Itinerario nelle Rockies e Real America

Ci sono quei viaggi che hai sempre sognato, che hanno popolato la tua fantasia grazie ai film, che hai accarezzato per anni crogiolandoti sulle foto in rete, immaginandoti di percorrere quelle strade e rimanere abbagliato da quei panorami.

Un viaggio nelle Rockies americane e nella Real America è proprio questo. Se poi ci aggiungi anche il Canada occidentale, diventa il viaggio della vita.

E’ proprio quello che siamo riusciti a realizzare lo scorso anno, un lunghissimo on the road di 5000 km in 35 giorni, partendo da Vancouver, passando da Seattle, attraversando le montagne rocciose canadesi per poi scendere lentamente verso sud, visitare il Teton e lo Yellowstone, sconfinando nelle terre selvagge del Wyoming e del South Dakota per concludere poi il nostro viaggio in Colorado.

Un viaggio fatto di mille sfumature: laghi azzurri, montagne innevate, geyser e pozze d’acqua multicolore, città western, praterie, bisonti, cowboy, indiani, piccole città di provincia che sembrano uscite da un film e panorami che rimarranno per sempre nei nostri cuori.

 

Itinerario

Il nostro viaggio è in realtà iniziato in Canada, da Vancouver. Dopo una piccola deviazione in America per noleggiare l’auto a Seattle, (non si può ritirare una vettura in Canada e lasciarla negli Stati Uniti), siamo tornati in territorio canadese: da lì un lungo percorso lungo le montagne rocciose nella regione dell’Alberta, fra i parchi di Jasper, Banff e infine Waterton.

👉🏻SCOPRI il nostro itinerario in Canada Occidentale

 

1. Glacier National Park

L’avventura in terra statunitense inizia da qui, dal confine fra Canada e Stati Uniti. Dedichiamo i primi due giorni all’esplorazione di un parco che mi ha sempre affascinato, il Glacier National Park, un vasto territorio incastonato fra le montagne e punteggiato di laghi e di ghiacciai.

Per una sosta fermatevi al Thronson’s General Store a Babb: sembra uscito da un film!

Purtroppo la visita del parco è funestata dall’alto tasso di incendi che si stanno scatenando in questa zona e in tutto il Montana, riducendo la visibilità e rendendo interdette alcune aree. Non ci perdiamo d’animo e cerchiamo di sfruttare la giornata percorrendo uno dei trail che ci eravamo prefissati, l’Iceberg Lake, lungo ben 15 km e un dislivello di circa 400 metri, difficoltà intermedia.

Questo percorso è meraviglioso: dopo una iniziale salita abbastanza ripida, tutto il sentiero di mantiene a mezza costa della montagna, attraversando prati in fiore, pareti scoscese, magnifiche vedute, boschi rigogliosi. Una vera scoperta. Purtroppo quel giorno il nostro cucciolo non aveva voglia di camminare ed è stata dura riuscire a trovare sempre nuove strategie per fargli terminare il percorso. Alla fine ci siamo arresi: io e il piccolo ci siamo fermati a 2/3 del trail, alle Ptarmigan Falls mentre Luca ha proseguito fino all’Iceberg Lake. Il nanetto si è addormentato quasi subito in braccio a me, dopo un lauto spuntino, ritrovando tutte le energie per affrontare il rientro nel pomeriggio.

Dopo esserci rifocillati presso il bar nel nostro alloggio, ci siamo affacciati con la macchina al Swiftcurrent Lake: vista magnifica e immagine da cartolina del Many Glacier Hotel, uno dei lodge storici in legno del Montana. Qui vorrei spendere un paio di righe sul nostro hotel, il Swiftcurrent Motor Inn. Questo meraviglioso hotel all’interno del parco vanta dei cabin che sembrano usciti da un libro di favole: piccole casette di legno immerse nel verde, arredate in maniera squisitamente country, avvolte nel silenzio più totale. Un’esperienza magnifica da vivere con i vostri figli.  Unico neo: qualche scomodità e prezzi troppo alti per avere in definitiva i bagni in comune stile campeggio e un ristorante non propriamente eccelso. Nelle aree comuni si trova anche un mini store con tutto quello che vi serve per affrontare i trail e un bellissimo gift shop.

Dove dormire
Incantevoli cottages immesi nella natura e nel silenzio in stile country.

 

2. Glacier National Park

L’idea di arrivare fino a qui, in una zona decisamente fuori mano rispetto agli itinerari turistici, affonda le sue radici in un corso monografico che seguii all’università su Kubrick, il celebre regista americano. Rimasi folgorata non solo dal film Shining (che ancora oggi è uno dei miei film preferiti), ma soprattutto dalla meravigliosa sequenza iniziale in cui Jack Torrance e la sua famiglia percorrono una stupefacente strada panoramica in mezzo a imponenti montagne vertiginose: è la Going-to-the-Sun Road, il percorso più spettacolare di tutto il parco.

Oggi ci dedichiamo proprio a questa lunga e tortuosa strada che ci incanta ad ogni curva, nonostante la perenne foschia fumosa che ci perseguita. Questa strada si può percorrere da ambo le parti, in quanto taglia e attraversa il parco, permettendo di “scavalcare” le montagne. Noi la percorriamo da est a ovest, ovvero da St. Mary a West Glacier. La durata complessiva di percorrenza è di 1 ora e 35 per 76 km ma come avrete già immaginato, lungo il percorso ci sono molte cose da fare e da vedere, per cui vi consigliamo di dedicarle una giornata intera.

