inzupparsi fino al midollo e vedere poco a causa dell’acqua vaporizzata. Ovviamente, essendo novembre, evitiamo di ammalarci appena prima de rientro a casa.

Insomma, la visita dura al massimo un paio d’ore, a voler esagerare, e potete aggiungerla anche in prossimità del vostro volo di ritorno, se partite da Toronto, da cui dista un’oretta scarsa.

Dove dormire
Ottimo motel in pieno centro e a due passi dalle cascate.

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