Itinerario di due settimane in Giappone

Un viaggio in Giappone è un magma di molte emozioni diverse che ti lasciano un’impronta indelebile: il silenzio del templi, la bellezza perfetta dei giardini, il caos delle metropoli, la pace dei villaggi di montagna, un mondo molto lontano dalla nostra realtà con canoni sociali e culturali diversi da quelli occidentali, un panorama gastronomico sofisticato e ricco di sfumature che vanno ben oltre il classico sushi.

Inoltre il Giappone è perfetta come meta per un viaggio con bambini, grazie alla sua sicurezza e tranquillità.

Per la nostra prima esperienza di viaggio in Giappone in autunno abbiamo scelto un itinerario classico, che ha toccato le principali attrazioni e località del paese del Sol Levante.

Due grandi tappe: Tokyo e Kyoto, dove ci siamo fermati 5 giorni ciascuno, ottime come basi per molte gite giornaliere in treno.

Le due deviazioni più importanti invece sono state l’isola di Miyajima e la zona montana di Shirakawa-go: nonostante i numerosi spostamenti per raggiungerle, sono state le località che più ci sono rimaste nel cuore.

Itinerario

 

1. Roma – Madrid – Tokyo

E’ stato un lungo viaggio, devo ammetterlo: alzati nel cuore della notte per raggiungere Fiumicino, primo volo per Madrid e successivo di 14 ore per Tokyo. Devo anche dire che ero un pò terrorizzata, soprattutto dal fatto che fosse un volo interamente diurno: il piccolo aveva già fatto molti viaggi intercontinentali ma ogni volta è un’incognita dal momento che i bimbi cambiano tantissimo anche a distanza di pochi mesi.

In realtà è andata molto meglio del previsto: il fatto di esserci svegliati così presto ha avuto un positivo e duplice effetto. Da un lato la stanchezza ci ha consentito di dormire abbastanza durante il volo, dall’altro, essendo stato il viaggio così lungo e iniziato a notte fonda, abbiamo smaltito il fuso durante gli spostamenti e siamo arrivati in Giappone già perfettamente riallineati con il nuovo orario.

 

2. Tokyo

Una volta raggiunto il nostro appartamento avevamo ancora un intero pomeriggio da sfruttare e così ci siamo dedicati ad esplorare Asakusa, il quartiere tradizionale di Tokyo.

Il freddo era pungente ma non ci siamo arresi: abbiamo visitato il reticolo di pittoresche stradine del quartiere fino al tempio di Senso-ji.

Cena in un autentico izakaya, ovvero una birreria tradizionale, a due passi dal nostro appartamento: si cena seduti per terra, rigorosamente scalzi, cercando di indovinare quello che sarebbe arrivato nel piatto. Infatti qui non esistono traduzioni o menù in inglese.

Dove dormire
Minuscolo ma ben organizzato appartamento nel quartiere di Asakusa, dotato di wifi, ascensore, lavatrice/asciugatrice e una mini cucina, a due passi dalle principali attrazioni del quartiere ma non vicinissimo alla metropolitana.

 

3. Tokyo

Ci svegliamo con un magnifico sole e il cielo blu. Il morale è alle stelle e ne approfittiamo per visitare il vasto e stupendo parco di Ueno, un’oasi verde ricca di laghetti, grandi viali alberati in cui far correre i bimbi senza paure, templi pittoreschi e perfino uno zoo.

Dal parco proseguiamo a piedi fino al quartiere tradizionale di Yanaka, composto da tante casette basse in perfetto stile giapponese, deliziose caffetterie, piccoli cimiteri e vicoletti pedonali dove abbiamo assaggiato specialità locali come i noodles di medusa.