Ad attendervi ghiacciai, montagne imponenti, laghi, cascate, rigogliose foreste di cedri e pascoli e la possibilità di avvistare moltissimi animali fra cui castori, lontre, capre delle nevi, pecore delle Montagne Rocciose e alci.

👉🏻LEGGI come avvistare gli animali nei parchi americani!

Prima di iniziare la giornata vi consiglio una lauta colazione in un dinner favoloso appena fuori dal parco il Park Cafè, a St. Mary.

Parentesi sugli incendi

Percorrendola da est a ovest, nella prima parte rimaniamo un pò delusi. Ci si apre davanti un panorama abbastanza desolato: boschi bruciati dalle fiamme a perdita d’occhio. Purtroppo questa è una delle cose che nessuna guida vi dice. Sia in Canada che negli Stati Uniti, il fattore incendio è sempre da mettere in conto, sia sul momento, soprattutto nei periodi estivi, sia in termini di paesaggi bruciati da decenni. In questi paesi infatti, a differenza dell’Europa, il fuoco non è visto come un flagello devastatore che deturpa il paesaggio e l’incendio non è considerato come un danno ambientale, ma come un naturale strumento della natura per rigenerare se stessa. Per questo motivo adottano una politica di intervento contenitore che non blocca del tutto il normale processo di sviluppo di un incendio. Senza il fuoco, la terra e la vegetazione andrebbero ad esaurirsi: dalle ceneri la natura rinasce più rigogliosa di prima. Per questo motivo non stupitevi, come ho fatto io, nel vedere aree così vaste bruciate: è normale, succede, viene tollerato e nessuno si scompone più di tanto.

Una volta superata questa zona il paesaggio cambia completamente: questo percorso panoramico racchiude la potenza della natura in tutto il suo splendore regalandovi un’esperienza entusiasmante. La strada raggiunge un’altezza di 2.036 metri al Logan Pass costeggiando paesaggi sconfinati e dirupi a strapiombo. Qui c’è un grande centro visitatori con un parcheggio super affollato. Mettetevi l’anima in pace: si deve attendere con pazienza che si liberi un posto, anche perchè qui il parcheggio selvaggio fuori dalle zone delimitate viene severamente punito con multe salate. Dal centro visitatori parte un magnifico trail, molto facile, l’Hidden Lake Nature Trail (1.4 km), un percorso pavimentato con passerelle in legno e tantissimi gradini che s’innesta verso la fine con l’Hidden Lake Overlook (1,2 km), per ammirare il lago dall’alto. Totale: 5,2 km di assoluta bellezza. Montagne meravigliose, punteggiate di fiori e con la concreta possibilità di avvistare capre bianche di montagna e bighorn.

Dal Logan Pass inizia la discesa che porta, curva dopo curva, al Lake McDonald. Lungo la strada ci fermiamo per seguire l’Avalanche Trail di 7 km: il cucciolo si addormenta e così decido di rimanere con lui in macchina e mandare avanti Luca. Purtroppo il percorso è inagibile a causa degli incendi della zona e Luca può solamente percorrere il primo tratto, il Trail of the Cedars o sentiero dei Cedri, 1.2 km andata e ritorno.

Anche la visita del Lake McDonald Lodge, un antico lodge interamente rivestito di tronchi di legno, risalente al 1931, l’epoca del primo turismo “vintage” dei tempi d’oro, sfuma miseramente: è chiuso per ristrutturazione. Forse per fortuna, dal momento che si vedono colonne di fumo e mezzi aerei anti-incendio al lavoro sulle alture alle sue spalle.

Concludiamo la giornata con una sosta rigenerante sulla spiaggetta dell’Apgar Villagge, affacciato sul Lake McDonald: piedi a mollo nell’acqua gelida e tanti sassolini colorati con cui giocare!

Dove dormire
Confortevoli cottages, area comune con fuoco per arrostire e parco giochi, struttura principale costruita in legno nel 1907 fornita di ristorante.

 

3. Missoula e Butte

Lasciato il Glacier, ci dirigiamo verso sud e costeggiamo il Flathead Lake, una zona mite e piacevole. Qui è pieno di coltivatori di ciliege che vendono questi frutti deliziosi in chioschetti lungo strada.

Arriviamo a Missoula, una delle poche tappe che ci siamo lasciati aperte, a ora di pranzo. A dispetto dell’immagine di cittadina universitaria viva e caotica che ci eravamo fatti, scopriamo essere tutto dannatamente chiuso e desolato. Decidiamo di proseguire e tiriamo dritto verso Butte, prenotando un alloggio al volo.

Lungo il tragitto l’aria si fa sempre più pesante, la foschia aumenta in maniera esponenziale e quando arriviamo in città ci sembra di essere atterrati sul set di un film post bellico e apocalittico: luce giallognola, cenere che cade come piccoli fiocchi di neve, aria irrespirabile che fa tossire e lacrimare gli occhi, puzza di bruciato, città deserta, negozi chiusi, attività sbarrate. Solo la zona commerciale sembra conservare una parvenza di vita. Scopriamo così che Butte, come tutta l’area circostante che si trova in una specie di conca, sta vivendo un vera micro tragedia: sono 6 mesi che è attanagliata dal fumo provocato da una serie di incendi, rimanendo stazionario sulla zona a causa dell’estate arida ed eccezionalmente calda. In pratica il fumo fatica ad essere smaltito per l’aria calda e la mancanza di pioggia. Per non respirare l’aria malsana, ci rifugiamo prima in un Walmart, poi in una pizzeria e infine in hotel, aspettando di ripartire la mattina dopo.

Dove dormire
Motel dignitoso nella zona commerciale della città.

