Itinerario 2 settimane a Cuba

Sono cresciuta a pane e Che Guevara: i suoi libri e il suo mito eterno hanno infiammato il mio spirito tormentato negli anni del Liceo Classico.

I viaggi della motocicletta era il libro sul comodino e non si contavano le magliette e le toppe con la sua effigie, ce l’avevo persino sul mio primo Swatch.

Insomma per me Cuba era un sogno adolescenziale, alimentato con il tempo dall’innumerevole materiale che il mondo della cultura ha prodotto: film, romanzi, canzoni, quadri. Un mito rinnovato negli anni che crescendo, ovviamente, si è ridimensionato fino ad assumere i connotati di piacevoli ricordi di un periodo ormai sorpassato.

Così quando abbiamo deciso di partire per Cuba le mie aspettative erano altissime: certamente ero preparata a un paese sull’orlo del baratro del cambiamento, ma m’immaginavo anche un posto dove assaporare un’atmosfera vintage e romantica, fatta di balli spontanei nelle piazze, di musica nell’aria, di sigari fumati all’ombra dei portici, di storie da raccontare, di volti amichevoli, di tramonti alcolici. Queste immagini, che si sono susseguite nella mia mente nei mesi precedenti al viaggio, non hanno fatto altro che rendere ancora più forte la delusione cui sono andata incontro.

Premetto che Cuba è sicuramente un paese da visitare, per le sue contraddizioni, per il suo passato, per la portata storica che ha avuto nel panorama internazionale, per le sue spiagge. Ci tengo a precisare che il suo mare è sicuramente notevole, come tutti i Caraibi del resto, e che i suoi colori sono la cosa che più mi è rimasta impressa.

Ma se mi chiedete se mi sia rimasta nel cuore, la risposta è sicuramente no. Non mi ha rapita, non mi ha incantata, non ho trovato aspetti che me la facciano rimpiangere, ma solamente motivi che mi hanno infastidita: il cibo scadente, le continue discussioni su qualunque cosa, le fregature, l’approssimazione, la musica da discoteca sudamericana sparata a palla dagli stereo portatili, i mojito annacquati e zuccherosi, i pensionati italiani a braccetto con avvenenti e giovanissime ragazze cubane.

Poi certo, la colpa è stata pure mia: mi ero illusa di trovare qualcosa che fondamentalmente non esiste più, un’aura romantica di cui ora aleggia solo un vago ricordo. Cuba è cambiata, c’è poco da dire: chi è riuscito a visitarla 20 anni fa, ha visto e vissuto ben altro. Ora è un paese che vuole affrancarsi dal passato, che mira al futuro e ad avere quello che per gli altri è la normalità. Il passato è ormai sepolto e a ricordarlo ci sono solo gli slogan di regime nelle strade e i mausolei presidiati dai militari.

La breccia è stata aperta e non si torna indietro: le strade della capitale sono in fase di ristrutturazione, aprono negozi Benetton e Paul&Shark sulla piazza principale dell’Avana Vecchia, i turisti russi, danarosi e chiassosi, hanno invaso i cayo e le zone di mare, le navi da crociera americane attraccano e la sera mega gruppi di anzianotti vanno a sentire quello che resta dei Buena Vista Social Club, ormai ridotti a fare spettacoli da villaggio turistico.

So che la mia è una voce un pò fuori dal coro ed è del tutto personale e soggettiva. Se chiedete a Luca cosa ne pensa, vi darà una risposta molto diversa dalla mia: perché è riuscito a viverla serenamente e perché non si era costruito grandi aspettative. Ha saputo trarne tutto il meglio e in questo è stato molto più bravo di me!

La compagnia invece è stata ottima, insieme a una coppia di cari amici: i bambini si sono molto divertiti insieme, fra giri in calesse, bagni nelle piscine naturali, grotte da esplorare, spiagge bianche su cui correre, fenicotteri rosa e passeggiate a cavallo. Certo, anche per quanto riguarda i piccoli, occorre essere preparati: ecco i nostri consigli per viaggiare a Cuba con bambini.

 

Itinerario

 

1. Roma  – L’Avana

Il volo diurno è stato piacevole ed è trascorso senza intoppi. Quando arriviamo a Cuba ci troviamo subito nella mischia, con piacevoli temperature e la voglia di iniziare questo viaggio tanto atteso.

