La Pagoda dei Profumi

Quelli che seguono sono vecchi appunti del periodo 2001-2012, scritti mentre eravamo in viaggio, il più delle volte durante i trasferimenti su bus o treni. Pensiamo possano comunque essere interessanti e utili.

Dopo esser partiti di buon mattino dall’hotel con auto e guida, fatichiamo non poco per uscire da Hanoi a causa del traffico congestionato. Ma appena fuori dalla città il Vietnam comincia a rivelassi per come lo abbiamo sempre immaginato: immense risaie divise da minuscole stradine rialzate, contadini con il tipico cappello a cono chini nei campi con bufali al seguito.

Il cappello a cono viene utilizzato da tutte le donne e la ragione è duplice: ripararsi dal sole ma soprattutto non abbronzarsi il viso.
Qui la pelle chiara è simbolo di bellezza e cercano di evitare in ogni modo l’abbronzatura, vestendosi anche con capi lunghi nonostante il caldo.

Lungo il fiume con il sampano

Dopo un’ora e mezza arriviamo nell’ultimo villaggio raggiungibile via terra prima della pagoda.
Qui noleggiamo un sampano spinto solo dalle braccia di una ragazza.
Il caldo si fa sempre più soffocante ma solcare lentamente le acque del fiume in solitaria osservando le sponde fitte di vegetazione è un piacere enorme.
Mentre procediamo incontriamo ogni tanto qualche altra piccola imbarcazione in senso contrario ma abbiamo l’impressione di essere davvero soli.
Lungo le sponde vediamo spesso le tombe degli antenati che qui venerano e che vengono posizionate sui campi di lavoro affinché proteggano il raccolto.
Passiamo il check-in di controllo, uno dei tanti, nelle cui immediate vicinanze vediamo stranamente sorgere una svastica. La guida ci spiega che in realtà è un simbolo buddista che rappresenta pace e buon augurio per il futuro ma che Hitler la riprese capovolgendone il verso e purtroppo il significato.

Visita alla Pagoda dei Profumi

Arrivati all’attracco ci fermiamo a mangiare e soprattutto bere qualcosa, in una cucina lungo strada. La guida ci aveva prospettato di dover salire su fino alla pagoda a piedi dal momento che in bassa stagione la teleferica che porta in cima al monte è ferma.
Siamo però fortunati perchè ci sono un pochi turisti oggi e hanno deciso di avviarla per noi.
Saliamo sul gabbiotto e incrociamo le dita mentre sorvoliamo la montagna a buoni 100 mt da terra. Ogni tanto qualche scossone fa salire il cuore in gola ma si rivelera tutto molto sicuro.
In cima c’è ancora un pò da salire prima di raggiungere l’enorme grotta che ospita la pagoda.
Dopo ore di viaggio arriviamo finalmente a destinazione e la pagoda non delude le aspettative.
Immensa, ricca di stalattiti, abitata da pipistrelli e cosparsa di un forte odore di incenso si rivela in tutta la sua umidità!!!
All’interno diversi altari dedicati a Buddha sono circondati da bastoncini di incenso e offerte, sia sotto forma di denaro che alimenti.
Tutte le donazioni qui vengono ridistribuite ai bisognosi e i monaci vivono solo grazie agli alimenti forniti dalla popolazione del villaggio che raccolgono ogni mattina passando per le strade del villaggio. Avrebbero molto da insegnare ai nostri religiosi!!

Rientro e ripartenza

Finita la visita alla pagoda e ormai zuppi di sudore a causa dell’umidità al 95%, decidiamo di riscendere la montagna a piedi evitando la teleferica. La guida chiaramente non è entusiasta ma decidiamo noi!! 🙂
Ridiscendere attraverso i minuscoli villaggi che popolano l’unica via di collegamento è interessantissimo e ci permette di iniziare a capire le difficoltà della gente del posto che vede fortuna solo durante il capodanno vietnamita quando la pagoda diventa il principale luogo di attrazione per i vietnamiti.

Impieghiamo un’ora per tornare alla barca ma prima visitiamo un’altra pagoda per certi versi ancora più caratteristica, vicina al punto di attracco.
Tutta la zona qui è costellata di pagode e il complesso meriterebbe certamente più giorni per esser scoperto per intero.

Ripartiamo e la traversata in barca si rivela ancor più piacevole dell’andata grazie a un leggero vento e un sole che accende i colori della vegetazione.
Diamo una lauta mancia alla ragazza che da sola ha sospinto la barca sotto il sole cocente e riprendiamo l’auto, non prima però di aver testato un wc pubblico a turca dove la carta usata va gettata in un cestino e l’acqua gettata a mano con un secchiello!! 🙂 che sciccheria!!

La strada di ritorno è meravigliosa, abbiamo modo di vedere interi villaggi dedicati esclusivamente alla raccolta del riso. Uomini, donne e bambini, ognuno ha un ruolo e fa impressione vedere quanta forza impieghino.
Lavorano praticamente in mezzo strada e la nostra jeep deve fare zig zag per tutto il tempo.

Tornati ad Hanoi abbiamo il tempo di mangiare qualcosa e alle 20 prendiamo il treno che in 9 ore ci porterà a Sapa…
La cuccetta è comoda e abbastanza pulita ma il movimento del treno è qualcosa di assurdo, abbiamo spesso la sensazione che stia per deragliare ma pare che sia normale 😉
Senza chiudere occhio arriviamo a Lao Cai alle 5 del mattino dove prendiamo un auto per percorrere l’ultimo tratto di un’ora che ci separa da Sapa….

Alla prox, usciamo a farci un giro:)

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