 

4. Nevada e Virginia City

Ci lasciamo la zona degli incendi alle spalle e nonostante il cielo non sia perfettamente terso, arriviamo ad una delle tappe più attese, le due ghost town e città western, Nevada e Virginia City, risalenti al periodo della corsa all’oro. Gli amanti del periodo e del mondo western impazziranno letteralmente: Luca ed io siamo tornati improvvisamente bambini.

👉🏻SCOPRI come visitare Nevada e Virginia City

Per prima cosa decidiamo di percorrere il tragitto andata e ritorno fra le due città con il trenino storico, per far divertire il nostro bimbo. Tornati a Nevada, impieghiamo 2/3 ore per visitare tutta la città, osservando e visitando ogni edificio di questa meravigliosa città western perfettamente conservata.

Ci spostiamo nel pomeriggio a Virginia City, per continuare la visita della città gemella: a differenza di Nevada, Virginia è tutt’ora abitata e mantenuta viva grazie al turismo. Pernottiamo qui con la fortuna di vivere la cittadina nel silenzio della sera, quando la maggior parte dei turisti si è spostato verso altre mete.

Dove dormire
Meravigliosa struttura risalente al 1863, un pò datato ma sicuramente ricco di fascino e di atmosfera.

 

5. Teton National Park

Sveglia all’alba, colazione in macchina e via per una lunga traversata verso sud, per raggiungere il Teton National Park.

Arriviamo in tarda mattinata a Jackson Hole, un’incantevole cittadina alle porte del parco, che ci affascina subito per il suo carattere pittoresco e western. Dopo aver preso possesso della camera, decidiamo di recarci subito nel parco per una prima esplorazione. Purtroppo la foschia del fumo che staziona sullo stato del Montana permane, “regalandoci” una luce giallognola e rendendo quasi nulla la visibilità sulla grandiosa catena montuosa del Teton, tanto sognata prima di partire. Inconvenienti di viaggio.

Ci dirigiamo verso il Jenny Lake: dopo una breve passeggiata per ammirare le montagne riflesse sull’acqua (che ovviamente abbiamo appena intravisto), prendiamo il traghetto che ci porta dall’altra parte del lago. Da qui seguiamo un piccolo trail non impegnativo fino alle Hidden Falls.

Riprendiamo la macchina e decidiamo di fare un giro panoramico del parco, alla ricerca della Mormon Row, una strada sterrata caratterizzata da una delle vedute più famose del parco: i vecchi fienili in legno con alle spalle le montagne. Anche in questo caso grande delusione: colori spenti e foschia che rende tutto invisibile. Umore sotto le scarpe.

Sulla via del ritorno però, abbiamo la fortuna di avvistare i primi bisonti, stagliati sul mare dorato della prateria: una bellissima emozione. Riusciamo a vedere anche i castori e un alce sullo Snake River.

Rientriamo in città giusto in tempo per cenare: purtroppo devo annotare con rammarico, che i saloon più pittoreschi di Jackson Hole, il Silver Dollar Bar e il Million Dollar Cowboy Bar, vere icone della vita da cowboy non ammettono bambini. Li abbiamo visti tristemente da fuori. Si può solamente cenare nei ristoranti a loro annessi: infatti ci siamo fermati  al Grill del Silver Dollar. Anche la vita in città è molto cara e trovare un posto dai prezzi umani è veramente difficile.

Dove dormire
Ottimo alloggio a due passi dal centro, fornito di lavanderia.

 

6. Teton National Park

Emozionati da un minimo miglioramento delle condizioni della visibilità, partiamo per goderci la giornata nel parco.

Ci dirigiamo subito al punto di partenza del Taggart Lake Trailhead: 8 km di percorso per raggiungere prima le sponde del Taggard Lake, poi proseguire fino al Bradley Lake e ritorno. La prima parte è facile e quasi pianeggiante: si attraversano boschi di artemisia, prati in fiore e magnifiche vedute. La seconda è in salita e si devono affrontare 500 metri di dislivello. Un magnifico trail per immergersi nella natura del Teton.

Stanchi ma felici, riprendiamo la macchina e facciamo ancora un giro esplorativo alla ricerca di animali. La salita al Pilgrim Mountain, una stretta e tortuosa strada panoramica che parte dalla Colter Bay (non adatta  ai camper), ci regala l’incontro con un gruppo di cervi che brucano in solitudine nel sottobosco.

Rientro in città per un bel giretto in centro, per ammirare i famosi portali nella piazza principale, realizzati con i palchi che i wapiti perdono stagionalmente, un vero simbolo della città.

Cena in un posto fantastico, il Gun Barrel, una tipica steakhouse in stile country, tutta di legno e ricoperta di trofei di caccia, dove si mangia divinamente e dove abbiamo assaggiato il filetto di bisonte!

 

7. Yellowstone

Partiamo di buon mattino: ci aspetta il nostro primo giorno allo Yellowstone. L’emozione è immensa.

Ci attrezziamo con panini e frutta acquistata al General Store del Colter Bay Villagge, sul Teton Lake, in modo tale da non perdere tempo a pranzare.

La mattina la dedichiamo alla prima tappa dello Yellowstone, all’entrata sud, la zona dei geyser di West Thumb: le nostre prime pozze turchesi ci incantano moltissimo e il nostro piccolo, attrezzato da piccolo ranger, si immedesima nella parte con binocolo e lente di ingrandimento.

Proseguiamo con la zona dell’Old Faithful, il più famoso e regolare geyser del mondo, che erutta ogni 90 minuti come un orologio svizzero (con una tolleranza di 10 minuti). Siamo fortunati e riusciamo a vederlo esplodere nell’aria quasi subito. Successivamente percorriamo il Upper Geyser Basin, un lunghissimo anello che ci porta a vedere molti altri geyser e pozze multicolore, tenendoci occupati per tutto il pomeriggio.