Il resto della giornata ci permette solamente di raggiungere la nostra casa particular dopo svariati tentativi (il taxi non riusciva a raggiungerla a causa di lavori stradali nella zona), di cenare e di fare una piccola passeggiata nella piazza principale dell’Avana Vecchia, a due passi da noi.

Dove dormire
Posizione eccezionale nel cuore dell’Avana Vecchia ma sistemazione scadente, proprietari scontrosi e decisamente poco accoglienti.

 

2. L’Avana

Iniziamo carichi di entusiasmo il nostro primo giorno a Cuba e decidiamo di partire proprio dal centro storico, l’Avana Vecchia, le sue piazze, i palazzi coloniali ristrutturati, fino al Castillo de San Salvador. Qui incontriamo un ragazzo che si offre di farci da guida per un paio d’ore, portandoci nel cuore della città e raccontandoci la vita locale.

Concludiamo il pomeriggio con un giro su una delle tantissime Chevrolet cromate e colorate che ci porterà fino a Plaza de la Revolution, uno dei luoghi simbolo della capitale.

Scoprendo che quella stessa sera il gruppo Buena Vista Social Club avrebbe suonato in città, non ci facciamo scappare l’occasione e prenotiamo i biglietti. Non poteva esserci delusione più cocente: ci siamo ritrovati in mezzo a decine e decine di americani facoltosi, probabilmente sbarcati dalle navi da crociera, che assistevano tutti agghindati a uno spettacolo a tratti impietoso. Infatti l’originale e incredibile formazione musicale cubana, si sta mano mano riducendo per inevitabili motivi anagrafici e viene rimpolpata da nuove leve. Il risultato? Un’esibizione caricaturale di quello che erano ad uso dei turisti.

 

3. L’Avana

Il secondo giorno inizia con un nuovo giro a piedi per il centro. Poi ci spostiamo al Mercado de Artesania, ricavato nei vecchi magazzini ristrutturati di San José, ideale per spezzare la giornata e sfuggire alla calura: qui si trova tutto l’artigiano locale possibile e immaginabile, ovviamente iper turistico.

Tornati al Capitolio, il palazzo più sontuoso della città, percorriamo a piedi tutto il Paseo del Prado, una specie di rambla cubana, fino al mare. Da lì ci buttiamo sul famoso Malencon, la passeggiata sul mare de l’Avana e qui seconda delusione. Se leggi qualunque guida su Cuba il suddetto lungomare viene descritto come una delle vie più suggestive della città, ritrovo di amanti, filosofi, pescatori, poeti e menestrelli, romantico e di atmosfera. La verità? E’ uno stradone a 4 corsie super trafficato, il mare quasi non lo vedi, con palazzi un tempo sicuramente molto affascinanti ma oggi totalmente abbandonati e lasciati andare al degrado più totale, isolato e desolato. Io francamente mi sono sentita molto presa in giro.

Ci inoltriamo nel cuore del Vedado: avevamo letto che assomigliava alle città americane, abbellito da parchi e zone residenziali. In realtà è una zona abbastanza degradata, che mostra quello che erano i fasti di un tempo, le facciate delle case in declino. CI sembra molto più vera e popolare rispetto al centro de l’Avana ma comunque molto lontana dalle descrizioni lette prima di partire.

Ultima tappa il Callejon De Hamel, nel rione popolare di Cayo Hueso, uno dei centri della cultura afrocubana: questa strada coloratissima è un museo d’arte a cielo aperto opera del pittore cubano Salvador González. Questa sorta di strada/corte è decorata con murales, sculture e dipinti realizzati con materiali di scarto e gestita da una specie di cooperativa delle etnie nere, yoruba, conga e carabalí, che vennero a Cuba come schiavi, ma che nonostante i soprusi subiti, sono riuscite ad integrarsi nella comunità cubana.

Per evitare di ripercorrere tutta la strada a ritroso, prendiamo un “cocotaxi” per tornare in centro.

 

4. Vignales

Sveglia presto e trasferimento con auto privata verso Vignales, un colorato villaggio immerso in una verdissima valle punteggiata da finca, ovvero tenute agricole e coltivazioni di tabacco, distese di terra color ruggine, costellate da mogotes, isolate formazioni calcaree.

