Oahu: cosa fare, cosa vedere e dove dormire

O’ahu, la più famosa isola delle Hawaii è sicuramente un luogo bellissimo. Chi non conosce Honolulu? Ha fatto da sfondo a mille film e serie tv come Magnum P.I., Jurassic Park, Lost, Kong Skull Island e Point Break, solo per citarne alcuni. Se pensi a Honolulu, le immagini che si evocano immediatamente sono quelle ammantate di un incredibile fascino esotico, di profumi inebrianti, di valli incontaminate, di danzatrici di hula con le collane di lei, di cocktail e camice a fiori, di aitanti surfisti che cavalcano le onde.

Giuro che ci avevo provato a partire non prevenuta, a crederci fino in fondo a quelle suggestioni da cinema, senza dare più di tanto peso a quello che leggevo on line. Ma quando siamo arrivati mi è caduto il mondo addosso. Devo ammettere che l’impatto è stato come uno schiaffo in faccia. Dopo esserci sobbarcati 18 ore di volo, 3 voli e tanta fatica, cosa ci si para davanti agli occhi atterrando a Honolulu? Cemento, cemento ovunque.

Capiamoci, l’isola non è tutta così, per fortuna 😉. Molte di quelle suggestioni ci sono ancora, ma non a Honolulu. Occorre allontanarsi un bel pò dalla capitale delle Hawaii, per trovare qualcosa di lontanamente simile. In questo articolo voglio provare a portarvi proprio nei luoghi in cui è ancora possibile vedere qualcosa al di là del turismo esagerato, fuori dai normali percorsi consigliati.

👉🏻LEGGI la nostra guida su come organizzare un viaggio alle Hawaii

Come arrivare

Al Daniel K. Inouye International Airport di Honolulu atterrano la maggior parte dei voli internazionali e numerosi collegamenti con le altre isole dell’arcipelago.

Ipotizzando di arrivare dalla California, lo scalo più comune per noi europei, dovrete mettere in conto circa 6 ore di volo e altre 3 di fuso rispetto a San Francisco o Los Angeles.

Se viaggiate con bambini sappiate che nonostante il numero di ore, sui voli Hawaiian Airlines non esistono monitor.

Avete però la possibilità di scaricarvi in anticipo l’App della compagnia e accedervi gratuitamente: dall’applicazione, con cellulare in modalità aereo, è possibile visionare tutta la programmazione di film e cartoni per adulti e bambini.

 

Quando andare

Difficile trovare brutto tempo a O’ahu, l’isola meno piovosa delle Hawaii. Difficile tranne che per noi: siamo riusciti a incappare in una lunga perturbazione anomala per giugno, uno dei periodi migliori per andare alle Hawaii. Ma si sa, i cambiamenti climatici in atto stanno progressivamente modificando il clima in diverse parti del mondo.

In ogni caso, sappiate che il clima alle Hawaii è mutevole: nell’arco della giornata e in base alla zona in cui vi troverete, passerete rapidamente dal sole alla pioggia in pochi minuti. Le montagne e i vulcani bloccano gli effetti positivi dei venti alisei, responsabili del clima mite e sui rilievi si addensano sempre nuvole cariche di pioggia.

Il periodo migliore per chi è alla ricerca di tempo bello, meno piovoso e più indicato alla balneazione è sicuramente quello che va da maggio a settembre. Ricordatevi che da metà giugno a fine agosto l’isola è presa d’assalto dai turisti e dalle famiglie in vacanza.

Se invece siete alla ricerca delle onde più alte in assoluto oppure desiderate andare a caccia (con l’obiettivo fotografico ovviamente) di balene, allora il momento migliore va da novembre ad aprile

 

Quanto tempo dedicare all’isola

Non esiste una risposta univoca. Per prima cosa dipende da quante e quali isole avete intenzione di visitare. Se avete problemi di tempo e i giorni a vostra disposizione sono contati, allora io senza dubbio vi direi: saltate O’ahu (o riducete la vostra permanenza), per dare spazio alle altre incredibili e spettacolari isole.

Se invece la vostra intenzione è di recarvi in tutte e quattro le isole principali (O’ahu, Maui, Big Island e Kauai), allora direi che 4/5 giorni sono l’ideale per girare O’ahu in tutte le sue parti. Calcolate che la maggior parte dei turisti si ferma a Waikiki e nemmeno sfiora la parte nord dell’isola, a nostro avviso la più bella ed autentica.

Occorre poi capire quali delle grandi attrazioni turistiche avete in mente di visitare: i musei, i siti storici come Pearl Harbour e le trappole per turisti come il Centro Polinesiano e il Kualoa Ranch portano via mezze giornate.

 

Come organizzare la visita

Vi svelo un segreto che in pochi dicono: O’ahu in estate è un carnaio. Farete code per qualunque cosa: per mangiare, per trovare parcheggio, per tornare al vostro alloggio (l’isola potrebbe fare a gara con i rientri domenicali dalla Liguria), per prendere un gelato, per muovervi lungo le arterie principali, per entrare nelle attrazioni, perfino per trovare un buco in cui lasciare la macchina e buttarvi in spiaggia.

Questo fattore è strategico per capire come organizzare le vostre giornate. A differenza di altre isole, a O’ahu è molto difficile muoversi liberamente, soprattutto nei fine settimana in cui, al turismo straniero, si aggiunge quello locale, delle famiglie che nei week end si riversano sulle spiagge.