Prima di prendere la via del ritorno verso il nostro alloggio a West Yellowstone, visitiamo il meraviglioso Old Faithful Lodge, il più antico hotel americano all’interno dei parchi, tutto costruito in legno, a 5 piani, con un immenso camino e un’aria squisitamente vintage. Questo lodge è stato immortalato anche nel film di animazione Planes 2: potete immaginare la gioia del nostro bimbo!

Ottima cenetta a base di bisteccona al Three Bear Lodge, un ristorante di cucina tipica western in stile country.

👉🏻LEGGI il nostro speciale su come organizzare la visita allo Yellowstone

Dove dormire
Ottimo alloggio a due passi dal centro, molto vicino ai due dinner per la colazione.

 

8. Yellowstone

Per visitare lo Yellowstone, soggiornando all’esterno del parco, è fondamentale alzarsi presto e partire il prima possibile. Dopo una lauta colazione da Ernie’s un deli molto spartano ma che prepara pantagrueliche colazioni dolci e salate e box lunch, ci dirigiamo subito verso la zona dei Midway e Lower Geyser Basin (Grand Prismatic) e Fountain Paint Pot.

Inutile dire che le emozioni sono fortissime: i colori sono magnifici, le sorgenti incredibilmente affascinanti e i percorsi non troppo impegnativi.

Poco dopo si trova anche il Black Sand Basin e il Biscuit Basin: le passerelle in legno collegano graziosi bacini multicolori e piccoli geyser.

Prima di rientrare a West Yellowstone, decidiamo di fare il giro largo, passando dalla Hayden Valley: la fortuna ci assiste e ci ritroviamo in mezzo a un branco di bisonti che stanno guadando il fiume proprio davanti ai nostri occhi insieme ai loro cuccioli. Uno spettacolo incredibile!

Concludiamo la giornata con una cena al Buckaroo Bill’s Icecream & BBQ, un minuscolo ristorantino specializzato in carne BBQ dove ci abbuffiamo di costolette di maiale buonissime!

👉🏻LEGGI il nostro speciale su come organizzare la visita allo Yellowstone

 

9. Yellowstone

Il nostro terzo giorno allo Yellowstone inizia alla grande con colazione a base di burritos al Running Bear Pancakes House, un delizioso dinner a conduzione familiare.

Dedichiamo la giornata al Grand Canyon of Yellowstone, il grande canyon che si forma con il River Yellowstone e le sue imponenti cascate: se si visitano tutti i view point sia del versante sud che di quello nord, la giornata passa in fretta.

Per rientrare a Gardiner, decidiamo di salire verso nord passando da Washburn Range, una delle regioni più selvagge del parco, ricoperta da fitti boschi che si alternano ai pascoli dorati. Qui riusciamo ad avvistare un orso bruno, molto vicino alla strada.

Ma la giornata non smette di regalare emozioni: passando da Mammoth Hot Springs, ci troviamo circondati da un branco di magnifici cervi che attraversano il centro del villaggio ignari dello stupore degli automobilisti.

Per cenare a Gardiner ci consigliano il Cowboy’s Lodge and Grille: il posto è molto caratteristico, in pieno stile country, ma le pietanze non ci convincono e tanto meno il servizio poco accogliente.

👉🏻LEGGI il nostro speciale su come organizzare la visita allo Yellowstone

Dove dormire
Magnifico b&b realizzato in una antica casa vittoriana del 1904, arredato in stile country: la proprietaria prepara con amore spettacolari colazioni abbondanti e ogni giorno diverse.

 

10. Yellowstone

Il nostro ultimo giorno allo Yellowstone è dedicato per prima cosa alle Mammoth Hot Springs, una meravigliosa sequenza di terrazze degradanti di travertino bianco e spettacolari giochi di colore. Rimarrete abbagliati e stupiti da quanta varietà di paesaggio custodisca questo parco meraviglioso. Merita un breve giro anche il villaggio stesso di Mammoth, dove oggi risiedono tutti i ranger che lavorano nel parco, un tempo presidio militare.

Proseguiamo verso il Norris Geyser Basin, un’attrazione minore che molti turisti saltano per mancanza di tempo. E’ un altro bacino ricco di geyser, pozze acide e fumarole rabbiose, che mostra molto bene come la terra sia estremamente viva e incontrollabile in questa zona del parco.

Rientrando a Gardiner, passiamo per un altro angolo del parco poco visitato, il Gibbon Meadows, magnifici altopiani attraversati da molti corsi d’acqua e pascoli fertili, dove abbiamo un altro incontro ravvicinato con i daini e i wapiti.

Cena superlativa in un vero saloon country con magnifica terrazza sul fiume al Iron Horse Bar and Grill: una delle migliori bistecche del viaggio!

👉🏻LEGGI il nostro speciale su come organizzare la visita allo Yellowstone

 

11. Beartooth Highway – Red Lodge – Cody

Per lasciare lo Yellowstone percorriamo un’altra zona magnifica e selvaggia, la Lamar Valley: un’antica valle di origine glaciale, oggi ricoperta da immensi pascoli ondeggianti al vento. Qui vivono wapiti, bisonti, coyote e lupi, in spazi aperti e meravigliosi.

Da qui la strada che lascia il parco si trasforma naturalmente nella Beartooth Highway, una delle strade più spettacolari del Montana: lungo il percorso si alternano paesaggi montani incontaminati, foreste lussureggianti e la tundra alpina, un continuo saliscendi con picchi che arrivano anche a 3600 metri di altezza (preparatevi a giramenti di testa e nausea). Questa zona è magnifica e avrebbe meritato un giorno a lei dedicato ma nell’economia di un viaggio così lungo, abbiamo dovuto ammirarla solamente di passaggio.