Nonostante il calore delle prime ore del pomeriggio, decidiamo di partecipare a una lunga escursione di 4 ore nella Valle del Silencio: questo è stato sicuramente uno dei momenti più belli del viaggio. Ci siamo inoltrati a piedi, con la nostra guida locale, in mezzo alle piantagioni di tabacco, abbiamo visitato una Finca, ovvero una tenuta dove producevano miele e rhum, abbiamo fatto il bagno in una piscina naturale e siamo arrivati fino alla Cueva de la Vaca, una caverna da cui parte una specie di galleria sotterranea che collega i mogotes. I bimbi si sono divertiti un mondo ad esplorare con le torce e infine a fare un piccolo giretto a cavallo.

Sporchi fino alle ginocchia di terra rossa siamo tornati alla casa per una cena deliziosa (forse la migliore del viaggio) preparata dalla proprietaria.

Dove dormire
In posizione leggermente decentrata rispetto al centro del villaggio, questa è stata una delle sistemazioni che più abbiamo apprezzato durante il viaggio, grazie a una famiglia disponibile e premurosa che ci ha accolto con simpatia.

 

5. Cayo Jutias

Per fare una giornata di mare, ci affidiamo a un’agenzia locale che organizza tour in giornata fino a Cayo Jutias: autobus fino al mare e poi breve tragitto in traghetto.

Sull’isola ci attende una meravigliosa spiaggia di sabbia bianca orlata di palme e un mare cristallino da cartolina. Purtroppo il vento forte ci impedisce di goderci appieno il pomeriggio.

Rientro a Vignales per una serata all’insegna delle feste popolari: in città si svolge il carnevale. Bancherelle, musica e tanta, tantissima gente per le strade.

 

6. Verso Cienfuegos

Questa giornata la ricorderemo per molto, moltissimo tempo: un imprevisto dopo l’altro. Appena svegli scopriamo che la partenza è rimandata di un paio d’ore: l’auto che ci sarebbe dovuta venire a prendere ha fuso il motore, così ci dicono. Per occupare il tempo ci facciamo portare al Mural de la Preistoria, un obbrobrio mastodontico che dovrebbe rappresentare dei dinosauri e che invece sembra lo scarabocchio di un bambino. Inguardabile.

Finalmente arriva un nuovo autista con una macchina rovente e con i finestrini bloccati: asfissiante. Dal momento che le strade a Cuba sono poche e malmesse, in questa parte dell’isola si torna quasi sempre in prossimità della capitale, per raggiungere la propria destinazione. A un certo punto si ferma in un’area di servizio annunciandoci, a sorpresa, che la sua auto non è adatta a portarci fino a Cienfuegos (ovviamente non ci aveva detto nulla alla partenza) e che sarebbe arrivato un “amico”, per proseguire il viaggio.

Dopo un tempo infinito sotto il sole, in quest’area senza alberi, senza servizi igienici, con un bar che non vi racconto in quali condizioni era messo, arriva il sostituto che ci vuole convincere del fatto che in un’auto piccolissima ci sarebbero entrati 4 adulti, 2 bambini più i bagagli. Ennesima discussione, ennesima arrabbiatura, altra attesa.

Finalmente arriva una nuova auto: ci entriamo ma compressi come sardine, con i bambini in braccio e i bagagli praticamente addosso. Un viaggio della speranza. Unica tappa per sgranchire le gambe e fare un tuffo a Playa Giron: in programma avevamo Playa Larga, alla Baia dei Porci, ma non possiamo arrivare per le strade troppo malmesse.

Arriviamo alla casa particular a ora di cena: alloggio appena decoroso e pessima cena preparata dalla proprietaria, affetta da finta gentilezza e interessata più che altro al saldo del soggiorno. Non ho riferimenti per questo alloggio, ci è stato “gentilmente” consigliato dai proprietari della casa precedente, ma nemmeno vorrei mai mandarci nessuno.

 

7. Playa Rancho Luna e Cienfuegos

Dopo la faticosa giornata precedente, decidiamo di goderci un pò di natura. Per fare il giro che vi descriverò a breve occorre necessariamente la macchina. Noi avevamo preso accordi con l’autista che ci ha portato a Cienfuegos: è stato a nostra disposizione per tutto il giorno.