Rientrando verso casa sosta nel quartiere alla moda di Shinjuku, incastonato fra i grattacieli. Ci siamo addentrati nel minuscolo reticolo di Omoide Yokocho, due vicoli lungo i binari nei dintorni dell’uscita ovest della stazione di Shinjuku. Qui ci attendeva un vero paradiso per gli amanti dello street food: una serie di minuscoli ristorantini con pochi posti a sedere ciascuno, frequentati dalla gente del posto. Sembrava di essere di fronte al locale di Marrabbio in Kiss me Licia!

Ci siamo poi spinti fino al Golden Gai, un altro angolo di Shinjuku caratterizzato da strette stradine in cui si concentrano piccoli bar-bettole ed izakaya, ovvero il corrispondente giapponese dei pub anglosassoni o delle nostre osterie/enoteche. Quasi impossibile avvicinarsi a questi locali: hanno un aspetto impenetrabile, non forniscono indicazioni in inglese e sembrano essere rivolti esclusivamente a una clientela locale.

Cena in un ristorante specializzato in sushi nel palazzo della stazione.

 

4. Tokyo

Sempre accompagnati da un tempo splendido siamo saliti sulla Skytree Tower, la torre più alta della città, dalla quale si gode di una fantastica vista su tutta la capitale.

Pomeriggio alla scoperta del quartiere di Akihabara, un distretto dedicato interamente alla vendita di prodotti elettronici, manga, videogiochi, articoli per adulti, diventato la mecca per tutti gli appassionati di fumetti e anime.

Da qui ci siamo diretti a Odaiba, una grande isola artificiale che si trova all’interno della baia di Tokyo, un altro luogo assurdamente affascinante per la sua stranezza: a distanza ravvicinata potrete vedere il famoso Rainbow Bridge, ispirato al ponte di Brooklyn, una riproduzione in piccolo della Statua della Libertà, una della Tour Eiffel, il Gundam a grandezza naturale e tantissimi centri commerciali.

 

5. Nikko

Approfittando di questa successione fortunata di bellissime e tiepide giornate di sole, prendiamo il treno per Nikko, una splendida cittadina a 140 km da Tokyo, incastonata fra le montagne: qui si trova un parco immerso nei boschi che custodisce una serie di templi, santuari e mausolei, alcuni dei quali sono stati dichiarati Patrimonio Unesco.

Abbiamo trascorso qui l’intera giornata, estasiati dalla bellezza dei monumenti, dai colori degli aceri e dalla possibilità di vedere da vicino le usanze locali. Infatti come ogni fine settimana, questa località viene presa d’assalto dalle famiglie giapponesi per una gita fuori porta, per accompagnare i bimbi alle benedizioni dei monaci e per pregare.

Purtroppo questo comporta anche una marea di persone che si muovono contemporaneamente, provocando code chilometriche e affollamento nei santuari.

Vorrei segnalare a coloro che viaggiano con bambini la difficoltà di visitare Nikko con il passeggino: anche se esiste una strada asfaltata per raggiungere la zona dei monumenti, al suo interno i viali sono tutti ricoperti da una ghiaia fastidiosa in cui le ruote dei passeggini si arenano miseramente facendoti faticare moltissimo.

Inoltre i templi sono disposti su piani differenti in salita, uniti tra loro da molte scale senza rampe per le persone a mobilità ridotta: questo ha reso un vero inferno salire e visitare l’area con il passeggino.

Devo anche annotare la totale assenza all’interno dell’area di zone adibite alla ristorazione: per fortuna c’era un banco provvisorio che vendeva zuppe e dolcetti ma non sappiamo se fosse quotidiano o installato appositamente per i grandi afflussi turistici del fine settimana.

 

6. Tokyo

Trascorriamo la nostra ultima mattina a Tokyo nel grande e bellissimo parco Yoyo-gi, un’area molto vasta in cui il piccolo ha potuto correre e divertirsi in totale tranquillità: ci sono ben 54,1 ettari di sentieri, percorsi ciclabili, prati e foreste di ginko spesso frequentati da variopinti cosplayers, che purtroppo non si sono fatti vedere.

Ci siamo poi diretti al Meiji-Jingū, un meraviglioso santuario shintoista nel cuore del parco. Abbiamo avuto la fortuna sfacciata di visitarlo non solamente di domenica, ma nella giornata di festa dedicata ai bambini di 3-5 e 7 anni, una delle tante stranezze giapponesi. Il parco e il tempio erano invasi da famiglie in vestiti tradizionali per partecipare alle celebrazioni e portare i bimbi alle benedizioni: nell’area c’erano strani personaggi vestiti da orsi e piguini dei fumetti che distribuivano palloncini e c’era una bellissima atmosfera gioiosa.

Ci dirigiamo nella vicina via di Takeshita-dōri, famosa per i suoi strambi negozi kawaii, le insegne fluorescenti, le boutique di abiti a tema e attraversata da una fiumana di giovani alla ricerca di nuovi accessori.

Infine ci siamo recati a Shibuya, una delle zone più famose di Tokyo per lo shopping, per i kombini, ovvero i convenience store 24h e la statua del cane Hachiko, punto di riferimento per gli appuntamenti dei giapponesi. Se devo essere sincera questo quartiere così affollato, congestionato dal traffico e illuminato a giorno dalle insegne luminose non mi ha colpito particolarmente e ho apprezzato la scelta di tornare ad Asakusa per cenare, al Tiger Ken, con un piattone di ramen e ottimi dumplings.

A questo punto del viaggio abbiamo deciso di spedire una parte dei nostri bagagli direttamente all’appartamento di Kyoto per consentirci spostamenti più agevoli.

E’ una soluzione che useremo anche nell’ultima parte del viaggio e che ci ha permesso di essere molto più liberi e leggeri.

Ci siamo rivolti alla Kuroneko Yamato, una società di trasporto bagagli molto utilizzata dai giapponesi e dai turisti. Ricordatevi però che la maggior parte del personale delle filiali, non parla minimamente inglese. Se alloggiate in hotel vi conviene rivolgervi direttamente a loro per il servizio, se invece usufruite di alloggi privati, provate a chiedere ai proprietari di aiutarvi con le pratiche e come traduttori.

 

7. Kanazawa – Shirakawa-go

Lasciamo la capitale per iniziare una 3 giorni molto faticosa quanto appagante nella provincia di Ishikawa e Gifu. Qui devo precisare che per visitare con maggiore tranquillità questa zona ci sarebbe voluto un giorno in più che noi, per questioni logistiche, non avevamo a disposizione. Infatti ogni tappa avrebbe meritato un giorno pieno.

Come per Kanazawa, la prima località di questo piccolo giro in mezzo alle Alpi giapponesi. Purtroppo gli spostamenti in treno portano via diverse ore e siamo giunti in questa interessante città solamente in tarda mattinata e alle 16 avevamo l’autobus per Shirakawa-go. Pochissimo tempo dunque a disposizione: solamente un arco di tempo sufficiente per ammirare il meraviglioso giardino di Kenrokuen, costruito ad arte per rispecchiare i 6 principi fondamentali del giardino perfetto: tranquillità, cura, spazio, fonti d’acqua, panorama e un giusto “invecchiamento”. Un’oasi meravigliosa, che in autunno si veste di mille colori e che regala attimi di vera pace dei sensi.

Dopo un rapido sguardo anche al castello di Kanazawa, un rientro precipitoso in stazione e non è un eufemismo: abbiamo sbagliato autobus (che ci stava portando fuori città) e ci siamo dovuti fare 3 km a piedi a ritmo serrato per non perdere il bus. Il tragitto è stato allietato dalla vista del foliage giapponese: distese di boschi trasformate in tavolozze di colori.

Arrivo a Shirakawa-go appena in tempo per sistemarci nella casa tradizionale che avevamo scelto per alloggiare. In questo villaggio incantevole, dichiarato Patrimonio Unesco, sopravvivono una ventina di antiche case risalenti a 2 secoli fa, incastonate in mezzo alle montagne in un paesaggio bucolico da favola. Alcune di queste dimore sono state riconvertite in minshuku, una sorta di bed&breakfast in cui si dorme sul tatami, si può indossare un kimono da casa, si cena in una sala comune insieme agli altri ospiti con un pasto tradizionale e ci si può immergere in una vasca termale: una delle esperienze più intense e indimenticabili in tanti anni di viaggi.

➡ LEGGI tutto sul dormire in una casa tradizionale a Shirakawa-go

Dove dormire
Un incantevole casa tradizionale realizzata in legno, carta di riso e tetto di paglia: cena deliziosa, ambiente molto freddo, bagni in comune confortevoli, personale che parla un inglese decisamente scarso.

 

8. Shirakawa-go – Takayama

Il risveglio gelido e frizzante nel nostro alloggio si fa perdonare con la vista che ci attende aprendo le porte scorrevoli in carta di riso: ruscelli gorgoglianti, montagne ricoperte dai magici colori autunnali, piccoli sentieri in mezzo ai campi verdi, meravigliose case dal ripido tetto di paglia che sembrano uscite da un libro di antiche storie.

Dedichiamo quindi tutta la mattina a fotografare ed esplorare il villaggio, salendo anche al view point da cui si riesce ad ammirare il paesino in tutta la sua bellezza. Avremmo voluto rimanere qualche ora in più ma ci attende un altro autobus: direzione Takayama.

Circondata dalle Alpi giapponesi questa città ha saputo conservare un meraviglioso centro storico, con antiche dimore secolari in legno, birrerie di sakè e molte locande storiche che mantengono inalterato il fascino del Giappone di un tempo.

Trascorriamo tutto il pomeriggio a visitare non solo il centro ma anche il quartiere dei templi, seguendo un bellissimo sentiero tematico insieme a due giovani italiani conosciuti in città: sono una simpatica coppia di Varese, Chiara e Matteo,  che ci ha riconosciuto (ci avevano già incrociato a Tokyo e Nikko) e fermato per scambiare due chiacchiere. Inutile dire che il cucciolo si è immediatamente “innamorato” di Chiara e non l’ha più mollata fino a sera!

Takayama era in pieno foliage e abbiamo potuto ammirare degli scorci idilliaci di pura poesia.

Purtroppo la pioggia fitta ci ha rovinato la serata e siamo usciti solo per una cena veloce e non particolarmente esaltante: la città era deserta, i locali mezzi chiusi e molti non erano accessibili ai turisti.

Dove dormire
Un ostello molto valido e attrezzato (fornivano ad esempio stivali da pioggia e ombrelli), a due passi dal centro e dalla stazione, con personale disponibile e accogliente, camera con tatami.

 

9. Takayama – Kyoto

Lasciamo Takayama sotto una fitta nevicata e ci dirigiamo a Kyoto, carichi di aspettative che non verranno deluse.

Infatti dopo aver preso possesso del nostro alloggio iniziamo subito a scoprire la meravigliosa e pittoresca zona di Higashiyama, la parte più antica di Kyoto e Gion, il quartiere delle geishe: sembra di essere proiettati in un vecchio film, fra ragazze in kimono tradizionali, casette di legno, pagode e magnifici templi.

Non perdiamo tempo e visitiamo subito una delle grandi attrazioni della città, il tempio di Kiyomizudera, uno dei simboli del Giappone, Patrimonio Unesco: dall’alto della sua posizione panoramica incanta i visitatori con la sua superba figura immersa nel foliage. Se siete in giro con il passeggino non lasciatevi spaventare delle numerose scale necessarie per salire: esiste una strada che si inerpica alla sinistra del tempio (guardandolo frontalmente) e che consente di arrivare in cima senza sforzo. Una volta entrati nell’area del tempio, il percorso è a senso unico obbligato e anche in questo caso si può scegliere la strada senza scale.

Riscendendo verso il fiume (con numerose scale obbligatorie) percorriamo anche Ninnenzaka e Sannenzaka, forse le due strade più famose di Kyoto, squisitamente pittoresche con le case tradizionali in legno, i negozietti di souvenir e i venditori di street food. Qui scopriamo un negozio che ci ha fatti innamorare, lo Studio Ghibli Official Store, quasi interamente dedicato a Totoro. Inutile dire che lo shopping è stato d’obbligo. Non è facile vederlo: si trova all’interno di un minuscolo vicoletto di Ninnenzaka, circa a metà strada sulla sinistra scendendo, dal tempio.

Ma le meraviglie di questa giornata non sono finite. Tornando a piedi verso Gion, il nostro quartiere, ci siamo imbattuti in due templi che non avevamo incluso nel nostro programma di viaggio ma che aderivano alle aperture serali straordinarie che si svolgono in novembre per il foliage. Sono stati entrambi una sorpresa, soprattutto il Kodaiji: una lunghissima scala illuminata da lanterne di pietra conduce sulla cima della collina dove si trova questo tempio meraviglioso.

Come abbiamo imparato mano a mano, in Giappone un tempio non è mai solamente 1 tempio ma si indica tutta l’area che lo riguarda, generalmente molto vasta. Questo è fondamentale da ricordare per pianificare e ottimizzare le giornate. Per visitare un tempio occorre molto tempo.

Nel caso del Kodaiji, si trattava di diversi edifici, collegati tra loro da giardini, laghetti, scale, ponticelli, giardini zen di sabbia e rocce in cui proiettavano spettacoli di suoni e luci e perfino una piccola foresta di bambù.

Dopo aver visitato anche un bellissimo giardino zen che si trova proprio di fronte alle scale per il Kodaiji, siamo tornati a casa per ricevere i bagagli spediti da Tokyo e per cenare in un tipico locale giapponese, il teppanyaki. La caratteristica principale di questo genere di ristorante è il tavolo dotato di grandi piastre roventi dove vengono serviti gli okonomiyaki, ovvero una via di mezzo fra un pancakes e una frittata e gli yakisoba, i tipici spaghetti giapponesi saltati.

Dove dormire
 Minuscolo appartamento ben organizzato, nel cuore del quartiere Gion, a due passi da Higashiyama e dalla fermata della metropolitana.

 

10. Arashiyama – Kyoto

Il tempo ci grazia nuovamente e così ne approfittiamo per recarci nella periferia di Kyoto, ad Arashiyama, una delle tappe che aspettavamo con trepidazione.

Superato il ponte che divide le due zone della cittadina, ci dirigiamo verso la sua attrazione principale, la foresta di bambù. Come spesso succede, la bellezza di un luogo viene leggermente deformata dalla quantità impressionante di gente che lo visita: infatti questo sentiero circondato da altissime piante di bambù è davvero meraviglioso ma i visitatori decisamente troppi.

Ma questo bosco non è la sola attrazione della cittadina: il tempio zen Tenriyu-ji è uno dei più famosi del Giappone. Incanta con il suo favoloso giardino di rocce che in questa stagione è incorniciato da aceri di tutti i colori dell’autunno.

Dopo un pranzo veloce sulla strada principale, all’imbocco del sentiero di bambù, a base di udon in brodo, ci dirigiamo verso altri due templi importanti. Anche il trasferimento si rivela unico: prendiamo un pittoresco trenino che assomiglia più a un nostro tram e che attraversa bellissimi quartieri di Kyoto, a metà fra l’ambiente urbano e quello rurale.

Prima tappa il Ryoan-ji Temple, uno dei giardini zen più famosi del Giappone, immerso in un bellissimo parco con lago, sentieri e scale.

Seconda tappa il Kinkaku-ji, il padiglione dorato, un tempio spettacolare, interamente rivestito di lamine d’oro, affacciato su un laghetto e circondato da aceri coloratissimi in questo periodo. Come tutti i templi giapponesi, anche questo è circondato da un parco molto vasto e da sentieri davvero piacevoli da percorrere.

Concludiamo la nostra giornata provando un altro piatto tipico giapponese, il tonkatsu, la versione nipponica della nostra cotoletta alla milanese, presso il Katsukura, non lontano dalla gettonata via di Ponto-cho.

 

11. Fushimi Inari – Kyoto

Il sole splende anche oggi e ci dirigiamo con il treno al santuario del Fushimi Inari.

Era una delle attrazioni che attendevamo con maggior entusiasmo e ci ha colpiti come immaginavamo: la sequenza di torii rossi, il tradizionale portale d’accesso che segnala l’ingresso ad un santuario shintoista o a un’area sacra, è impressionante.

Quello che invece non avevamo capito bene è la lunghezza di questo serpentone: circa 4 km di scale con un percorso che si snoda in mezzo al bosco. E’ importante da sapere se viaggiate con bimbi: l’uso del passeggino è improponibile, data la quantità di scale.

Vi conviene lasciarlo all’inizio del percorso ma calcolate che, per fare il giro completo, occorrono circa 3/4 ore in base alla velocità e al numero di soste per le fotografie.

A un certo punto, a circa 2 ore e mezza di cammino, il percorso fa una specie di anello: qui c’è un bar/ristorantino dove ci si può fermare per mangiare qualcosa. Infatti dopo tutta questa fatica il nostro bimbo era cotto: per noi sosta gelato obbligatoria mentre Luca ha proseguito con la coppia di Varese (ebbene si, li abbiamo nuovamente incontrati per puro caso all’ingresso) per poi ricongiungerci in seguito sulla strada del ritorno.

Per pranzare vi consiglio di fermarvi alle bancherelle di street food che si trovano nel viale di accesso alla zona sacra: un tripudio di bontà tutte da assaggiare spendendo poco e mangiando senza perdere troppo tempo.

Da li infatti ci siamo diretti al Tofukuji Temple, un altro tempio dal giardino spettacolare durante il periodo del foliage. Un tripudio di aceri fiammeggianti.

Rientrando c’è anche il tempo per una visita notturna al Yasaka jinja, un tempio famoso per le sue lanterne che creano un’atmosfera molto pittoresca.

Alla fine di questa lunga ed intensa giornata ci siamo concessi LA cena: in ogni viaggio infatti ci concediamo una cena in un posticino particolare, spendendo anche un pò più del solito, ma in cui ci gustiamo un pasto unico da ricordare. La scelta è caduta su un minuscolo ristorantino dietro casa, il Saijiki Toshigami: 8 posti a sedere al bancone con cucina a vista. Il caso ha voluto che quella sera ci fosse una coppia di giapponesi molto anziani. Lei compiva gli anni e ha offerto un calice di vino a tutti i commensali: un bel ricordo. Così come la cena a base di sashimi e di tempura. Qualcosa di indimenticabile per la bontà e la qualità del pesce.

 

12. Nara

Il nostro ultimo giorno a Kyoto lo trascorriamo in realtà a Nara, una delle più antiche città del Giappone, un concentrato di storia, arte e cultura giapponese, famosa per i suoi daini, centinaia di esemplari sacri che vivono liberamente in mezzo al parco dei templi e alla città.

L’area da visitare è davvero molto vasta e il numero dei templi impressionante: calcolate una giornata intera. Non sarà però assolutamente pesante: il piacere di passeggiare in mezzo ai boschi fra sentieri di aceri, daini in libertà, ponticelli e laghetti (tutto percorribile con il passeggino) passando da un tempio all’altro non vi farà accusare la stanchezza. Da non perdere il tempio TodaiJi, con il buddha gigante al suo interno e il Nigatsu-dō, un impressionante tempio di legno su palafitte. Meno interessante il quartiere storico della città.

Rientrando facciamo una lauta merenda con un nara bento box acquistato in stazione (una confezione di sushi con le specialità gastronomiche della città), ci fermiamo per un altro giretto tra Gion e Higashiyama per gli ultimi acquisti e una cenetta a base di ramen in un minuscolo ristorantino specializzato in questa zuppa fumante, il Musoshin. Qui ho provato uno dei ramen più deliziosi del viaggio, il Gion black sesame Ramen.

 

13. Isola di Miyajima

Dopo una mattinata di treni e traghetti, raggiungiamo verso mezzogiorno questa piccola e affascinante isola sacra, in cui è vietato nascere e morire.

Essendo domenica, l’isola è presa d’assalto da orde di turisti, in prevalenza giapponesi, per la classica gita della week end. C’era talmente tanta gente che nella via principale del borgo non si riusciva a camminare. Abbiamo quindi deciso di rimandare alla sera la visita del tempio principale, il santuario shintoista dedicato alla dea protettrice dei mari, Itsukushima Shrine, che al nostro arrivo era oltretutto in secca, per la bassa marea.

Ci siamo così concentrati sull’esplorazione del borgo, sull’assaggio dello street food locale e su una bella passeggiata lungo mare fra incantevoli scorci e i daini liberi in cerca di cibo.

Con l’ultimo traghetto l’isola si svuota quasi completamente, ad eccezione dei pochi turisti che pernottano qui. I negozi chiudono alle 18 e così anche la maggior parte dei locali per cenare.

Il padrone di casa ci indica gli unici posti aperti e così consumiamo una deliziosa cenetta a due passi dall’alloggio presso il Setouchi Grill Zipang, dopo una romantica passeggiata notturna per ammirare il famoso torii rosso immerso nell’acqua.

Dove dormire
Deliziosa guesthouse tradizionale con camera dalla vista spettacolare sulla baia, tatami e piccola veranda per leggere. Colazione stile ostello. Proprietario molto gentile e accogliente.

 

14. Miyajima – Hiroshima – Himeji – Kyoto

Ci svegliamo con un cielo cupo e una nebbiolina avvolgente molto affascinante. Prima di prendere il traghetto veloce che ci porterà direttamente al parco della pace di Hiroshima, visitiamo in totale silenzio e solitudine (è presto e in giro non si vede ancora nessuno) il tempio Dasho-in, uno dei più grandi complessi buddisti del Giappone, un luogo che ci è rimasto nel cuore in maniera indelebile.

I rumore delle sorgenti gorgoglianti, i monaci che spazzavano i cortili sorridendo al nostro passaggio, una serie di scale ricoperte di muschio, i ponticelli, i ruscelli cristallini, le statue dai cappelli di cotone colorati, i numerosi templi di legno, il profumo di incenso che aleggiava ovunque e i colori intensi degli aceri fiammeggianti sono tra i nostri migliori ricordi del nostro viaggio in Giappone. Pace, serenità e bellezza.

Arrivati a Hiroshima ci attende quello che temevamo: un clima cupo e un umore anche peggiore. Degli effetti della bomba atomica è rimasto poco, ovviamente, un solo edificio rimasto in piedi nella zona dello scoppio in corrispondenza dell’ipocentro. Tutta l’area è stata trasformata in un grande parco verde dedicato alla memoria che si conclude con il Museo della Bomba Atomica: sicuramente interessante e decisamente un pugno nello stomaco, il museo si è però rivelato scarso come quantità di materiale fotografico e come qualità del percorso di visita.

Riprendiamo il treno per fare una sosta a Himeji, dove si trova il famoso castello. Qui incontriamo per l’ennesima volta (incredibile davvero) la coppia di Varese e decidiamo di visitare insieme, in virtù del poco tempo a disposizione, il parco Kokoen, nove deliziosi giardini costruiti dove un tempo sorgevano la dimora del signore di Himeji e le case dei suoi vassalli samurai.

Rientrati in ostello a Kyoto sul tardi, decidiamo di cenare in stazione, in un ristorante sushi a nastro: un’esperienza davvero simpatica. Si cena seduti a un bancone insieme a tutti gli altri commensali mentre davanti scorre un nastro che trasporta tanti piattini diversi con pezzi di sushi e sashimi. Si paga a singolo piattino e si vive una bella atmosfera.

Dove dormire
Ostello favoloso: personale accogliente, dotato di bar, salottino con libreria, ottima colazione, vicino alla stazione.

 

15. Kyoto

Il nostro ultimo giorno in Giappone lo trascorriamo a Kyoto.

Visitiamo il Nishiki market, un mercato diverso da tutti quelli visti in tanti viaggi. In realtà è un passage, una strada coperta molto stretta, ai cui lati si affacciano tante piccole botteghe di alimentari e di artigianato. Si possono assaggiare cibi molto particolari e fare acquisti.

Scegliamo di girare questa zona e di vagabondare per goderci la città: così scopriamo Nakanocho, un micro quartiere composto da una serie di vie pedonali coperte ricche di negozi e botteghe, dove il piccolo può camminare liberamente.

Tornando a piedi fino in stazione, ci fermiamo anche a vedere il complesso di templi buddisti di Monzencho, un altro dei mille santuari di questa vasta città.

Rientro a Tokyo con il treno che ci porta direttamente a Narita, il paese vicino all’aeroporto.

Dove dormire
Ottimo hotel vicino all’aeroporto di Narita, camere confortevoli, ambiente accogliente ma ristoranti al suo interno dai prezzi esorbitanti.

 

16. Tokyo – Madrid

Volo di ritorno su Madrid, dove ci fermeremo per altri 4 giorni: un’ottima scusa per smaltire il fuso e vedere una nuova città!

 

Posti che ci hanno deluso

E’ la prima volta che in un viaggio posso affermare con certezza che nulla, ma proprio nulla, mi ha deluso.

Il Giappone è un paese talmente ricco di sfumature, così sofisticato, elegante, interessante e variegato che non può deluderti, anzi tutto il contrario, è una scoperta giornaliera.

 

Posti che si sono rivelati una scoperta

Tokyo

A differenza di Luca, che è cresciuto a cartoni, manga e cultura giapponese, il mio interesse per questo paese è stato sempre e solo culinario e paesaggistico.

Sono partita per Tokyo senza grandi aspettative e senza particolare entusiasmo e invece devo dire che mi è piaciuta molto. Per carità, non è New York, la sua cultura è quanto di più lontano dalla mia sensibilità, non me ne sono certamente innamorata, ma molto incuriosita. La caratterizzazione marcata dei quartieri, uno dedicato alla tecnologia, uno improntato allo shopping, uno al divertimento e così via, la convivenza stretta fra la più sfacciata modernità e la più antica tradizione, fanno di Tokyo una meta decisamente ricca di fascino e di attrattive.

 

Isola di Miyajima

Era uno dei punti fissi del viaggio, una di quelle tappe che ti incuriosiscono moltissimo e che speri non ti deludano. E così è stato. L’isola di Miyajima è poesia e bellezza allo stato puro.

Ma c’è un MA. Non sono sicura che avrei avuto la medesima percezione se non ci fossimo fermati a dormire sull’isola. Durante il giorno, soprattutto nei week end, è presa d’assalto dai turisti, non si riesce a camminare né a visitare praticamente nulla a patto di farsi interminabili code. Ma la sera si svuota quasi completamente e la mattina presto rivela tutto il suo fascino antico, misterioso e incredibilmente poetico, quasi magico.

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