Fate una piccola sosta a Cook City: qui si trova un antico emporio risalente al 1886. Una breve visita per vedere gli arredi originali e scoprire come si vive in questo angolo sperduto degli Stati Uniti.

Ci fermiamo a pranzo a Red Lodge, un’altra stupenda cittadina western, squisitamente americana: Maine Street con antichi palazzi in mattoni e negozi molto tipici come un negozio di dolciumi il cui padrone si è divertito a collezionare oggetti originali a partire dagli anni ’20. Imperdibile!

Proseguiamo spediti verso Cody, un’altra tappa che aspettavamo con trepidazione. E infatti non delude le aspettative. Siamo nel cuore della Real America, del mondo country e del mito di Buffalo Bill, dei cowboy, dei rodei (per sfortuna finiti da pochi giorni) e del periodo d’oro di avventurieri, banditi e sceriffi. Un’epoca quasi mitologica che affascina da sempre grandi e bambini.

Essendo arrivati nel tardo pomeriggio, decidiamo di visitare l’Old Trail Town, un museo a cielo aperto incredibilmente affascinante. Si tratta di una raccolta nutrita di 26 edifici storici risalenti al 1800 e appartenuti alla città di Cody o provenienti dal Montana e dal Wyoming, perfettamente conservati insieme agli arredi originali, tra cui un saloon, una scuola, un emporio, la capanna di un cacciatore di pelli e la bottega di un fabbro. La chicca è sicuramente la baracca in cui si incontravano di nascosto Butch Cassidy e Sundance Kid per pianificare i colpi. Imperdibile!

Tornati in centro città ci rilassiamo nel beer garden del Silver Dollar Bar, dove troviamo anche musica dal vivo, per poi cenare in uno dei luoghi simbolo della città, il Buffalo Bill’s Irma Hotel. Cody riassume molto bene tutto quello che ci si immagina del mondo western: fondata da Buffalo Bill nel 1896, conserva intatta l’atmosfera vintage d’altri tempi, con i rodei che radunano cowboy da tutto lo stato, la musica country e la sensazione di vivere un sogno. E l’hotel costruito da Buffalo Bill per la figlia Irma fa parte integrante di questo mondo: l’edificio e gli arredi sono originali e comprendono vecchi lampadari fatti con i palchi di cervi, un immenso specchio d’epoca e l’originale bancone donato dalla Regina Vittoria a Buffalo Bill. Insomma, una capatina qui è d’obbligo anche se il ristorante è molto turistico: forse consiglierei di cenare al saloon a fianco, molto più informale, old style e con una splendida veranda.

Dove dormire
Dignitoso motel senza pretese nel centro città.

 

12. Cody – Sheridan – Buffalo

Il mattino dopo ci dirigiamo subito al Buffalo Bill Center of the West. Non vi nascondo che eravamo molto prevenuti e invece ci siamo innamorati di questo favoloso museo. In realtà non è un semplice museo, ma 5 in uno: la parte più interessante e divertente è sicuramente il Buffalo Bill Museum che raccoglie una collezione incredibile di oggetti originali, di scena e di vita quotidiana appartenuti a William Cody, alias Buffalo Bill e la sua troupe, che illustrano i retroscena e spiegano il mito di questo eccentrico personaggio. Inoltre ci sono intere sezioni dedicate alla vita nel vecchio west e sulla vita dei cowboy: i vostri figli impazziranno.

Per bilanciare la storia, vi è anche un’immensa sezione dedicata ai nativi americani, The Plains Indian Museum: una ricchissima collezione di oggetti, gioielli, abiti che illustrano la vita degli indiani, la loro storia, le vicissitudini grazie a immagini d’epoca e ricostruzioni meravigliose dei loro abitat e delle loro case.

Ma l’apoteosi del museo si raggiunge con la Draper Museum of Natural History, un lungo e meraviglioso viaggio nell’ecosistema naturale del parco di Yellowstone esplorando i vari tipi di flora e fauna con scenografie, modellini, diorami e pannelli pedagogici.

Si possono, a nostro avviso, saltare invece i due musei dedicati alle armi da fuoco, il Cody Firearms Museum e il Whitney Gallery of Western Art, una collezione di dipinti dell’Ovest tra il 1800 e il 1900.

Lasciata Cody ci avviamo verso Sheridan percorrendo u’altra meravigliosa strada panoramica, la Route 14 che s’inerpica su per le montagne con una serie impressionante di tornanti.  Arriviamo a Sheridan nel tardo pomeriggio: purtroppo, essendo lunedì, troviamo tutti i negozi chiusi e un’atmosfera sottotono un pò deludente e così decidiamo sul momento di allungarci fino a Buffalo.

La cittadina è davvero minuscola ma molto pittoresca con gli antichi palazzi a mattoni rossi sulla Main Street. In particolare rimaniamo a bocca aperta davanti al The Occidental Hotel: un piccolo museo/hotel che conserva tutti gli arredi originali tra cui i fori di proiettile di varie sparatorie che si sono tenute davanti all’edificio. Infatti qui hanno soggiornato  Butch Cassidy e la gang di Hole-in-the-Wall, Calamity Jane, Buffalo Bill, Tom Horn, il giovane Teddy Roosevelt e molti altri. Mentre il piano superiore è tutt’ora adibito ad hotel, quello della reception conserva le antiche stanze come erano una volta, tutte visitabili. Accanto si trova il saloon originale dove si riunivano cowboy, sceriffi, disperati e venditori di bestiame. C’è musica dal vivo e ne approfittiamo per una birra e per cenare qui prima di tornare a Sheridan.