Prima tappa alla Laguna Guanaroca, zona protetta con un lago salmastro orlato di mangrovie: una guida vi porterà alla laguna tramite un sentiero assolato. Ovviamente attese, attese e attese, per poi salire su una piccola imbarcazione a remi e ammirare stormi di fenicotteri. Se non avete mai visto un fenicottero e avete bambini è una bella esperienza ma a mio avviso molto meglio la Camargue, in Provenza!

Seconda tappa, Playa Rancho Luna: bellissima spiaggia di sabbia bianca con mare ovviamente stupendo. Pranzo in un ristorantino locale. Infine ci facciamo portare al Malencon di Cienfuegos (molto più bello dell’originale a L’Avana), punteggiato di bellissime case storiche coloniali, colorate e ben tenute. Da lì ci spingiamo fino a Punta Gorda: qui ci attende un bel tramonto acceso, case pittoresche e colorate e un piccolo parco con baretto dove assaggiare una batida fresca.

Chiudiamo la giornata con una passeggiata nel piccolo centro di Cienfuegos: la città è molto pittoresca ma definirla “sontuoso capolavoro architettonico” mi sembra francamente eccessivo. La sera al Teatro Café Terry, sulla piazza principale, musica dal vivo: peccato che non accettino bambini.

 

8. Parco Nazionale del Nicho e Trinidad

Prima di arrivare a Trinidad, con un nuovo autista e l’ennesima discussione (questa volta a sorpresa ci volevano appioppare un taxi condiviso con altre 4 persone al prezzo di uno privato), facciamo una deviazione al Parco Nazionale del Nicho, un’altra esperienza da annotare: ci è piaciuta molto e i bambini si sono davvero divertiti.

Nella rigogliosa Sierra del Escambray, si trova questa meravigliosa area protetta. Per raggiungerla occorre percorrere una ripida strada a tornanti e curve, sulla quale rimaniamo in panne. La vecchia auto su cui stiamo viaggiando ci lascia a piedi e dobbiamo farla ripartire a spinta. Una volta arrivati a destinazione ci attende uno stupendo sentiero di 1,5 chilometri immersi nella giungla che porta fino a due piscine naturali verde turchese. Il bagno ci chiama (eravamo attrezzati con teli, costumi e cambio di vestiti) nonostante la temperatura gelida dell’acqua. Siamo tornati tutti bambini e ci siamo divertiti un mondo.

Ripartiamo rigenerati verso Trinidad e si presenta un nuovo problema a pochi chilometri dall’arrivo: la macchina ci abbandona definitivamente e il conducente si attacca al telefono per trovare un sostituto. Ripartiamo per Playa Ancon dove trascorreremo il resto del pomeriggio: una spiaggia abbastanza anonima senza nulla di particolarmente rilevante da annotare. Prima di proseguire per Trinidad ci fermiamo a La Boca, un piccolo villaggio di pescatori: ci aspettavamo tutt’altro ma è comunque un luogo piacevole per una passeggiata al tramonto, fra case con grandi portici e acacie in fiore.

Arrivo nel tardo pomeriggio a Trinidad dove ci accoglie la nuova sistemazione gestita da una canuta e affettuosa vecchietta di 80 anni che non vede l’ora di raccontarci la sua vita. Peccato per la casa, in condizioni che non vi racconto, con un cane in calore che marcava indisturbato tutto il soggiorno sotto gli occhi complici della signora.

 

9. Trinidad

Bellissima mattinata dedicata all’esplorazione della città di Trinidad, coloratissima, luminosa e accogliente, un pò come avevo immaginato Cuba, forse il luogo che più si è avvicinato alle mie aspettative. Qui il protagonista è proprio il colore: case gialle, azzurre, blu, verdi che si accendono con la luce del giorno. Il centro è quasi interamente pedonale e i bambini si possono divertire a correre e a camminare senza pericoli.

Giriamo per le vie pittoresche del centro, saliamo sulla torre del municipio, esploriamo anche il Barrio Los Tres Cruces, la parte più popolare della città, con cavalli e maiali per le strade, signore sedute davanti alle case e tanti bambini che giocano fra le fogne a cielo aperto.