Il primo consiglio che ci sentiamo di darvi è quello di dividere l’isola in zone da visitare, in base ai vostri gusti e interessi, per ottimizzare gli spostamenti ed evitare di rifare troppe volte le stesse strade rimanendo bloccati nel traffico. L’isola, tagliata da nord a sud dalle montagne verdissime, si può dividere idealmente in 5 zone con precise caratteristiche:

  1. la zona sud intorno a Honolulu  e Waikiki, dove si concentra la maggior parte del turismo di massa, degli hotel a grattacielo e delle attrazioni classiche.
  2. la zona est, chiamata anche Windward Coast, molto verde, più appartata e decisamente più rilassata.
  3. la zona nord, detta North Shore, la mecca dei surfisti, degli hippy e di tutti coloro che cercano pace e tranquillità.
  4. la zona ovest, ribattezzata Leeward Coast, ricca di spiagge, campi da golf e paesaggi agricoli.
  5. il centro dell’isola, con distese di canna da zucchero e piantagioni di ananas.

Il secondo consiglio, forse il più importante è: armatevi di infinita pazienza. Ve lo dico perché io, verso la fine del soggiorno a O’ahu, sono arrivata all’esasperazione. Nella parte sud dell’isola, e in particolare nella tanto blasonata Waikiki (ma anche in altri luoghi che vi citerò più avanti), tutto è troppo: troppa cementificazione, troppi palazzoni che oscurano il cielo, troppe macchine, troppe superstrade che ricordano la tangenziale di Milano, troppi negozi, troppo cari i prezzi per fare qualunque cosa, ma soprattutto troppa gente. Non so voi, ma io dalle Hawaii mi aspetto silenzio, tranquillità, natura incontaminata. Se volevo la vita notturna, il caos e l’affollamento sarei andata in vacanza a Riccione o a Ibiza.

 

Cosa vedere in 4 giorni

Qui devo fare una precisazione. Noi abbiamo scelto di non visitare alcune delle attrazioni più famose di O’ahu come il Bishop Museum, Pearl Harbour e il Centro Polinesiano.

E’ stata una scelta dettata da più fattori:

  • prima di tutto il tempo brutto che ci ha rincorso ogni giorno. Il nostro arrivo alle Hawaii è stato funestato da una perturbazione fissa su O’ahu che ci ha fatto perdere molto tempo a causa di veri e proprio acquazzoni scroscianti che duravano anche 2 ore.
  • gli orari delle attrazioni, che chiudono verso le 16.30/17.00. La mattina ci svegliavamo quasi sempre con il sole: prediligevamo quindi i luoghi all’aperto (vai alle Hawaii e ti chiudi in un museo con il sole?) ma a metà pomeriggio arrivava la pioggia, in un momento della giornata in cui oramai era troppo tardi per riattraversare tutta l’isola (con il traffico costante) e riuscire a trovare ancora aperti i musei.

Inoltre, come si evince bene dalla mappa, abbiamo organizzato le giornate in base a singole zone. Saremmo sicuramente riusciti a vedere di più, soprattutto la parte ovest, se il tempo ci avesse graziato e avesse piovuto meno.

1° giorno

Siamo atterrati a O’ahu in tarda mattinata e abbiamo subito dovuto espletare le solite procedure di ritiro bagagli, trasferimento con navetta all’ufficio del noleggio auto (esterno all’aeroporto), sistemazione del seggiolino e prima occhiata a quello che ci circonda.

Purtroppo arriviamo sotto una cappa di calura infernale, che non ci abbandonerà mai per tutto il nostro soggiorno. Grandi nubi minacciano pioggia e così decidiamo di mangiare qualcosa nel quartiere di ChinaTown a Honolulu. L’alternativa sarebbe stata il Bishop Museum, ma dopo una levataccia e un volo di 6 ore, ci sembrava di chiedere troppo al nostro cucciolo.

Chinatown di Honolulu

Sebbene la maggior parte dei turisti in questa zona non metta neppure il naso, a noi è piaciuta parecchio. Questo piccolo quartiere rispecchia molto il multiculturalismo delle Hawaaii. Infatti i coloni arrivati fin qua da Hong Kong e Taiwan hanno lasciato spazio anche a vitnamiti, laotiani, filippini, coreani e thailandesi. In perfetto stile Aloha, ovvero gentilezza e pazienza.

Girovagate senza meta, esplorando i negozi, curiosando fra i banchi del mercato, osservando gli strani prodotti delle erboristerie cinesi e assaggiando le prelibatezze etniche.

Waikiki e Kuhio Beach

Dopo 1 ora e mezza, e dico 1 ora e mezza, per cercare un parcheggio che non fosse a tempo o a pagamento di cifre folli, finalmente riusciamo a prendere possesso del nostro alloggio e a uscire di casa. I nuvoloni si stanno allontanando e noi ne approfittiamo per fare un bagno a Kuhio Beach, proprio vicino alla statua di Duke Kahanamoku, il celebre surfista hawaiiano che si narra abbia cavalcato, proprio in questo punto, un’onda di 9 metri per quasi 2 chilometri.

L’impatto, dopo pochi metri fatti a piedi, è devastante e vorremmo fuggire all’istante: traffico, odore di gas di scarico, palazzoni hotel che oscurano il cielo, negozi di lusso, insegne al neon e tanta, tantissima gente. Sinceramente ci chiediamo come abbiamo fatto a finire nel posto più lontano dal nostro modo di concepire un viaggio.

La stanchezza e il fuso ancora in corso si fanno sentire e decidiamo di cenare in zona: non vi dico il livello dei prezzi. Inavvicinabile. Decidiamo di fermarci in una food hall all’interno di un centro commerciale per far cenare il piccolo  e rimaniamo allibiti dal livello carente del cibo in rapporto ai prezzi assurdi.

Per vedere gli spettacoli gratis di hula presso Kuhio Beach occorre recarsi sulla spiaggia il martedì, giovedì e sabato alle 18.00: molto difficile da incastrare con la visita dell’isola.

2° giorno

L’isola di O’ahu, se togliete i palazzoni bruttissimi di Waikiki e Honolulu, è davvero affascinante. La sua conformazione geografica nasce dalla presenza di due vulcani estinti che, nel corso dei secoli, si sono trasformati in due catene montuose, oggi interamente ricoperte di vegetazione fittissima e dal verde meraviglioso, Wai’anae e Ko’olau.

Hiking a Diamond Head

Esistono diversi crateri inattivi sull’isola e il nostro primo obiettivo della giornata è di andare ad esplorarne uno, Diamond Head.

Questo ampio cratere a forma di piattino si è formato circa 300.000 anni fa durante una singola eruzione esplosiva che ha inviato cenere e particelle fini nell’aria. Quando questi materiali si stabilirono, si cementarono insieme in una roccia chiamata tufo, creando il cratere oggi visibile dal sentiero nel parco.

In cima al cratere, troverete la stazione di controllo del fuoco, completata nel 1911: durante la Seconda Guerra Mondiale divenne base per il fuoco dell’artiglieria delle batterie di Waikiki e Fort Ruger.

La vista dal punto più alto è davvero favolosa: sotto di voi potrete ammirare il Diamond Head Lighthouse, a picco sull’oceano e tutta Honolulu, che da lontano sembra quasi bella! 😂

Per affrontare il Diamond Head Trail, vi consigliamo di arrivare prima delle 8 del mattino. La zona è quasi del tutto priva di vegetazione, il sentiero è esposto al sole e l’aria, con il passare delle ore, diventa soffocante.

Senza contare il numero impressionante di gente che si riversa in tarda mattinata. Per fortuna la nostra “sveglia biologica” ci porta ad alzarci ancora molto presto e così decidiamo di mantenere questo ritmo e sfruttare appieno le giornate.

Il parcheggio è a pagamento, 5 dollari a veicolo. Ricordatevi che si riempie in fretta e potreste dover fare lunghe attese per trovare un posto.

Lunghezza percorso: 2,6 km, la metà in salita
Dislivello: 171 metri
Durata: dai 30 minuti a 1 ora abbondante in base alla preparazione
Difficoltà: intermedio

All’inizio dell’escursione c’è un tratto in cemento lungo circa 300 metri ma successivamente il sentiero diventa irregolare e ripido, richiedendo cautela e calzature adeguate. L’ultima parte è sicuramente la più impegnativa, con scale vertiginose e salite che tolgono il fiato, non tanto per la difficoltà, quanto per il calore e l’afa.

Indispensabili: acqua, cappello e crema solare!

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Hanauma Bay

Dopo esserci rifocillati con un gustoso smoothie al mango, ci dirigiamo verso un’altra attrazione top di O’ahu, Hanauma Bay Nature Preserve.

Questa baia dai colori favolosi si è formata, nel corso dei secoli, all’interno di un cono vulcanico collassato ed è stata dichiarata area protetta e parco sottomarino nel 1967: infatti la baia di Hanauma offre un ecosistema marino incontaminato di incredibile bellezza, grazie alla presenza di barriera corallina, la “casa” di tantissime specie di pesci e di tartarughe marine. E’ il posto perfetto per fare snorkeling a O’ahu.

Da sapere
  • La baia chiude tutti i martedì, per consentire alla natura un “respiro” dal turismo.
  • Si paga l’ingresso: 7.5 $ a persona, i bambini sotto ai 12 anni gratis.
  • Vi consiglio di arrivare molto presto: il parcheggio si riempie in fretta e potreste dovervi rinunciare. Qui le famiglie ci passano l’intera giornata.
  • Prima di accedere all’area, sarete obbligati a visionare un filmato che spiega il delicato equilibrio di questo luogo, le regole di comportamento e i rischi derivanti dal mare.
  • Non si entra quando si vuole: ci sono un tot di accessi ogni mezz’ora.
  • Se non avete con voi l’attrezzatura da snorkeling, potrete tranquillamente noleggiarla nello shop interno.
  • Una volta entrati dovrete fare una lunga discesa per arrivare alla spiaggia: ci sono anche delle navette ma a costi esorbitanti.
  • L’unico snack bar si trova all’ingresso: vi consigliamo di portare con voi il necessario per rifocillarvi.
  • Fate molta attenzione ai vostri bambini: inoltrandovi lungo la barriera verso la parte esterna della baia le correnti aumentano d’intensità. Non lasciateli mai incustoditi!
  • Indispensabili: costume, telo mare, crema solare e scorta di acqua. Il sole picchia parecchio e non c’è tantissima ombra.

Makapu‘u Point Lighthouse Trail

Dopo questa piacevole esperienza ad osservare pesciolini, il nostro cucciolo si addormenta come un sasso appena toccato il seggiolino: decidiamo quindi di dividerci e solo Luca si avvia sul Makapu‘u Point Lighthouse Trail. Questo sentiero porta fino al faro, da cui si gode una bella vista su questo tratto di costa roccioso e frastagliato.

Occorre dire che è totalmente esposto al sole: quando siamo andati noi, nel primo pomeriggio, era arroventato. In questi orari, noi lo sconsigliamo vivamente a famiglie con bambini piccoli: meglio la mattina presto o verso il tramonto.

Lunghezza percorso: 4 km andata e ritorno
Dislivello: 154 metri
Durata: circa 1 ora
Difficoltà: intermedio

Indispensabile una buona scorta di acqua, cappello e crema solare. Portate con voi il binocolo se viaggiate durante la stagione migratoria della megattera (novembre-maggio).

Vi possiamo dire che superato il promontorio, si trova il Makapuʻu Lookout: non vedrete il faro ma il panorama è anche migliore e senza fare fatica. Un’alternativa furba se il calore e le temperature sono proibitive.

Lanikai Beach

Visto il calore pazzesco che ci avvolge, decidiamo di buttarci di nuovo in spiaggia, in una delle più belle e segnalate, Lanikai Beach.

Questo lungo arenile di 800 metri è praticamente perfetto per le famiglie: sabbia finissima che sembra cipria, fondale basso che degrada dolcemente, acque sempre calme adatte alla balneazione. Posate i vostri teli, lasciate che i bambini giochino tranquilli e godetevi il colore favoloso del mare.

Da sapere
  • Non esistono indicazioni per la spiaggia: infatti alle sue spalle si trova un quartiere residenziale di lusso che si affaccia direttamente sulla sabbia. Dovrete trovare i public access, ovvero minuscoli corridoi fra le proprietà private che permettono a tutti di accedere alla spiaggia.
  • Per lo stesso motivo non esistono parcheggi pubblici: dovrete parcheggiare lungo il ciglio della strada, davanti alle case.
  • La spiaggia non è attrezzata e quindi non troverete bagni, docce, bagnini o punti ristoro.

3° giorno

Ci svegliamo molto presto, il tempo sembra reggere, così decidiamo di andare a vedere da vicino le bellissime montagne verdi che tanto avevamo sognato da casa.

Ho’omaluhia Botanical Garden

Il luogo migliore per ammirare queste rugose e rigogliose montagne lussureggianti è l’Ho’omaluhia Botanical Garden, uno dei punti più fotografati di O’ahu ma stranamente, anche uno dei meno visitati. Nella lingua hawaiana “Ho’omaluhia” significa “creare un luogo di pace e tranquillità” ed è proprio così: in questa oasi di silenzio assoluto, il caos chiassoso di Waikiki vi sembrerà lontano anni luce e tirerete un sospiro di sollievo. Ricordo di aver pensato:”Ecco, queste sono le Hawaii che avevo sempre immaginato!”

Questo grande parco di oltre 160 ettari è attraversato da moltissimi sentieri: fate un salto al Visitor Center per reperire la mappa, non molto esaustiva e dettagliata a dire il vero. Lungo i percorsi potrete ammirare numerose collezioni botaniche, con piante provenienti da Africa, Polinesia, Sri Lanka, India, Malesia e Filippine, oltre a quelle hawaiiane.

I punti migliori da fotografare? Il grande lago centrale, sulle cui acque si specchiano le montagne e il viale di ingresso al parco, instagrammato mille volte.

Il parco è difficile da percorrere interamente a piedi: il nostro consiglio è di arrivare all’apertura (per avere meno gente possibile intorno), di seguire qualche breve sentiero a piedi e poi attraversarlo in auto, soluzione consentita a patto di non intralciare la viabilità con soste al di fuori degli appositi spazi e sull’erba.

Indispensabile il repellente per le zanzare!

Io ho adorato i giardini botanici delle Hawaii: è come fare un tuffo nel silenzio e nella quiete. Ammirerete paesaggi meravigliosi, dal momento che vengono realizzati in mezzo alla natura più lussureggiante e avrete modo di vedere d vicino i fiori più colorati e dalle forme pazzesche!

Tempio di Byodo-In

Nonostante il cielo si sia rannuvolato, proseguiamo verso un’altra attrattiva famosa, il tempio di Byodo-In. Ai piedi dalle verdissime montagne Ko’olau, si trova un immenso cimitero multiculturale e multi religioso: non ha nulla a che vedere con i nostri luoghi di sepoltura. Immaginate colline curatissime con prati verdi attraversati da stradine e punteggiati di tombe appena visibili e come sfondo le montagne selvagge. Un luogo che incarna perfettamente lo spirito hawaiiano: culture e religioni diverse che convivono pacificamente le une vicine alle altre in armonia con la natura che le circonda e le ha accolte.

Proseguendo si arriva a un incantevole tempio giapponese rosso fuoco. Fu costruito per commemorare il centenario dei primi immigrati giapponesi alle Hawaii. Il tempio Byodo-In è una replica in scala più piccola del sito patrimonio mondiale delle Nazioni Unite a Uji, in Giappone, antico di 950 anni fa.

Appena entrati nell’area sarete invitati a suonare la campana che scaccia i brutti pensieri e fare spazio alla serenità. Il tempio rosso si affaccia su un bel laghetto con 10.000 carpe arancioni e potrete camminare fra ponticelli e scorci incantevoli.

Il tempio ha fatto da location per alcune scende di Magnum P.I. e Lost, la serie tv ABC.

Kualoa Regional Park

Dopo aver acquistato favolosi poke al supermercato Safeways (una delle catene più care delle Hawaii), ci dirigiamo verso nord. Il tempaccio ci permette solamente di mangiare in un’area pic-nic in questo incantevole beach park sotto le palme.

Davanti a noi si può vedere l’isola di Mokoli’i. La leggenda racconta che Hi’iaka, sorella della dea Pele, uccise un grande drago e ne gettò la coda nella baia. Quindi Mokoli’i, che significa “piccola lucertola”, sarebbe proprio la coda lanciata dalla dea nell’oceano.

Da qui in poi la nostra esplorazione della parte nord dell’isola si svolge all’insegna del traffico, della ressa per trovare parcheggio vicino alle spiagge e del brutto tempo.

Banzai Pipeline

Questa spiaggia è la mecca dei surfisti. Arrivano da tutto il mondo per cavalcare le onde incredibilmente alte (anche 8 metri) che si sviluppano in inverno. Proprio qui hanno girato alcune scene del film Point Break con Keanu Reeves e Patrick Swayze.

Il nome della spiaggia deriva dal termine pipeline: indica la particolare forma a tubo che le onde hanno in questo punto del litorale. Ovviamente è pieno di gente, nonostante non sia periodo di onde spettacolari.

Haleʻiwa Beach Park

Chiudiamo il pomeriggio in questa spiaggia semi deserta e frequentata da gente del posto. Qui per la prima volta non fatichiamo a trovare parcheggio, non sgomitiamo per scendere e ci godiamo il tramonto dopo ore di pioggia scrosciante.

Sono proprio le tappe non previste a regalare le emozioni più belle. Prima il nostro cucciolo, imitando un ragazzino hawaiiano, prova a usare la tavola da surf a riva. Poco dopo vediamo dal vivo un pesce palla in stadio da difesa, ovvero gonfio e portato verso riva dalla corrente, ritornare poi alle dimensioni normali. Uno spettacolo davvero unico.

Haleiwa

Il piccolo borgo di Haleiwa è veramente incantevole: questo pugno di case colorate è il villaggio dei surfisti, colorato, alla mano, rilassato e veramente accogliente. Troverete negozietti che affittano le tavole da surf, gallerie d’arte, boutique di abbigliamento da spiaggia e moltissimi food truck dove avrete l’imbarazzo della scelta fra le cucine di tutto il mondo.

Noi ve lo consigliamo vivamente come base di alloggio!

4° giorno

Il North Shore è, secondo noi, la parte più bella ed autentica di O’ahu. La natura selvaggia, lo stile di vita rilassato, la costa frastagliata, le spiagge frequentate dai surfisti e un’atmosfera da film.

E forse non è un caso se sono stati scelti proprio questi luoghi per girare una delle serie tv più amate degli ultimi decenni, Lost, la storia di un gruppo di persone sopravvissute a un disastro aereo proprio in un’isola deserta.

Per questo motivo decidiamo di tornarci, sperando in un tempo più clemente.

Dharma Project Village  – Lost

Gli appassionati di Lost sapranno sicuramente di cosa stiamo parlando. Per girare le scena all’interno del villaggio del Progetto Dharma è stato utilizzato un summer camp, ovvero un campeggio estivo per ragazzi. Situato nella punta estrema del North Shore, dove finisce la strada, il YMCA Camp Erdman permette ai visitatori, previa registrazione presso gli uffici, di visitare liberamente il campeggio a patto di non fotografare e non disturbare i ragazzi che soggiornano e fanno sport.

Dovrete indossare un braccialetto di riconoscimento.

Vi assicuro che camminare in mezzo ai bungalow visti così tante volte sul piccolo schermo fa un certo effetto e la natura rigogliosa e selvaggia che lo circonda aumenta e intensifica l’illusione di trovarsi davvero all’interno della storia!

Papa‘Iloa Beach – Lost

Pochi chilometri più avanti si trova un’altra location di Lost, la spiaggia in cui si accampano i superstiti/protagonisti della serie dopo il disastro aereo.

Vi avverto, trovarla è molto difficile: come molte spiagge di O’ahu, anche questa ha un piccolissimo accesso pubblico poco visibile e realizzato in mezzo alle proprietà private. Dovete per prima cosa trovare Papailoa Road, una minuscola strada secondaria, parallela alla Kamehameha Highway (Highway 83) a circa due miglia a nord-est della città di Haleiwa. Indispensabile Google Maps!

Poi dovete individuare il cartello e il piccolo corridoio fra le case tramite il quale potrete accedere alla spiaggia, lasciando la macchina in un minuscolo parcheggio davanti al passaggio.

La spiaggia è decisamente selvaggia, le abitazioni nascoste dalla vegetazione e non si fatica a immaginare dei naufraghi solitari!

Waimea Valley

La magnifica valle di Waimea era, nell’antichità, il più grande centro religioso della civiltà hawaiiana e qui risiedevano piccole comunità di abitanti che vivevano in armonia con la natura circostante.

Oggi la Waimea Valley è un bellissimo giardino botanico in cui passeggiare sui numerosi sentieri che si snodano lungo il fiume, ammirare la flora, scoprire le antiche usanze dei popoli hawaiiani e le abitazioni dell’epoca (ovviamente ricostruite) e immergersi in una natura lussureggiante. La visita dura all’incirca 1 ora e varia in base alle soste e a quanto vi fermerete a fotografare piante e fiori dalle forme spettacolari: circa 5.000 piante da tutto il mondo.

Vi consigliamo di inoltrarvi lungo i sentieri secondari e meno battuti per scoprire angoli incantevoli e piante favolose.

Il punto di arrivo del sentiero principale porta alle Waimea Falls, delle belle cascate che sfociano in una piscina naturale in cui è possibile fare il bagno: l’uso del salvagente, fornito gratuitamente in loco, è obbligatorio. Come ovviamente potrete immaginare, non sarete soli: preparatevi a immergervi con decine di persone!

Se avete intenzione di fare il bagno sotto la cascata portate con voi telo mare, costume e infradito!

Se siete fortunati troverete anche artigiani locali al lavoro che realizzano prodotti tradizionali: dai tessitori di reti da pesca agli intagliatori di pietre fino ai produttori di armi hawaiane e dei magnifici Lei. Nei fine settimana il centro organizza moltissimi eventi: laboratori gratuiti di artigianato, lezioni e spettacoli di hula, musica dal vivo e molte attività dedicate ai più piccoli. Vi consigliamo di visionare il calendario sul sito ufficiale.

👉🏻SCARICA la mappa del parco

Dole Plantation

Rientrando verso Waikiki, ci siamo fermati alla Dole Plantation per una gustosa merenda a base di gelato all’ananas.

Infatti questa è una delle più grandi piantagioni di ananas delle Hawaii diventata, negli ultimi anni, una vera e propria attrazione turistica.

Non vi nascondo che sembra la Disneyland dell’ananas: non troverete solamente uno shop con tutti i più disparati prodotti a base di ananas, dove file chilometriche di americani sgomitano per un gelato di dimensioni pantagrueliche, ma ci saranno ad attendervi anche un trenino che attraversa le coltivazioni (con tanto di storia sulle origini di questo impero), il più grande labirinto del mondo, oltre tre acri, che comprende quasi due miglia e mezzo di percorsi realizzati con 14.000 piante hawaiane colorate, e un giardino botanico.

Qui la mia pazienza, messa a dura prova dall’affollamento e dal brutto tempo, ha seriamente rischiato di sfociare in crisi isterica. I frutti però sono davvero eccezionali, così come il gelato!

Tantalus Lookout – Puu Ualakaa State Park

Come ultima tappa della giornata ci rechiamo al Tantalus Lookout, un magnifico punto panoramico che offre una vista mozzafiato che spazia da Diamond Head a Pearl Harbor, con Honolulu e la Manoa Valley.

Preparatevi a raggiungerlo seguendo una strada tutta tornanti non molto idonea a chi soffre la macchina.

 

Altre cose da vedere

Lascio per ultime proprio le attrazioni più famose di O’ahu. La scelta di non includerle nel nostro itinerario è stata dettata dalle nostre, personalissime priorità: sebbene amanti della storia e della cultura, questo viaggio è stato pensato e immaginato per andare a scoprire la natura incredibile delle Hawaii e non per chiuderci in musei e attrazioni turistiche.

Pearl Harbor

E’ sicuramente uno dei luoghi più tristemente famosi della storia moderna. Il 7 dicembre 1941 le forze aeronavali giapponesi attaccarono la flotta e le installazioni militari statunitensi stanziate nella base navale di Pearl Harbor. Il risultato fu di oltre 2500 soldati morti in soli novanta minuti.

Quello che oggi si va a vedere è l’Uss Arizona Memorial, ovvero un luogo commemorativo costruito esattamente nel punto in cui la nave da guerra venne affondata (e che si trova ancora oggi sotto il mare). Al momento del nostro arrivo era momentaneamente chiuso (fino ad autunno 2019) per restauro.

L’accesso al memoriale è gratuito mentre le altre parti del complesso hanno costi decisamente elevati.

L’area di Pearl Harbour comprende anche la visita al Sottomarino USS Bowfin, al Battleship Missouri Memorial e al Museo dell’Aviazione: fanno parte dell’armamento bellico degli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Bishop Museum

©BishopMuseum

Questo è il mio unico rammarico per l’isola di O’ahu. Purtroppo, all’interno dell’economia di un viaggio, occorre sempre dare delle priorità e la nostra era sicuramente la natura. Ci eravamo ripromessi di andarci nei momenti di brutto tempo, che puntualmente però arrivavano sempre nel pomeriggio inoltrato, troppo tardi per raggiungere e visitare il museo.

Il Bishop Museum è considerato il centro più esaustivo sulla cultura polinesiana: attraverso un numero impressionante di reperti originali il museo illustra la storia antica e l’evoluzione delle isole Hawaii da un punto di vista culturale, antropologico e naturalistico.

Grande attenzione viene data ai visitatori più piccoli: ci sono infatti diverse sezioni interattive dedicate alla scienza, tra cui citiamo il vulcano con l’eruzione di lava e l’insettario che comprende anche esemplari giganti.

Centro Culturale Polinesiano

Quando si parla di Hawaii si pensa subito a coroncine di fiori (lei), a danze armoniose, a canoe sul mare e antiche tradizioni di una cultura affascinante ed esotica.

Sono stata tentata fino all’ultimo di andare a visitare il Polynesian Cultural Center: ma la mia vocina interiore, la stessa che non ho ascoltato per quanto riguarda il luau, mi ha decisamente messa in guardia e credo di aver fatto bene ad ascoltarla. Questo centro, costruito ad hoc per i turisti, è organizzato in 6 diverse aree:  ognuna rappresenta una diversa zona geografica del vastissimo territori polinesiano composto da Fiji, Hawaii, Samoa, Aotearoa, Tahiti e Tonga, ognuno con le sue tradizioni, danze e peculiarità.

I prezzi sono ovviamente astronomici, la cultura è quella finta e realizzata a misura di turisti, soprattutto americani.

 

Cosa fare

Le isole Hawaii sono il paradiso delle attività: giro in elicottero, escursioni in barca, zip-line fra le montagne, surf sulle onde da provare, trail da percorrere, giri a cavallo e in fuoristrada, avvistamento di tartarughe, delfini e megattere. Ognuno può trovare l’attività più adatta alle inclinazioni e ai gusti personali.

Ovviamente in 4/5 giorni non si riesce a fare tutto, ogni isola meriterebbe una settimana. Alcune cose purtroppo non siamo riusciti a farle ma siamo ampiamente soddisfatti di come abbiamo organizzato le giornate, considerando che abbiamo trovato alcune difficoltà: un caldo esagerato, i temporali pomeridiani e il fuso ancora da smaltire del tutto.

Pillbox trail

Questo sentiero si snoda sopra la bellissima spiaggia di Lanikai, gratificando gli escursionisti con alcune delle migliori viste sul lato sopravento di Oahu. Pur non essendo molto lungo, è impegnativo a causa della forte pendenza che caratterizza la maggior parte del percorso, portando fino in vetta.

Il nostro consiglio è di intraprendere questo sentiero nelle primissime ore del mattino, all’alba, dal momento che è completamente esposto al sole e con il passare delle ore diventa davvero rovente.

Fate molta attenzione ai vostri bambini perché in alcuni punti potrebbe risultare scivoloso.

Lunghezza percorso: 2,9 km, la metà in salita
Dislivello: 198 metri
Durata: da 1 ora a 90 minuti. Volendo si può continuare per un’altra ora lungo il Kaiwa Ridge Trail
Difficoltà: moderata

Koko crater railway trail

Questo impervio e ripidissimo sentiero segue una linea ferroviaria abbandonata risalente alla Seconda Guerra Mondiale, usata per trasportare le forniture a un posto di guardia in vetta al Koko Crater.

Lunghezza: 2,9 km lungo 1,048 gradini
Dislivello: 302 metri
Durata: dipende dal grado di preparazione, indicativamente 1 ora e mezza
Difficoltà: difficile

Abbiamo letto ovunque che questo trail è un’escursione impegnativa che mette alla prova non solo la forza delle gambe ma anche la volontà. La ricompensa è un panorama mozzafiato con vista su Hanauma Bay e Hawaii Kai. Per ovvi motivi il sentiero lo avrebbe intrapreso solamente Luca ma il caldo asfissiante che abbiamo trovato a O’ahu lo ha fatto desistire dall’intento. Infatti i gradini sono totalmente esposti al sole.

Kualoa Ranch

©Kualoa Ranch

Mai come in questo viaggio siamo stati indecisi sulle attività da fare. Il problema sta nella difficoltà di capire quanto siano turistiche le escursioni che ti vengono proposte: il rischio è di pagare cifre folli per ritrovarsi incastrati in trappole per turisti. A O’ahu soprattutto, dove ogni angolo è orientato al turismo di massa, questo rischio è altissimo.

Anche perché, mi duole ammetterlo, il turista medio americano è proprio alla ricerca di attrazioni spettacolari quanto superficiali, di ben poco spessore e di uso facile e immediato. Un esempio lampante è il Kualoa Ranch:  sviluppato all’interno di una riserva naturale privata di 4.000 acri, questo ranch di bestiame tutt’ora funzionante con oltre 600 capi di bestiame, 120 cavalli e 200 pecore si estende dalle ripide scogliere di montagna alle acque scintillanti della baia di Kaneohe. E questa era la parte che mi interessava. Purtroppo questa oasi naturale è stata trasformata in un carrozzone turistico, orientato alle attività ricreative all’aperto: si possono prenotare giri in mountain bike elettriche, zipline, cavallo, pulmino, autobus, barca, kayak, jeep, catamarano…

©Kualoa Ranch

Inoltre è stato il sito di oltre 70 film di Hollywood dagli anni ’50 ad oggi: Jumanji, Kong Skull Island, Jurassic World, Jurassic World Fallen Kingdom, Jurassic Park, Windtalkers, Pearl Harbor, Godzilla, Tears of the Sun  e 50 volte il primo bacio oltre alle serie tv come Hawaii Five-O, Magnum PI e LOST . Esiste proprio un tour che ti porta a vedere tutte le location: dalle foto sembra decisamente kitsch…

Indipendentemente dai gusti, ci sono due grossi handicap: i costi esorbitanti e il fatto che la maggior parte delle attività richiede un’età minima nella quale il nostro bimbo non rientrava, almeno per quello che interessava a noi.

 

Dove dormire

Quando abbiamo iniziato a reperire informazioni sul soggiorno a O’ahu leggevamo ovunque che alloggiare a Waikiki è imperdibile e strategico: insomma la scelta migliore sotto tutti i punti di vista.

Su questo avrei da ridire. Indubbiamente dipende molto dalle vostre abitudini di viaggio e dai vostri gusti. Se amate il casino, la vita notturna o lo shopping (di lusso), allora questo è il posto che fa per voi. Io personalmente ho fatto davvero fatica a digerirla. Avete presente lo skyline di Miami (che tra le altre cose mi è piaciuta!), con palazzoni a non finire sul mare? Ecco Waikiki è così ma aggiungeteci un affollamento pauroso, un traffico bestiale, una marea di gente. Ve le immaginate così le Hawaii? Io cercavo altro: silenzio, solitudine, natura incontaminata, relax.

Non dico di non passarci per niente, per carità: non vuoi farti una foto con la statua di Duke Kahanamoku, il più grande surfista di tutti i tempi? Ma se come noi avete un concetto di vacanza diverso dal mega resort tutto incluso, allora non usatela come base per dormire, o almeno il meno possibile. Senza contare che Waikiki è carissima per gli alloggi: anche senza andare sugli hotel a 5 stelle, pure i piccoli appartamenti su AirBnb costano tantissimo, non parliamo del parcheggio.

A tornare indietro avremmo sicuramente fatto scelte diverse: girovagando per l’isola abbiamo infatti trovato villaggi molto carini, meno turistici e sicuramente più vicini al nostro modo di concepire il viaggio. Kailua, Lanikai e Haleiwa sono borghi immersi nel verde o sul mare, di piccole dimensioni, con casette basse e con un livello di turismo limitato.  Come vi dicevo, la maggior parte dei turisti di ferma nella parte sud e in queste zona non ci arriva. Nella parte nord-est dell’isola invece, troverete una frequentazione diversa: viaggiatori indipendenti, surfisti, famiglie americane che posseggono la “seconda casa”. Il traffico e l’affollamento ci sono sempre, ma in maniera decisamente più contenuta rispetto a Honolulu e Waikiki.

Anche dal punto di vista strategico, se avete deciso di dedicare 4/5 giorni a O’ahu, Waikiki non è assolutamente la scelta vincente per coprire tutto il soggiorno. Se è vero che si trova allo snodo delle principali arterie stradali, è anche vero che tutta l’area di Honolulu è sempre congestionata da un traffico pazzesco. Inoltre che senso ha tornare sempre a sud, se state esplorando la zona nord?

Il nostro consiglio è quello di spezzare il soggiorno in 2 alloggi diversi, scegliendo due punti strategici e adatti a girare agevolmente tutta l’isola.

In questo modo non dovrete sempre tornare al medesimo punto: vi risparmierete chilometri inutili, benzina, traffico ma soprattutto ne guadagnerete in tempo per sfruttare appieno la giornata!

 

Dove mangiare

Come potrete immaginare, essendo l’isola molto turistica, offre una miriade di opportunità per mangiare. Il problema sono i costi tendenzialmente molto alti.

Il posto più caro in assoluto è ovviamente Waikiki: per trovare soluzioni più economiche ci si deve allontanare molto dal centro ma per farlo occorre la macchina. Il problema è: o si rimane in giro direttamente alla fine della giornata e la cena diventa l’ultima tappa, altrimenti vi assicuro che rientrare a casa, trovare parcheggio (con mille fatiche) per poi riprenderla per uscire di nuovo è una follia. I tempi si dilatano enormemente, a meno che non abbiate il posto auto interno al vostro alloggio.

Vogliamo comunque consigliarvi i migliori posticini provati da noi!

The pig and the Lady – Chinatown, Honolulu

Questo favoloso ristorantino nel cuore di Chinatown è davvero da non perdere: ambiente informale ma curatissimo, cucina strepitosa, prezzi non economici ma comunque abbordabili per una cena.

Il menù di The pig and the Lady è molto vario e spazia fra le specialità cinesi con contaminazioni vietnamite che rendono i piatti particolarmente favolosi!

Paia Fish Market – Waikiki

©Paia Fish Market

Trovare un posto dai prezzi umani a Waikiki è quasi impossibile. Questo è un semplice ristorantino dove siamo tornati ben due volte.

L’ambiente del Paia Fish Market è assolutamente informale, la cucina deliziosa nonostante un menù ristretto, il pesce davvero ottimo. Si ordina al bancone e ti servono poi al tavolo: consigliatissimo il tonno cajun!

Hale’iwa No7


Vi segnaliamo due food truck di Hale’iwa. Il numero 7, aperto anche la sera fino alle 20, è un hawaiiano/giapponese davvero ottimo.

Noi abbiamo provato i suoi poke: favolosi! Ma i ramen e la sua cucina giapponese pare siano strepitosi.

Haleiwa Seafood & Grill

Il giorno successivo a ora di pranzo ci siamo lanciati su un altro food truck di cucina hawaiiana, il Haleiwa Seafood & Grill: pesce fresco e davvero buonissimo. Peccato che i piatti siano quasi tutti fritti. 😉

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