Le città boliviane, Potosì, Sucre e La Paz

Quelli che seguono sono vecchi appunti del periodo 2001-2012, scritti mentre eravamo in viaggio, il più delle volte durante i trasferimenti su bus o treni. Pensiamo possano comunque essere interessanti e utili.

Dopo tanto freddo, polvere e solitudine tornare in città è stato al tempo stesso rigenerante e sconcertante: non eravamo più abituati al caos, alle macchine strombazzanti e alla folla ma abbiamo apprezzato i ristorantini accoglienti, un’infinita doccia calda e soprattutto i letti comodi e caldi!

Potosì

In questa bella città coloniale dichiarata Patrimonio UNESCO abbiamo subito capito una cosa: si deve tassativamente andare piano. Si perchè con i suoi 4060 metri e le sue ripidissime stradine accelerare troppo il passo vuol dire sentire subito il cuore in gola e le gambe pesanti come macigni.

Qui gli spagnoli colonizzatori sfruttarono in maniera disumana la popolazione locale per l’estrazione dell’argento nella cava locale e fecero del piccolo centro una meravigliosa città adorna di splendidi palazzi e chiese.
La leggenda narra che gli spagnoli riuscirono ad estrarre così tanto argento da poterci costruire una strada da Potosì a Madrid!
E per capire la vita dell’epoca abbiamo visitato La Casa della Moneda, dove sono ancora conservati tutti i macchinari originali per la produzione di monete, da quella a trazione animale a quelli a vapore ed elettrici.

La nostra permanenza in città non e’ stata lunghissima ma ci ha dato l’opportunità di ammirare bellissimi palazzi, mangiare una succosa empanadas davanti al mercato chiacchierando con una coppia di Cannes (Ghi e Ann-Marie) che passa ben 10 mesi l’anno in giro per il mondo!

Dopo aver reincontrato Virginia e Raumar per le strade invase da giovani studenti, abbiamo festeggiato tutti insieme Luca ( ben 33 anni!) davanti a una fresca cerveza e una zuppa calda!
Dopo una bella chiacchierata in compagnia, aver nuovamente salutato i nostri amici uruguayani e un altro rapido giretto abbiamo preso un taxi condiviso che per soli 15 euro in due e 3 ore di macchina ci ha portato a Sucre.

Sucre

La prima impressione di Sucre? Assolutamente meravigliosa!

Anch’essa Patrimonio UNESCO, Sucre è chiamata la città bianca, e non è un caso: il suo meraviglioso centro è un susseguirsi di palazzi coloniali di un bianco accecante che si staglia contro il suo cielo blu e che contrasta con gli elaborati balconi di legno marrone in stile spagnolo.

Culturalmente vivace, piena di giovani e di ragazzi, dalla piacevole temperatura (sembrava finalmente di essere in estate e abbiamo “osato” delle t- shirt) e dai giardini curatissimi Sucre non può non incantare.

L’abbiamo girata in lungo e in largo, mangiato una superba torta alla mousse al Maracuja in una patisserie francese, passeggiato in un vicolo che si pensava infestato dagli spettri e per questo un tempo lastricato di rotule di mucca, assistito a una commemorazione storica con tanto di banda e visitato uno dei mercati più belli mai visti: enorme, ripartito per settori e ricco di una varietà incredibile di ortaggi e frutta. Ci siamo sbizzarriti a far foto e ovviamente abbiamo pure pranzato nel settore “comedor” con chorizo (una speziatissima salsiccia dalla strana consistenza) e picante de pollo (coscia di pollo piccantissima con riso bianco e patate) chiacchierando con un’anziana coppia del posto.

Non poteva mancare la visione di Italia-Croazia in un bellissimo risto-bar gestito da una famiglia italiana dove già la sera prima avevo preparato una riuscitissima sorpresa per festeggiare il compleanno di Luca!!!

Unica nota negativa, una delle più grandi sole della storia: la visita al Parco Cretacico, dove si vedono (mooolto da lontano) le impronte di dinosauri e che in realtà si rivela un parco a tema adatto solo ai più piccoli!

La Paz

Forse l’aggettivo migliore per descrivere La Paz è infinita: costruita all’interno di una conca la città si sviluppa per chilometri e chilometri dalle pendici scoscese da cui si inerpicano le sue strade quasi verticali fino a scendere nel fondo di questa lunghissima vallata a quasi 4000 metri: per raggiungere il ristorante giapponese Furusato (uno dei migliori sushi mai assaggiati in un’autentica casa in stile japan) situato nella zona Sur, la più bassa, abbiamo impiegato più di 30 minuti di taxi!!!

Purtroppo del suo passato coloniale rimane ben poco tranne la magnifica Iglesia de S.Francisco ( riccamente adornata con sculture e bassorilievi che raffigurano le varie culture pagane che si conciliano con il cristianesimo), Calle Jean con bellissimi palazzi coloniali e la trafficatissima Calle Sagarnaga, ricca di negozi di artigianato e di caffè.

Due cose imperdibili.

  1. Il mercato della stregoneria, una serie di incredibili negozi in cui si possono comprare amuleti, erbe magiche, feti di lama essiccati da sotterrare nelle fondamenta delle case come buon auspicio e una serie infinita di unguenti e pozioni per curare ogni problema fisico.
  2. E il più grande mercato a cielo aperto che abbia mai visto: non ha un nome preciso ma si estende a est e alle spalle della via Illampu. Strade, strade e ancora strade (ovviamente tutte in salita) interdette al traffico e invase da cholitas (donne che si vestono ancora con il vestito tradizionale imposto dai conquistatori spagnoli, trecce lunghissime, bombetta in testa, grembiule e gonne plissettate di colori variopinti) che vendono cataste di patate di infinite varietà (rosse, bianche, viola e arancioni), zucche gigantesche, pane fragrante e ogni genere di alimento fresco!

E per finire il nostro soggiorno a Luca è venuta una idea geniale: 2 ore al centro benessere, con piscina, jacuzzi, sauna e bagno turco al quarto piano di un grattacielo, con vista sulle pendici della città. Siamo usciti rilassati e pronti per partire verso il lago Titicaca!

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