Ci fermiamo per una sosta alla Taberna la Canchanchara, un bar con bel patio ombroso dove si prepara un cocktail a base di rhum, miele e limone servito in caratteristici bicchierini di argilla.

Dopo il pranzo alla Taberna la Botija, locale fresco, colorato e conviviale dove si mangia abbastanza bene, ci ritroviamo immersi nella calura soffocante del primo pomeriggio. Lasciamo Luca (che rientra a casa a causa della dissenteria, che poi colpirà un pò tutti) e decidiamo di fuggire al caldo seguendo un piccolo tour locale in calesse per raggiungere la Valle de Los Ingenios, una grande vallata che ai tempi del colonialismo americano e ispanico, era sede di zuccherifici. Oggi rimangono alcune finca che producono canna da zucchero e antiche dimore in abbandono. L’esperienza piace da matti ai bambini e si rivela interessante: ci portano a vedere come si ricava il succo della canna da zucchero, attraversiamo torrenti, passiamo in mezzo a pascoli verdi e  villaggi di agricoltori, ridiamo come matti ad ogni scossone dei vecchi e traballanti trabiccoli su cui viaggiamo. Ma la fregatura, come sempre a Cuba, non tarda ad arrivare: lasciati i calessi in una radura vicino alle alture, ci addentriamo per un chilometro circa in mezzo alla boscaglia, per raggiungere la vera destinazione della gita, una piscina naturale con una grande cascata. In realtà ad attenderci c’è solamente una pozza dalle nere acque stagnanti, senza alcuna cascata. Candidamente, il conducente del calesse ci rivela, senza nemmeno troppo imbarazzo, che in quella stagione il fiume è in secca e quindi non si può formare la cascata. Sorvolo sui santi che sono scesi tutti insieme.

Serata nel centro di Trinidad: qui è pieno di locali dove si balla e dove si suona musica dal vivo (e infatti questa città è stata la tappa che più ho amato dell’isola). Peccato che la maggior parte non accetti i bambini. Riusciamo solamente a salire alla Casa de la Musica, quando i bimbi sono ormai crollati sul passeggino: giusto il tempo di un drink prima di rientrare.

 

10. Cayo Guillermo

Mattinata di trasferimento verso Cayo Guillermo punteggiata da numerose soste per i bimbi che stanno poco bene.

I cayo sono un luogo veramente stupendo: lingue di sabbia bianchissima con un mare turchese, collegate da una strada circondata dal mare e sferzata dai venti. Peccato che siano di totale monopolio dei resort: prezzi alle stelle. Decidiamo di concederci una notte nella struttura più economica ma comunque molto cara e scopriamo così che a Cuba anche i resort sono pessimi. Camere dalla dubbia pulizia, ristorante interno con cibo scadente, cocktail inclusi annacquati e uno stato generale di scarsa qualità dei servizi, totalmente approssimativi. Dopo due ore già vorremmo scappare a gambe levate: prima di tutto, nessuno di noi ama il concetto di villaggio all inclusive, tanto meno le animazioni invadenti e la vicinanza con così tante persone, secondo il tutto ci sembra un grandissimo furto, terzo un vento impetuoso ci impedisce di fare ulteriori bagni e diventa così fastidioso al punto che la sera rispolveriamo le scarpe chiuse e i pantaloni lunghi. Insomma, immane delusione su tutti i fronti.

Decidiamo così di cambiare i nostri programmi per il giorno successivo.

 

11. Cayo Coco

Dedichiamo la giornata a Cayo Coco, l’isola accanto a Cayo Guillermo: ci dirigiamo verso la spiaggia principale dove ci fermiamo tutta la giornata. Qui, con maggiore libertà e totale tranquillità, ci godiamo il mare cristallino e la spiaggia solitaria.

Nota stonata i gruppi di attempati italiani in pensione (separati o divorziati) accompagnati da avvenenti ragazze cubane, ovviamente molto più giovani.

Pernottiamo a Moron, nell’unica struttura che troviamo libera, dalla scarsa qualità: camere poco pulite e latte rancido a colazione.

 

12. Remedios e Cayo Santa Maria

Arrivati sul presto nella piacevole cittadina di Remedios, ci occupiamo per prima cosa della questione alloggio e finalmente abbiamo un colpo di fortuna. Riusciamo infatti a trovare posto in una casa coloniale, La Casona Cueto: patio ricco di piante tropicali, interni che sembrano un museo, belle camere, personale accogliente ma soprattutto la migliore colazione di tutto il viaggio, ricca, fragrante e abbondante.

Lasciati i bagagli concordiamo con un tassista locale una giornata intera a Cayo Santa Maria: una lunghissima lingua di spiaggia candida con un mare meraviglioso dove rimaniamo quasi fino al tramonto. Unico neo la musica sparata a palla, ovviamente tamarrissima.

 

13. Santa Clara – Varadero

Prima di raggiungere Varadero, ci fermiamo a Santa Clara per visitare il Mausoleo dedicato a Che Guevara, uno dei pochi momenti in cui mi è sembrato di avere un contatto diretto con la storia e il Monumento a la Toma del Tren Blindado, nel luogo dove il Che e altri 18 rivoluzionari provocarono il deragliamento di un treno blindato (oggi visibile)  usando una ruspa e cambiando le sorti della storia di Cuba.

Appena arriviamo a Varadero, ci accorgiamo subito del grave errore logistico: ci troviamo di fronte a una città-villaggio, ostaggio dei resort e priva di qualunque attrattiva. La zona in cui sono relegate le case particular è tutta piena e giriamo per 2 ore alla ricerca di un posto libero. Dopo innumerevoli ricerche finiamo nel peggior posto di tutto il viaggio: una piccola casetta (affittata da una persona anziana) che aveva visto l’ultima volta una ripulita forse negli anni 90, con doccia rotta, senza acqua calda, camere indecorose.

 

14. Varadero

Dopo un inizio burrascoso (Luca scopre di avere una zecca attaccata alla spalla con conseguente giro al presidio medico e immediato cambio di alloggio), il nostro ultimo giorno lo spendiamo al mare, noleggiando un ombrellone presso la spiaggia di un resort: acqua stupenda, colori meravigliosi e tanti bagni.

Concludiamo la giornata con un giro in Chevrolet per girare tutta la penisola e arrivare fino alla Marina di Varadero, bella quanto asettica e deserta.

 

15. Varadero – L’Havana

Dopo un ultimissimo bagno, il nostro viaggio non poteva che concludersi con l’ennesima fregatura: dopo aver “prenotato” un mini van per raggiungere l’aeroporto a L’Avana, l’autista si presenta con una 206. Risultato? Discussione, arrabbiatura, perdita di tempo. Siamo costretti così a dividerci in due macchine.

Anche il volo si adegua al viaggio: turbolenze per tutta la percorrenza.

 

Note positive

Di questo viaggio a Cuba mi rimarrà sempre impressa L’Avana, interessante, colorata e ricca di sfumature, anche se consiglio a tutti di non spenderci più di due giorni; Vignales, per la sua terra rossa e le sue piantagioni a perdita d’occhio e sicuramente Trinidad, con la sua atmosfera coloniale d’altri tempi.

Non vi parlo del mare perchè ai Caraibi il mare è sempre spettacolare e indimenticabile.

Ma quello che sicuramente ho apprezzato di più sono stati i colori: del mare, delle case, delle città, quella luce piena e solare che solo i Caraibi ti sanno regalare.

E poi le risate: perchè ammettiamolo, gli inconvenienti, le arrabbiature, gli imprevisti, se condivisi insieme alle persone cui vuoi bene, diventano motivo di ilarità, si trasformano poi in racconti di viaggio da condire di particolari al ritorno e in momenti da ricordare davanti a un bicchiere di vino.

1 Comment

  • Cuba è un posto meraviglioso. Qualche giorno fa ero a L’Avana e Varadero. Ho soggiornato in case private sul sito web the cuban houses . Le mie vacanze sono state molto buone. Raccomando case private e visita ristoranti privati. Raccomando anche di viaggiare in auto private per girare la città. L’Avana Vecchia è un posto da visitare se vuoi conoscere l’architettura coloniale. La prossima volta spero di visitare la città di Trinidad. A Cuba, le persone sono meravigliose.

    paula

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