Dove dormire
Dignitoso motel alle porte del centro con sala colazione dove ci si può preparare i waffles da soli.

 

13. Devil’s tower – Deadwood

Ci mettiamo in macchina di buon’ora per raggiungere Devil’s tower prima di pranzo. L’imponente roccia del Diavolo si staglia in tutta la sua bellezza e dal parcheggio principale seguiamo il piccolo trail di 2 km,il Tower Trail, che fa il giro di tutto il blocco di pietra, consentendoci di ammirarlo da tutte le angolazioni. Il caldo in South Dakota si fa sentire e l’aria sembra sfrigolare. Scendendo dalla collina vediamo decine e decine di cani della prateria

Una leggenda del popolo lakota narra che, mentre sette bambine indiane raccoglievano dei fiori ai piedi del monte, degli orsi si avvicinarono per divorarle, ma il Grande Spirito le salvò trasportandole in cima al picco. I solchi sui lati del monte sarebbero i segni lasciati dagli artigli degli orsi mentre tentavano di arrampicarsi. Le bambine furono trasformate in stelle, le famose pleiadi.

Ripartiamo, e per raggiungere Deadwood, seguiamo la Spearfish Canyon Scenic Byway, una piccola ma incantevole strada panoramica incastonata fra le Black Hills: improvvisamente le temperature crollano a 10° e con nostro grandissimo stupore vediamo i primi accenni di foliage. Lungo la strada attraversiamo Aladdin, un micro villaggio di soli 15 abitanti: sosta d’obbligo per visitare l’emporio storico!

Arriviamo a Deadwood nel tardo pomeriggio: la famosa e pericolosissima (un tempo ovviamente) città mineraria del west ha conservato un centro a dir poco stupendo, con edifici originali, saloon e un’atmosfera da frontiera. Si respira tutto il fascino e il mito della corsa all’oro: passarono da Deadwood personaggi epici come il Generale Custer, per valutare l’importanza di questa zona lasciata ai Lakota-Sioux, l’integerrimo sceriffo Wyatt Earp ma anche una moltitudine di avventurieri, banditi e assassini come Jack Mc Call, James Butler Hickok, John Wallace Crawford e Calamity Jane.

Peccato che ormai la città sia diventata una sorta di Las Vegas per 60enni: ci sono sale giochi ogni angolo e terribili negozi di souvenir a tema. Il turismo legato al passato turbolento della città viene alimentato in ogni modo: finte sparatorie in mezzo alla strada (i bambini si divertiranno moltissimo), rappresentazioni teatrali nei bar e ricostruzioni minuziose del processo a Jack Mc Call. Per conoscere orari e location delle rappresentazioni, rivolgetevi all’ufficio informazioni nella piazza principale.

Dal momento che la maggior parte dei saloon la sera non accetta bambini, facciamo felice il nostro cucciolo e ceniamo in un ristorante italiano a due passi dal nostro alloggio, l’Harry’s Spaghetti Western Restaurant, dove trasmettono a ciclo continuo i film di Bud Spencer e Terance Hill in francese! Di solito stiamo ben lontani da posti del genere, ma dopo 20 giorni di bistecche e costolette di maiale, un piatto di pasta, comunque decoroso, ci ha fatto piacere!

Dove dormire
Un Incredibile hotel storico nel centro città, che ha conservato tutto il fascino del vecchio west.

 

14. Badlands

Lasciamo Deadwood e decidiamo di fare colazione a Sturgis, una delle cittadine più famose del South Dakota: qui si svolge ogni anno il raduno delle Harley Davidson più importante degli Stati Uniti. Troviamo un posticino meraviglioso per fare colazione, The Broken Bean Coffee House: da fuori sembra una comunissima villetta residenziale ma dentro è una deliziosa caffetteria in stile shabby-chic, accogliente e che serve ottimi burritos fatti in casa!

Proseguiamo in direzione Badlands e ci fermiamo al Wall Drug Store per una pausa. Ci tengo a precisare che su questo posto avevo letto commenti entusiasti e ci eravamo immaginati un emporio squisitamente country dove fare qualche acquisto particolare. E invece ci siamo ritrovati dentro a un mega centro commerciale di dubbio gusto, estremamente kitsch, dove si vendeva solo paccottiglia di pessima fattura. A me piace moltissimo il kitsch americano ma questo era veramente terribile. Siamo scappati velocemente.

Arriviamo al Badlands National Park poco prima di pranzo: l’aria è torrida, le temperature sfiorano i 39 gradi e non si riesce a stare fuori dalla vettura. Essendo entrati dalla porta nord, ci fermiamo al Ben Reifel Visitor Center per un pasto veloce al dinner interno. Decidiamo che i trail programmati non possono essere percorsi: fa decisamente troppo caldo e quindi ci limitiamo a seguire con la macchina il Badlands Loop Road, lungo 64 km che ci porterà via gran parte del pomeriggio. Lungo il percorso ci sono innumerevoli view points per ammirare gli incredibili colori e le strane conformazioni rocciose di questo paesaggio lunare.

Ad un certo punto si trova il bivio per recarsi alla Pinnacles Entrance. Prendete invece la strada sterrata Sage Creek Rim Road: è la parte meno battuta e più selvaggia del parco, dove avrete modo di avvistare moltissimi animali. Nel punto chiamato Roberts Prairie Dog Town si avvistano anche da molto vicino centinaia di cani della prateria mentre in diversi altri punti vedrete mandrie di bisonti. Noi siamo riusciti a vedere anche un coyote.

La strada sterrata si ricongiunge poi con l’arteria principale che riporta verso Interior, dove avevamo l’alloggio. Qui occorre fare una precisazione: in fase di progettazione avevamo scelto dormire all’interno ma il luogo si è rivelato veramente desolato, il villaggio è una baraccopoli di nativi americani e a parte la stellata notturna non ci sono veri motivi per fermarsi in questo posto sperduto. Unica nota positiva il bar dove abbiamo cenato, l’Horseshoe Bar and Grill, frequentato dai nativi americani, cowboy e motociclisti veraci: non si mangia in maniera eccelsa ma il posto merita una visita per l’atmosfera.

Dove dormire
Hotel decisamente deludente e molto caro.

 

15. Monte Rushmore e Custer State Park

Accompagnati dal brutto tempo, ci avviamo verso Keystone, una cittadina tanto pittoresca quanto turistica e finta, e verso il Monte Rushmore, dove il temporale lascia posto al sole e al cielo blu. Posso dire con franchezza che le colossali teste dei presidenti americani, Washington, Jefferson, Lincoln e Roosvelt alte 20 metri e scolpite nel granito sopra una montagna, non sono il monumento più emozionante visto negli Stati Uniti ma la visita è comunque meritevole, per vedere e capire da vicino il patriottismo degli americani, che noi di sicuro non abbiamo. Lo si intuisce subito dal mastodontico Mount Rushmore National Memorial, un viale celebrativo che porta alla grande terrazza panoramica. Lo si vede bene dall’emozione tracciata sui volti dei visitatori e dalla coda incredibile per assaggiare il gelato realizzato con la ricetta originale inventata dal presidente Jefferson nel 1780.

Decidiamo di dedicare le ore successive alla scoperta del Custer National Park: dalla cartina, sembrava che le diverse strade panoramiche fossero brevi e temevamo addirittura di arrivare troppo presto a Custer e invece il parco si è rivelato una scoperta e ci ha portato via tutto il pomeriggio con una incredibile varietà di paesaggi. Percorriamo infatti la Peter Norbeck Scenic Byway, la Iron Mountain Road,  il Wildlife Loop e infine la Needles Highway: sono tutte stupende. Si passa da tornanti vertiginosi a tunnel nella roccia, da distese di praterie abitate dai bisonti e boschi meravigliosi a passi di montagna e laghetti incantevoli. Una vera meraviglia.

Arriviamo in città molto tardi, solamente per cenare al Sage Creek Grille, un ottimo posticino, di quelli che piacciono a noi: intimi, ben arredati e con ottima scelta di piatti e birre artigianali!

Dove dormire
Motel semplice e dignitoso.

 

16. Fort Laramie – Cheyenne

Il giorno del mio compleanno inizia con un diluvio a catinelle: l’umore non è dei migliori ma ci pensa un ottimo burritos a risollevare gli animi, al Baker’s Bakery & Cafe, una deliziosa caffetteria sulla Main Street. Per fortuna il temporale passa in fretta e quando terminiamo la colazione la pioggia ha già smesso!

Prima di metterci in viaggio tentiamo di visitare il Crazy Horse Memorial, una grande scultura nella roccia, ancora in costruzione, che ritrae la figura di Cavallo Pazzo, famoso capo indiano. Rinunciamo per la coltre fitta di nebbia che impedisce di ammirare l’opera.

Inizia così una lunga giornata di trasferimento non particolarmente esaltante: lungo la strada non ci sono grandi tappe da fare, tranne una breve sosta a Fort Laramie dove scopriamo che la ricostruzione del forte è ormai chiusa: i gestori sono invecchiati e nessuno si è proposto per continuare a tenere aperto il monumento.

Nota positiva della giornata: il pranzo in un buco di villaggio dimenticato e sperduto (ebbene sì, noi impazziamo per questi posti) al Stampede Saloon and Eatery. E’ un autentico saloon in stile cowboy, in cui ci rifocilliamo con una deliziosa chili soup super piccante.

Arriviamo a Cheyenne nel tardo pomeriggio, minaccia pioggia, il centro è minuscolo e fa alquanto freddo. Il tempo non invita a passeggiare e così decidiamo di approfittarne per far spesa da Walmart in attesa dell’ora di cena. Partiti con l’intenzione di mangiare sushi, dopo giorni e giorni di carne, come un miraggio ci appare un birrificio artigianale, l’Accomplice Beer Company: trovato il posto perfetto per festeggiare il mio compleanno! Ciao ciao sushi, io brindo a costolette!

Dove dormire
Bellissimo hotel dotato di piscina interna.

 

17. Rocky Mountains National Park

La giornata è nuovamente orribile e il programma della giornata è di incontrarci con dei nostri cari amici che da Houston, in Texas, sono partiti per passare due giorni insieme a noi in Colorado. L’appuntamento è alle porte del Rocky Mountains National Park per una giornata immersi nella natura.

Prima tappa la visita dello Stanley Hotel, dove Stephen King ha trovato l’ispirazione per scrivere Shining e il suo Overlook Hotel. La storia doveva essere originariamente ambientata in un parco divertimenti, ma al temine di una vacanza, King e la moglie Tabitha si ritrovarono a soggiornare per necessità allo Stanley Hotel ad Estes Park, mentre i dipendenti si preparavano alla chiusura invernale.

Con il passare delle ora il tempo è incredibilmente migliorato: il vento ha spazzato le nuvole ed è uscito un meraviglioso sole settembrino. Decidiamo dopo pranzo di percorrere la sontuosa e magnifica strada panoramica, la Trail Ridge Road che porta, tornante dopo tornante, fino all’Alpine Visitor Center: sembra di essere sul tetto del mondo. Siamo oltre i 3700 metri: l’altitudine si fa sentire, l’aria è gelida, c’è neve ai bordi della strada e il freddo è pungente. Mentre il piccolo ed io rimaniamo in macchina, gli altri salgono a piedi fino al punto panoramico che domina la vallata.

Vorremmo fare tutto il giro del parco ma dobbiamo riavviarci verso Denver, così riscendiamo con la consapevolezza che questo parco merita una visita più approfondita: ci dovremo tornare!

Chiudiamo la serata al Bubba Gump nel centro di Denver con una super scorpacciata di gamberi cajun.

Dove dormire
Bellissimo hotel dotato di piscina interna e vasca esterna idromassaggio.

 

18. Denver

Intera giornata dedicata alla visita del centro di Denver con un magnifico sole caldo. Partiamo dalla bellissima Union Station, una stazione in stile anni ’20, meravigliosamente restaurata. Da lì esploriamo Lodo, il più antico quartiere della città, che ospita alcuni dei più noti ristoranti, gallerie, negozi e boutique del centro. Antichi palazzi a mattoncini, baretti per fare il brunch e una bella atmosfera, sopratutto nella pittoresca Larimer Street.

Proseguiamo lungo la 16° Street, semi pedonale e ricca di negozi e bar fino al famoso Big Blue Bear, un gigantesco orso blu alto quasi 13 metri, appoggiato alla facciata in vetro di un centro congressi, creazione dell’artista locale Lawrence Argent.

Dopo pranzo (durante il quale si è scatenato un velocissimo quanto intenso diluvio) ci dirigiamo verso il parco del Colorado State Capitol e da lì alla casa di Molly Brown, una donna estremamente moderna per i primi del ‘900.  Personaggio mondano, filantropo ed attivista, divenne uno tra i più famosi superstiti del naufragio del Titanic con il soprannome di L’inaffondabile Molly.

Chiudiamo in bellezza il nostro viaggio con una serata molto real america al Grizzly Rose, un mitico pub con musica country dal vivo. Sembra di essere stati catapultati sul set di Footloose: un locale enorme con angolo BBQ per cenare, toro meccanico, salette per seguire piccole lezioni di country dance (da prenotare) e un immensa pista da ballo con palco e band dal vivo. L’unica sera in cui accettano le famiglie con bambini è la domenica e noi riusciamo a far coincidere tutto. Unico neo: età media 16/17 anni. Ma è comunque stupendo vedere ragazzi così giovani cimentarsi nella country line dance, ovvero il ballo di linea, invece di rintronarsi con la musica da discoteca. Non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione e mi sono lanciata anche io in danze scatenate!

 

19. Denver – Roma

Lasciamo questa parte di Stati Uniti con la solita malinconia di fine viaggio ma anche con la solida certezza di aver vissuto un’esperienza a dir poco favolosa.

Purtroppo il primo volo su New York si rivela turbolento e ballerino, a causa dell’imminente arrivo di un tornado sulla costa. Anche il secondo volo su Roma è all’insegna delle turbolenze ma essendo serale ci consente anche di riposare.

 

Luoghi che ci hanno sorpreso

Devo dire che questo viaggio è stata una sorpresa continua: ogni giorno qualcosa di favoloso, di interessante o di curioso. Normalmente durante questo tipo di itinerario così lungo, arriva sempre il giorno della “stanca”, ovvero la giornata no, il momento in cui ci si annoia oppure si rimane delusi o ancora si insinua la nostalgia di casa.

E invece ogni giorno ha rappresentato una scoperta: perfino durante i lunghi trasferimenti, c’è sempre stato quel qualcosa che ci ha rallegrato e sorpreso. Insomma un viaggio vario, ricco di esperienze, di luoghi particolari, di atmosfere, di strade infinite e paesaggi mozzafiato.

Tra le mille attrazioni visitate, devo dire che 3 sono stati sicuramente i luoghi “inaspettati”.

Virginia e Nevada City

Siamo stati indecisi fino all’ultimo, se dedicare un’importante deviazione stradale a due luoghi di cui non parla praticamente nessuno: mai citati negli itinerari on the road, mai consigliati, mai trovati nei diari di viaggio. “Spulciando” il sito ufficiale del turismo del Montana mi sono imbattuta nei nomi di Nevada e Virginia City, con tanto di foto e descrizione. Incuriosita ho provato a documentarmi anche attraverso esperienze di italiani ma più cercavo e più mi impantanavo nel nulla. Alla fine ho individuato una sola persona che ci fosse stata e che ne parlasse, Silvia di Lost in Food. Ci siamo fidati di lei e la scommessa ci ha ampiamente ripagato l’azzardo per la bellezza e l’atmosfera così “da film”.

Buffalo Bill Center of the West

Anche in questo caso lo scetticismo era dietro l’angolo. E invece non solo si è rivelato un museo di grande livello e interesse, ma ha letteralmente “stregato” nostro figlio, che da allora ci chiede a gran voce di visitare altri musei. Ricco, vario, complesso e sorprendente.

Custer National Park

Davvero non capiamo come mai questo parco statale non sia annoverato e inserito fra quelli nazionali. In un’unica zona si alterna una stupenda varietà di paesaggi e di panorami: montagne dalle forme stranissime, praterie dorate, boschi rigogliosi, gole profonde, laghetti nascosti e tunnel nella roccia. Un piccolo gioiello poco conosciuto cui andrebbe dedicato sicuramente più di un giorno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *