Sapa 2, continua…

Quelli che seguono sono vecchi appunti del periodo 2001-2012, scritti mentre eravamo in viaggio, il più delle volte durante i trasferimenti su bus o treni. Pensiamo possano comunque essere interessanti e utili.

…come detto nel post precedente arriviamo a Lao Cai alle 5 del mattino e da lì con un autista percorriamo la strada panoramica che in un ora porta a Sapa a quota 1650.
Già lungo la strada, nonostante sia ancora notte, ci rendiamo conto che il tempo è pessimo e che siamo circondati dalla nebbia.

Arrivati in cima il tempo da il peggio di sé e ci obbliga a modificare i piani che prevedevano 6 ore di trekking fra le tipiche risaie terrazzate.
Ci fermiamo in hotel a fare colazione aspettando che il tempo migliori ma visto che dopo 2 ore continua a piovere decidiamo di fare un giro al mercato.

Appena fuori dall’hotel ci tendono un agguato 4 simpaticissime donne dell’etnia h’mong.
Questa etnia, insieme ad altre 3 diverse, vivono nei villaggi sulle montagne intorno a Sapa: oltre che di coltivazione di riso e mais, vivono oggi soprattutto di turismo, assillando i visitatori con le loro creazioni artigianali (borse, tessuti, drappi).

Come dicevo cadiamo nell’agguato che però si rivela, incredibilmente, uno dei più bei ricordi di Sapa.
Le donne non ci propongono nulla ma cominciano a farci domande in un inglese stentatissimo di 5 vocabili ma condendo il tutto con sorrisi bellissimi.
Ci seguono per tutto il nostro tour nella cittadella di Sapa, fin dentro il mercato, consigliandoci dove andare e cercando di spiegarci quel che vedevamo.

Dicevamo, il mercato: un qualcosa di traumatizzante per i sensi, ma assolutamente da non perdere. Nel livello semi interrato c’è lo spazio dedicato agli alimenti dove tranci di carne di ogni tipo (cane incluso) sono sbattuti su bancali di legno e frutta e verdura dalle forme più strane attirano lo sguardo per i colori vivi.

L’odore è molto meno fastidioso di quel che pensavamo, nonostante il caldo.
Attraversiamo l’area carne con qualche timore ma a parte vedere parti in vendita per noi anomale come zampe, intestini, cuori e teste, l’odore è da tipica macelleria.

Dopo questo primo giro perlustrativo torniamo nel vicino hotel sempre accompagnati dalle 4 donne. Arrivati di fronte l’ingresso ero sinceramente con la mano in tasca per dar loro qualcosa, convinto che il loro gesto mirasse solo a estorcerci qualcosa utilizzando i loro migliori sorrisi e invece ci fanno capire che loro tornano al villaggio, se vogliamo andarle a trovare ci aspetteranno lì altrimenti buon viaggio!

Rimaniamo un pò basiti, memori forse dell’esperienza in Marocco dove mai nulla è fatto senza interesse.
Rientriamo per consultare la guida sul da farsi considerato il tempaccio e ci consiglia di prendere un auto per percorrere il primo tratto di quello che doveva essere il tour iniziale per guadagnare tempo e sperare che il tempo si rimetta per proseguire a piedi.

Ci sembra una buona idea, saltiamo quindi in macchina e percorriamo la strada panoramica che porta al villaggio h’mong. Lungo la strada incontriamo numerose donne con il loro bimbo fasciato sulla schiena in attesa che qualche turista acquisti da loro.

In una delle soste per scattare foto panoramiche alle famose risaie terrazzate Chiara decide di prendere un paio di orecchini da una ragazza con bimbi a seguito che scopre avere la sua stessa età… Immediata la foto ricordo 🙂
Devo interrompere il racconto, riprenderò se possibile domani…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *